Diritti / Approfondimento

Se i grandi media scoprono le “nostre” notizie

"La matematica è un’opinione soprattutto quando ci sono di mezzo gastronomia e moda". A pronunciare queste intriganti parole sull’espressione "chilomentri zero" è Beppe Severgnini, nota e originale firma del Corriere della Sera, graffiante ritrattista dei costumi italiani. La racconta come se fosse una vera e propria moda anche un po’ "snob", con il classico linguaggio da media "mainstream" che deve farsi capire da tutti e creare opinione. E fin lì niente di strano.

Peccato però che il lettore del Corriere della Sera, anzi il telespettatore web visto che Severgnini affida ad un video la sua interpretazione del "chilometro zero", rischi di rimanere spiazzato. Soprattutto, ma non solo, quello che l’espressione la conosce già e magari la sperimenta giorno dopo giorno nei suoi consumi quotidiani e per il quale è diventato una questione molto seria.

È sempre più frequente che i più grandi e diffusi mezzi di informazione, come La Repubblica e il Corriere della Sera, "scoprano" pratiche, o vere e proprie campagne, nate e cresciute all’ombra del grande circo mediatico e coltivate dai mezzi di informazione indipendenti. Per anni testate come Altreconomia, ma anche molte altre, riportano notizie che non emergono nei grandi mezzi di informazione. L’eco di questi mezzi non arriva, con poche eccezioni come i programmi di inchiesta di Rai 3, nei media mainstream fino a che qualcosa non smuove l’interesse.

Prendiamo l’esempio della notizia dell’acquisto dei 131 caccia bombardieri F35 da parte del Ministero della Difesa. Ieri Repubblica ha riportato lo scoop di Altreconomia che ha scoperto come non ci siano questioni contrattuali che "costringano" il Ministero ad acquistarli e che quindi, volendo, si potrebbero risparmiare tanti miliardi di euro quanto vale una manovra finanziaria.
Da molti mesi Altreconomia, e molti altri mezzi di informazione indipendenti denunciavano questo scandalo, e gli altri legati alle enormi spese militari dell’Italia, senza ottenere la dovuta attenzione. Da un momento all’altro la notizia esce dalla tanto onorevole quanto ristretta cerchia, e comincia a fare il giro del web e dei social network visto che sono centinaia di migliaia le persone che ogni giorno visitano il sito di Repubblica. La quale non cita in prima battuta la fonte della notizia, Altreconomia (lo ha fatto tornando oggi sulla notizia).

È sempre più frequente che i grandi mezzi di informazione si occupino dei "nostri temi", non sempre con risultati felici. Prendiamo un altro esempio: la confusione che viene fatta spesso sul commercio equo e solidale, facendolo risultare molte volte come prodotto dell’autodisciplina di multinazionali "pentite" e vogliose di fare "del bene". O gli scandali legati ai grandi progetti di cementificazione in tutta Italia, tema che Altreconomia affronta da tempo grazie al giornalista Luca Martinelli e che in occasione di notizie come l’indagine sull’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati viene ripreso talvolta senza citare la fonte.
Altra questione: la privatizzazione dei servizi idrici, che sotto referendum diventa un argomento "di punta". Giornalisti dei grandi mezzi di informazione che fino a quel momento si sono occupati di tutt’altro mettono insieme informazioni spesso affidandosi a poche e interessate fonti, altre volte riprendendo senza citarle le inchieste che Altreconomia ha fatto nel corso degli anni ascoltando i vari comitati per la difesa dell’acqua pubblica che si sono formati in Italia.

Ben venga che i temi che ci stanno a cuore (e anche la voce dei nostri giornalisti) approdino sui grandi mezzi di informazione, ma perchè spesso quest’ultima li "banalizza", cioè ne parla in maniera approssimativa e con molte inesattezze? La grande fabbrica delle notizie è sempre più concentrata in poche mani e sono sempre meno e -poco dirette- le fonti. Se si pensa che il 92% dell’informazione televisiva è in mano a 3 aziende e che il 73% dell’editoria cartacea è controllata co appena 5 aziende, si capisce il peso che l’informazione "mainstream" ha assunto nell’indirizzare l’opinione pubblica. I mezzi di informazione, anche quelli online, si assomigliano sempre di più, sono in maniera crescente dipendenti dai lanci delle agenzie di stampa e dalle esternazioni della politica che ne detta prepotentemente l’agenda.

Un secondo elemento riguarda i ritmi di lavoro: al giornalista viene chiesto molto con competenze multiple. Video, foto, pezzi per il cartaceo e per la parte on line. Il tutto con poco tempo a disposizione con la conseguente difficoltà a "chiudere". La presenza sul web di molte notizie è un fatto nuovo: il fenomeno che potremmo chiamare "gli inviati di google". Fonti "affidabili" -come è considerata Altreconomia- sono preferibili perchè non hanno bisogno di ulteriori verifiche oppure sono ottime per metterti in diretto contatto con i protagonisti. A quel punto a parlare è il protagonista della notizia e non è strettamente necessario citare la fonte primaria, demandando alla correttezza del giornalista la citazione della fonte. Tutto questo dimostra come fare un’informazione rigorosa e di qualità nel tempo premi gli sforzi di giornalisti e lettori, ma anche come sia importante la correttezza di citare le fonti.
Altre notizie che sono "cavalli di battaglia" dell’informazione indipendente invece faticano ad uscire: di solito sono quelle che riguardano gli altarini nascosti dei grandi investitoti pubblicitari che con i loro fondi mantengono con quote sempre più importanti in attivo i fatturati delle aziende editoriali. Il classico esempio in questo caso sono quelle che riguardano le gesta in Italia e nel mondo di Enel o Eni, fortissimi investitori pubblicitari grazie ai grandi guadagni che fanno con le risorse energetiche. Dure leggi, che però non mettono in discussione un principio: il buon giornalismo porta sempre buoni frutti. E l’attenzione, seppur spesso inesatta e distratta, dei grandi media nei confronti dei piccoli "indipendenti" lo sta dimostrando.
 

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