Interni

Se l’incentivo non c’è

A partire dal 2014 lo Sviluppo economico dovrebbe stanziare risorse per nuove attività, anche a favore di donne migranti —

Tratto da Altreconomia 156 — Gennaio 2014

Anche le imprenditrici migranti potrebbero beneficiare dei fondi che il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe stanziare, a partire dal 2014, attraverso il decreto “Restart Italia”, con lo scopo di rilanciare l’impresa e le attività produttive. Inoltre l’Unione europea, con il programma “Youth guarantee programme”, destinerà all’Italia, sempre dal 2014, una quota tra i 400 e i 600 milioni per sviluppare politiche attive a sostegno dei giovani in cerca di lavoro.
Grazie a queste risorse gli Stati membri, che hanno approvato il programma nell’aprile 2013, potranno assicurare ai giovani sotto i 25 anni il proseguimento degli studi e un’offerta di lavoro, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.
Lo Youth Guarantee riceverà in totale un finanziamento di un miliardo l’anno per sei anni, da destinare ai Paesi dell’Unione europea in cui la disoccupazione giovanile supera il 25%. Con queste risorse anche la Provincia di Milano potrà riorganizzare i bandi, rivolti alle iniziative imprenditoriali, che negli ultimi 3 anni ha sospeso per mancanza di fondi. Come spiega Diana De Marchi, membro della commissione Pari opportunità della Provincia di Milano, l’unico requisito richiesto alle imprenditrici straniere per ottenere un sostegno economico alla loro attività, era la residenza in Italia.

Gli incentivi offerti dai bandi regionali e provinciali rappresentano una possibilità per i nuovi imprenditori e imprenditrici che non riescono a ottenere un prestito dagli istituti di credito. “Questa difficoltà accomuna tutte le nuove imprese, e soprattutto nei periodi di crisi; ma ciò è ancor più vero per le imprenditrici migranti, non a causa della nazionalità ma perché le banche ritengono che possano offrire meno garanzie”. Le difficoltà, però, sono anche altre: “Affinché le donne facciano impresa è necessario offrire servizi adeguati sul territorio, come quelli per l’infanzia, poiché uno dei più grandi ostacoli per le migranti che sono sole in Italia è proprio la mancanza di un sostegno familiare” spiega Patrizia Di Dio, dal 2011 presidente di Confcommercio Terziario Donna (www.terziariodonna-confcommercio.it). “È poi necessario rifinanziare la legge 215 del 1992, l’unico decreto per l’imprenditoria femminile che fino al 2008 sosteneva anche la nascita di imprese con titolare donna -aggiunge-. Una legge che va attualizzata, con l’apertura alle imprenditrici migranti”.
Il 47esimo rapporto annuale dell’istituto di ricerca Censis (www.censis.it), che monitora i fenomeni socio-economici italiani, sembra confermare quanto sostiene Terziario Donna: “Il futuro dell’imprenditoria italiana dipende dalle giovani donne e dalle migranti”. —
 

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