Diritti

Senza trasporto per l’opposizione a Gheddafi

La guerra alla Libia è cominciata all’improvviso, si può dire senza discussione. Non se ne è discusso sui media, meno che mai in parlamento, e all’apparenza il consenso politico per l’operazione è quasi unanime, col paradosso che le maggiori perplessità…

La guerra alla Libia è cominciata all’improvviso, si può dire senza discussione. Non se ne è discusso sui media, meno che mai in parlamento, e all’apparenza il consenso politico per l’operazione è quasi unanime, col paradosso che le maggiori perplessità si riscontrano nel centrodestra al governo (vedi le posizioni di un quotidiano come Libero), sia pure per ragioni che niente hanno a che fare con la cultura della nonviolenza e del pacifismo.

Di questa guerra non sappiamo quasi niente. Pare che stiamo sostenendo i cosiddetti "democratici" contrari al regime di Gheddafi, ma di loro conosciamo ben poco. Nulla si è detto di che cosa questa opposizione armata, ora sostenuta dall’occidente e favorita da una risoluzione della Nato, intenda fare in futuro. Il sospetto che l’occidente voglia soprattutto garantirsi accesso facile al petrolio è in realtà una certezza, altrimenti l’Onu dovrebbe deliberare interventi analoghi in Siria, Yemen, Bahrein, dove sono in corso proteste popolari degne, quanto meno, della medesima attenzione toccata a quella libica.

In questo tragico contesto, fa specie che prenda corpo l’idea del cosiddetto interventismo umanitario anche nel fronte pacifista (vedi le posizioni dei Verdi e di altre parti del movimento).  E’ soprendente la legittimazione attribuita ad opposizioni anti Gheddafi che si muovono su logiche prettamente militari, che cercano sostegno dagli stessi leader politici occidentali che fino a due-tre settimane fa sostenevano il dittatore di Tripoli, che non si fanno conoscere né fanno intuire che cosa vogliano per il dopo Gheddafi.

Fa specie, certo, anche l’impudenza di certi personaggi (vedi Veltroni) che si permettono di chiamare in causa l’impotenza del fronte pacifista, con una superficiale retorica pro movimenti democratici, senza nulla dire e nulla spiegare del sostegno assicurato in passato a Gheddafi e oggi ai suoi oppositori. Siamo al tracollo politico e culturale del centrosinistra  (inutilmente) presente in parlamento.

Ma non sta molto meglio il movimento pacifista, a sua volta vittima dello smottamento politico-culturale che ha investito il nostro paese, rendendolo insensibile – addirittura – all’atto estremo dell’entrata in guerra. Di certo nei cuori nonviolenti non c’è alcun trasporto, in questo momento, per l’opposizione di Bengasi.

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