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Scuola, tra riforma e annunci

In attesa del decreto annunciato dal Governo, i contributi in rete al dossier “La buona scuola” suggeriscono prudenza

Tratto da Altreconomia 169 — Marzo 2015

Quando è arrivato a Lucca, nell’estate del 2009, Massimo aveva appena terminato -a Palermo- la Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario. Nonostante un titolo gli consentisse di insegnare musica, è diventato -da lì a poco- insegnante di sostegno. Oggi che è entrato di ruolo, è felice di leggere -nel dossier “La buona scuola” del Governo, https://labuonascuola.gov.it- l’intenzione di avviare l’insegnamento della musica alle elementari e nei licei, ma -legittimamente- si chiede “con che soldi?”.

Le riforme degli ultimi anni, su tutte quella della ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini, hanno ridotto le ore di laboratorio negli istituti tecnici professionali, com’è possibile lavorare “perché la scuola sia aperta alla comunità che la circonda”, “anche dopo l’orario delle lezioni” (i virgolettati sono tratti dal dossier “La buona scuola”, che fino al 18 febbraio, resta il documento ufficiale presentato dal governo, in attesa di un annunciato decreto legge).
Secondo Massimo, che in una scuola entra ogni giorno, è difficile realizzare tutto questo e giustificarlo di fronte a “scuole che non hanno i bidelli nemmeno la mattina”.

Al di là degli annunci, però, “La buona scuola” contiene almeno un paio di elementi che renderebbero rischiosa una sua eventuale traduzione in legge. Il primo riguarda la governance della scuola, e in particolare  il ruolo che viene ad assumere il dirigente scolastico per quanto riguarda la valutazione dell’insegnante e dell’insegnamento, da cui dipenderano (alla voce “merito”) anche gli aumenti salariali, che non derivano più, se non in parte, dall’anzianità di servizio. Il dirigente non decide in autonomia, ma il suo giudizio sarà fondamentale.
Il secondo aspetto critico è l’apertura ai privati, intesi come soggetti che possono finanziare il “funzionamento” dell’infrastruttura scolastica, anche attraverso processi di crowdfunding, esplicitamente citati nel documento governativo. 

Mentre andiamo in stampa, l’ultimo aggiornamento del sito del governo è datato 14 dicembre 2014. Una news annunciava che il giorno dopo il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, avrebbe presentato i risultati della “consultazione” di due mesi sul dossier “La buona scuola”. Avrebbero partecipato oltre un milione e 800mila italiani. Non è dato sapere se il loro punto di vista verrà ascoltato. Copiamo una delle integrazioni proposte da un istituto scolastico di Calolziocorte (LC), tra le “più votate” on line: “il rischio è che si pensi una scuola ipercognitivista e prestazionista. crediamo invece in una scuola che liberi il pensiero autonomo e critico, non distingua fra educazione e istruzione, insegni un metodo, educhi alla cittadinanza e ai valori di libertà, legalità, solidarietà, stimoli il sapere, coltivi la persona”. Una scuola, insomma, “che istruisce, forma, educa”. —
 

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