Diritti / Intervista

Shirin Ebadi: prendersi cura della democrazia

Il Premio Nobel per la pace sottolinea l’importanza della partecipazione attiva alla vita democratica: “Se non viene sorvegliata dalla gente, muore”. E chiede maggiore attenzione per i difensori dei diritti umani

Shirin Ebadi durante una conferenza a Oslo nel 2013. Photo: Julie Lunde Lillesæter/PRIO

“Per prenderci cura di una bella pianta dobbiamo innaffiarla tutti i giorni, stare attenti a quanta luce riceve. Non possiamo limitarci a versarci sopra una grande quantità d’acqua e poi ignorarla per un anno. In queste condizioni, la pianta muore. E lo stesso avviene per la democrazia: se non viene sorvegliata dalla gente, muore”. Abbiamo incontrato il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi a Milano, presso la sede delle Acli provinciali. Nel pomeriggio, l’avvocato iraniana parteciperà alla tradizionale giornata di approfondimento e di studio sui temi della democrazia, della partecipazione e della cittadinanza attiva promossa dalle Acli e dal coordinamento “La pace in comune”. Avvocato e pacifista iraniana, Shirin Ebadi si è laureata in giurisprudenza all’università di Teheran. Tra il 1975 e il 1979 ha ricoperto la carica di presidente di sezione presso il tribunale della capitale iraniana. Ma dopo la Rivoluzione islamica del 1979 è stata costretta ad abbandonare la magistratura. Nel 2003 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

Il titolo dell’incontro in programma oggi è “Coltivare la democrazia”. Che cosa significa oggi coltivare la democrazia?
SE
La democrazia prima di essere un sistema politico è una cultura. Sono le persone, con i loro comportamenti, a fare la democrazia. Per questo è importante che venga insegnata a tutti, fin dalla più tenera età. Insegnando ai bambini e ai ragazzi che tutte le persone sono uguali e che la libertà di una persona non deve mai ostacolare quella altrui.

In Europa e negli Stati Uniti il discorso pubblico e i messaggi che raccolgono più consenso appaiono in contrasto con i principi cardine della democrazia. Si parla di chiusura, intolleranza e discriminazione. Come si può contrastare questa situazione?
SE 
I cittadini che credono nella democrazia devono affrontare questa situazione e fermarla. La democrazia è come una pianta che ha bisogno di cure giornaliere. Quante volte la gente, dopo aver votato resta semplicemente in attesa del successivo turno elettorale, dopo 4-5 anni, per votare di nuovo. È chiaro che in una situazione di questo tipo la democrazia si deteriora. Occorre invece prestare attenzione a cosa fanno le persone che avete eletto.

Difensori dei diritti umani come lei sono sempre più spesso bersaglio e anche vittime dei governi. Come fermare queste persecuzioni?
SE 
L’attenzione del mondo verso i difensori dei diritti umani deve essere maggiore. Ma non dobbiamo dimenticarci che il dovere di un difensore dei diritti è continuare il suo lavoro a tutti i costi: ogni cosa ha un prezzo. Se un popolo non è pronto a pagare il prezzo della democrazia non sarà mai veramente libero. Durante la Seconda guerra mondiale quanti italiani sono stati uccisi, sono stati perseguitati o sono finiti in carcere? I vostri padri e i vostri nonni hanno pagato il prezzo della vostra libertà e voi oggi siete liberi. Allo stesso modo, anche il nostro popolo, il popolo iraniano deve pagare il prezzo della sua libertà.

In che cosa ripone oggi le sue speranze?
SE 
Ripongo le mie speranze da un lato nei giovani e dall’altro in internet. Grazie alle rete il mondo è diventato più piccolo e nessuno, nemmeno i governi con la censura più rigida, possono riuscire a nascondere le cose.

Internet offre grandi possibilità, ma ci sono anche diversi aspetti negativi. Oltre alla censura, che lei ha ricordato, penso chi fa uso di internet e dei social ad esempio per minacciare gli attiviti. Come bilanciare questi due aspetti?
SE Si tratta di un tema molto importante. Oggi si abusa di internet mettendo in circolazione notizie e informazioni sbagliate. La libertà di espressione non deve essere limitata, ma occorre capire come usare la rete per non permettere a queste fake news di non circolare. Sto lavorando assieme a Reporter senza frontiere per ottenere entro il mese di dicembre l’approvazione da parte delle Nazioni Unite di una risoluzione su questo tema.

© riproduzione riservata

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia