Diritti

Se fra i giornali resistono gli sportivi

Nel mondo gli "omologhi" della Gazzetta non vedono la crisi di quelli generalisti. Ecco perchè.

Il "Pew Research Centre", un centro di ricerca indipendente con sede a Washington, ha pubblicato una ricerca (consultabile qui) sul mercato delle notizie nel mondo la quale conferma le tendenze che si registrano da qualche anno: i giornali di mezzo mondo stanno zoppicando in maniera sempre più vistosa.

Ma in mezzo a questo trend emerge un dato interessante: i giornali sportivi, pur essendo investiti dalla crisi, sembrano reggere il colpo molto di più.

Alcuni esempi: in Spagna il giornale madrileno Marca è arrivato a 2,9 milioni di lettori giornalieri nel corso del 2010; la Gazzetta dello Sport italiana è ancora il primo giornale nazionale con una stima di 4,3 milioni di lettori il giorno.

Secondo la ricerca, a cui l’Economist dedica un servizio sul suo sito internet (che non manca di trattare con la solita ironia la versione italiana di questo "trend"), le ragioni secondo cui l’informazione sportiva conosce poco la crisi sono diverse e risiedono nel rapporto appassionato che si crea fra i tifosi e i media sportivi.

Agli sportivi non basta di vedere le gesta delle proprie o altrui squadre in televisione, ma l’avidità di commenti, notizie e apprfondimenti, riportati alla portata di tutti, li spingono ad approfondire le notizie sportive sui giornali. Una domenica all’italiana.

Ma, oltre a questa ragione assai intuitiva, ne esistono anche altre due che risiedono invece nei vantaggi che i giornali sportivi hanno rispetto a quelli generalisti: primo fra tutti quello di fare meno distinzione fra pubblicità e notizie, assumendo quindi un vantaggio in termini pubblicitari. Ad esempio il quotidiano madrileno Marca ha cambiato la lettera M della testata per farla coincidere con quella di Movistar, uno degli operatori telefonici spagnoli.

In secondo luogo i giornali sportivi sono molto più interattivi e favoriscono la partecipazione del pubblico cosa che invece quelli generalisti fanno di meno. Questi due fattori dimostrano come pubblicità e interattività con il pubblico, anche tramite internet e i social network, siano fondamentali per la competitività e sopravvivenza dei giornali in questo momento storico e come in realtà non esista una reale competizione fra i diversi media, ma fra diversi modi di intendere l’informazione.

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