Diritti

Salari e migliori condizioni di vita. I frutti buoni della Campagna – Ae 16

Numero 16, aprile 2001Poco più di un anno fa negava tutto. Poi ha dovuto ammettere e, in un secondo tempo, ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative. Infine ha aperto i cancelli della piantagione agli organizzatori della Campagna e…

Tratto da Altreconomia 16 — Marzo 2001

Numero 16, aprile 2001

Poco più di un anno fa negava tutto. Poi ha dovuto ammettere e, in un secondo tempo, ha accettato di sedersi al tavolo delle trattative. Infine ha aperto i cancelli della piantagione agli organizzatori della Campagna e con una cerimonia solenne ha firmato l'accordo che pone fine al boicottaggio.
Questa è stata l'evoluzione di Del Monte da quando si è trovata al centro di una campagna di pressione organizzata contro di lei per le pessime condizioni di lavoro dei braccianti che lavorano nella sua piantagione di ananas in Kenya.
A fare scattare la denuncia è stato il Centro nuovo modello di sviluppo nel novembre 1999. Le accuse erano precise: gli avventizi guadagnavano 3.000 lire al giorno, quanto basta per comprare appena tre chili di farina di mais; usavano pesticidi pericolosi senza le adeguate misure protettive; le libertà sindacali erano costantemente minacciate; le condizioni igieniche e abitative pietose.

Il Centro non si è limitato alla denuncia: ha chiamato i consumatori all'azione chiedendo di inviare contemporaneamente tre cartoline: una a Cragnotti, che tramite la Cirio possedeva il 70% delle azioni di Del Monte, la seconda a Coop che vendeva, con marchio proprio, ananas provenienti dalla piantagione incriminata, la terza all'associazione calciatori (perché le squadre di calcio sono spesso sponsorizzate dalle multinazionali, vedi per l'appunto la Lazio -proprietà ancora di Cragnotti- sponsorizzata proprio dalla Del Monte).

In poco tempo sono arrivate migliaia di cartoline e la reazione di Coop è stata immediata: si è rivolta ad una società di certificazione e ha inviato una commissione nella piantagione del Kenya per verificare le accuse. Gli ispettori hanno confermato le accuse e Del Monte è stata messa alle strette: o correggeva il suo comportamento, o perdeva Coop come cliente. Nel giugno 2000, proprio mentre sembrava che le cose prendessero la giusta piega, dal Kenya arriva una notizia allarmante: il vecchio direttore è andato in pensione e la direzione della piantagione passa al vice, famoso per la sua aggressività.

Non a caso il messaggio che arriva al Centro informa che la piantagione è piombata in un clima di terrore e che i delegati sindacali sono continuamente minacciati di licenziamento. In compenso in Kenya si forma un comitato di solidarietà con i lavoratori della Del Monte che comprende un ampio schieramento di forze: il sindacato, la commissione per i Diritti umani, le associazioni ambientaliste, le associazioni per l'animazione sociale. Ci siamo consultati via e-mail e abbiamo deciso che bisognava dare una risposta decisa e unitaria. Prendendoci appena il tempo necessario per gli aspetti organizzativi, a settembre ci siamo ritrovati tutti a Nairobi per una grande manifestazione con i lavoratori, in modo da denunciare di nuovo l'arroganza dell'impresa. La manifestazione è riuscita e la stampa keniota ne ha parlato. Ma sapevamo che quell'iniziativa da sola non sarebbe bastata per far cambiare il clima di violenza che si era instaurato in piantagione. Il problema era il nuovo direttore e c'era un solo modo per far cambiare le cose: sbarazzarsi di lui. Perciò abbiamo deciso di scrivere ai proprietari della multinazionale per comunicare che se non sostituiva il direttore avremmo ricominciato la campagna di boicottaggio in maniera ancor più massiccia. La lettera è partita il 1° di ottobre e il 15 abbiamo ricevuto assicurazioni da Londra che la nostra richiesta sarebbe stata valutata attentamente.

Il 28 ottobre mi chiama Alex Zanotelli da Nairobi: “Ce l'abbiamo fatta. La piantagione ha un nuovo direttore. Si chiama Lorenzo Bertolli. È originario di Lucca ed appartiene alla famiglia che possedeva il marchio dell'olio Bertolli. “La differenza si vede fin dal primo momento. Dopo pochi giorni abbiamo ricevuto un messaggio dalla commissione per i Diritti umani: “Bertolli ci ha contattato ed abbiamo già fissato un calendario di incontri per discutere gli aspetti che non vanno e fissare un piano di miglioramento”.
A Natale la bozza di accordo è pronta ma Bertolli chiede di aspettare prima di procedere alla firma ufficiale: “Prima voglio introdurre alcuni miglioramenti. Poi, quando vi avrò dimostrato che intendo fare sul serio, procederemo alla firma”.

Così ci siamo dati appuntamento al 3 marzo: tutto il comitato di solidarietà, compreso me e i delegati sindacali, abbiamo varcato i cancelli della piantagione e, alla presenza di giornalisti, abbiamo firmato l'accordo che sancisce gli impegni di Del Monte e pone fine alla campagna di boicottaggio.

Quattro i principali temi coperti dall'accordo:
1) la regolarizzazione delle assunzioni che era già stata avviata negli ultimi tre mesi; 2) l'aumento dei salari minimi in modo da coprire i bisogni fondamentali per tutta la famiglia; 3) la garanzia del pieno esercizio delle libertà e delle attività sindacali; 4) la salvaguardia della salute dei lavoratori e la difesa dell'ambiente.

A dimostrazione che Del Monte intende fare sul serio e non spendere solo parole, dopo la firma dell'accordo siamo stati invitati a visitare la piantagione e la prima tappa che i delegati sindacali ci hanno chiesto di fare è stata alla loro sede interna all'azienda, primo caso nella storia del Kenya. Poi abbiamo visto le nuove abitazioni in costruzione e abbiamo partecipato all'inaugurazione di una scuola per i figli di tutti i dipendenti.
Sembrava di sognare, ma una volta tanto era realtà. Una realtà positiva ottenuta con il contributo di tutti: i lavoratori della piantagione, i delegati sindacali, le associazioni keniote, i consumatori e la Coop. Ora, con la firma dell'accordo, possiamo dire che il ruolo di pressione dei consumatori si conclude perché finalmente abbiamo creato le condizioni affinché il sindacato e le altre forze locali possano continuare a far valere i diritti dei lavoratori e della comunità locale. Questo infatti deve essere il nostro ruolo: avviare un processo di miglioramento senza mai sostituirsi alle forze locali che sono i veri soggetti capaci di vigilare sulla situazione e di porre le giuste rivendicazioni per far migliorare costantemente le condizioni di vita della gente e dei lavoratori. Non a caso l'ultimo punto previsto dall'accordo è proprio quello del monitoraggio. Del Monte si è impegnata a sottostare ad un meccanismo di monitoraggio concordato con il sindacato e con il comitato di solidarietà.

Noi ora ci ritiriamo in buon ordine ma manterremo le antenne ben dritte per seguire a distanza come procede l'applicazione dell'accordo. Dunque sospendiamo la campagna di boicottaggio contro Del Monte ma continuiamo più forti di prima con il nostro ruolo di consumatori critici nella consapevolezza che, se vogliamo, possiamo costringere le imprese a comportamenti più responsabili.
Il caso Del Monte insegna

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