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Non solo voli: di Ryanair anche i bilanci non si vedono

La multinazionale irlandese che solo in Italia sposta oltre 30 milioni di passeggeri all’anno, conta nel nostro Paese una piccola succursale domiciliata in uno studio tributario milanese. Che non ha alcun rapporto con le Autorità. Come insegna il recente caso dei voli cancellati

Un mezzo di Ryanair all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) - © PIER MARCO TACCA/INFOPHOTO
Un mezzo di Ryanair all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) - © PIER MARCO TACCA/INFOPHOTO

“Purtroppo in questo periodo non rilasciamo interviste e non supportiamo servizi sulla compagnia”, fa sapere John Alborante, il “Sales and Marketing Manager Italy” di Ryanair, in piena tempesta “cancellazione voli” disposta dalla compagnia irlandese. L’atteggiamento di chiusura è un classico, e non solo con la stampa. Un paradosso per la prima compagnia in Italia per traffico complessivo: nel 2016 ha trasportato oltre 32,6 milioni di persone.

Il 19 settembre scorso, a bolla esplosa e viaggiatori inferociti, l’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) aveva convocato “d’urgenza” il colosso guidato da Michael O’Leary per “chiarire le criticità emerse dai reclami dei passeggeri”, “definire tutte le azioni correttive che Ryanair è chiamata ad attuare” e “ridurre al massimo i disservizi e i disagi conseguenti alle cancellazioni”. Risposta: no, grazie, per già presi “Impegni correlati alla gestione delle recenti cancellazioni e alla tutela dei diritti dei passeggeri”. Incontro rinviato ad ottobre.

L’ENAC si è dovuta accontentare di una “teleconferenza” con Dublino. L’interlocutore, ha fatto sapere ENAC ad Altreconomia, sarebbe stato Bill Hutchinson, “Senior director” del Customer Services. Nessun rappresentante italiano.

Anche l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) non è rimasta a guardare. Il 20 settembre ha comunicato di aver avviato un “procedimento istruttorio” nei confronti del vettore aereo irlandese per “presunte pratiche commerciali scorrette in violazione del Codice del consumo”. Con chi si è interfacciata l’Antitrust? Dublino, ovviamente, dovendo accontentarsi -come risulta ad Ae– di una “ricevuta” via fax dal momento che in Irlanda la PEC (posta certificata) non è obbligatoria. A proposito di “industria 4.0”. Anche in questo caso, nessun rapporto su suolo italiano.

Eppure un “punto di contatto” ci sarebbe, domiciliato a Milano, in piazza della Repubblica, presso un noto studio legale tributario. Si chiama “Ryanair Limited”, è nata il primo gennaio 2013 e come oggetto sociale dovrebbe occuparsi di “assistere la sede principale nella gestione delle rotte passeggeri nazionali italiane”. Formalmente è una “società costituita in base a leggi di altro Stato”. Non deposita nessun bilancio: né della filiale italiana, né della casa madre irlandese. Non ha soci, amministratori, sindaci, organi di controllo. Tutto a norma di legge, sia chiaro. Conta su una sola unità locale (Milano) e su un “preposto alla sede secondaria”. Si tratta di Neil Soharan, irlandese, il Direttore finanziario della compagnia.

Un estratto dal Registro delle imprese sulla nomina di Neil Sorahan a preposto della sede italiana di Ryanair Limited
Un estratto dal Registro delle imprese sulla nomina di Neil Sorahan a preposto della sede italiana di Ryanair Limited

Perché questo piccolo veicolo non svolge alcun compito? Lo spiega il verbale della riunione del dicembre 2012 che ha sancito la nascita della succursale italiana e la nomina di Soharan. “La necessità di costituire una sede secondaria”, spiegò ai presenti David Bonderman, presidente del Cda, giungeva “a seguito della richiesta delle autorità fiscali italiane”. Ma era chiaro fin da allora che la succursale non avrebbe avuto “diritto di trattare con le Autorità regolamentari, di competenza della sede principale di Dublino”.

L'estratto dal verbale del Cda di Ryanair del 13 dicembre 2012
L’estratto dal verbale del Cda di Ryanair del 13 dicembre 2012

Solo l’Agenzia delle Entrate conosce la dichiarazione dei redditi di Ryanair. In Camera di Commercio, del resto, non è depositato alcun bilancio. Stando al “Manuale operativo per il deposito dei bilanci al registro delle imprese anno 2017” delle Camere di Commercio, “le società estere aventi sede secondaria in Italia non depositano il bilancio della sede secondaria, bensì quello della società straniera”. La ratio è immediata, come spiega Gian Gaetano Bellavia, esperto di Diritto penale dell’economia e consulente della Procura di Milano in materia di riciclaggio: “È la società irlandese, in questo caso, la ‘controparte’ dei fornitori italiani, i quali necessitano di informazioni puntuali per poter eventualmente avviare con la stabile organizzazione italiana un rapporto commerciale. Le società aeroportuali italiane dove opera Ryanair dovrebbero poter vedere il bilancio per valutarne l’affidabilità”. Ma Ryanair non lo pubblica. Sbaglia? No, può farlo. Nel “Manuale” c’è un’eccezione. “Non sono tenute al deposito del bilancio le società straniere che hanno solamente una unità locale in Italia”. Proprio il caso della multinazionale che ogni anno muove solo in Italia 30 milioni di persone.

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