Diritti

Quanti poliziotti in parlamento…

A liste non ancora chiuse, ma stando a quanto pubblicato dai quotidiani, sembra che le elezioni del 13-14 aprile porteranno in parlamento un nutrito drappello di dirigenti ed esponenti sindacali delle forze di polizia. Dovrebbero arrivare a Montecitorio e Palazzo Madama…

A liste non ancora chiuse, ma stando a quanto pubblicato dai quotidiani, sembra che le elezioni del 13-14 aprile porteranno in parlamento un nutrito drappello di dirigenti ed esponenti sindacali delle forze di polizia. Dovrebbero arrivare a Montecitorio e Palazzo Madama per il Pd un paio di prefetti, ma ex altissimi dirigenti di polizia, ossia Achille Serra e Luigi De Sena, mentre il Popolo della libertà dovrebbe eleggere Roberto Speciale, fino a pochi mesi fa capo della guardia di finanza, protagonista di un memorabile scontro istituzionale col governo e col capo della polizia Gianni De Gennaro.
Entrano in politica anche due dirigenti sindacali: per il centrodestra c’è Filippo Saltamartini, segretario del Sap, sindacato di polizia vicino ad An, mentre i centristi di Casini hanno indicato Oronzo Cosi, segretario del Siulp. Nel conto vanno poi messe le conferme di personaggi come Luigi Ramponi, senatore di An, già comandante della guardia di finanza, Filippo Ascierto, maresciallo die carabinieri in forza ad An e qualche altro.

Ma la nuova infornata colpisce per vastità e spessore. Si tratta di altissimi dirigenti (Serra, Speciale, De Sena) e dei leader dei due maggiori sindacati di polizia. E’ davvero tutta un’altra storia rispetto all’esperienza di Francesco Forleo, uno dei fondatori del Siulp, che fra l’87 e il ’94 fu in parlamento come indipendente di sinistra (eletto nelle liste del Pci). Quella era la fase della “polizia democratica”, frutto della smilitarizzazione lungamente perseguita e divenuta realtà nel 1981.

Oggi siamo in tutt’altro clima. Alla tragica vicenda del G8 di Genova, che ha definitivamente sepolto l’eredità – già debolissima – della riforma dell’81, si è sommata l’ondata militare e securitaria dovuta alla “guerra al terrorismo internazionale”. Il protagonismo delle forze di polizie si colloca oggi in un contesto culturale di regresso dei valori costituzionali e democratici. Lo stesso Achille Serra, benvoluto negli ambienti di sinistra per la gestione illuminata del Social forum europeo a Firenze nel 2002, si è distinto negli ultimi anni, come prefetto di Roma, per l’attivismo con il quale ha accompagnato le più che discutibili scelte nel campo della sicurezza compiute dal sindaco Veltroni. Una sua gaffe durante una visita a un campo rom – disse più o meno: ‘non vedo donne qui, saranno sui bus a mendicare e rubare’ – è finita sulla stampa internazionale e nei rapporti sulla discriminazione dei rom in Italia…

Saltamartini e Cosi, dal canto loro, si sono distinti in questi anni per una difesa corporativa e cieca delle forze di polizia, a cominciare da Genova G8, mostrando quindi un atteggiamento tutt’altro che dialogante e ben poca sintonia con la cultura che ispirava la riforma del 1981.

Insomma, la prossima legislatura si annuncia come molto problematica – oltre che per tutti gli altri motivi – anche sotto il profilo delle politiche per la sicurezza e delle relazioni fra cittadini, forze di polizia e istituzioni. Quest’ondata di candidature sembra l’annuncio di una resa del potere politico, che pare più interessato a legittimarsi presso le forze di sicurezza, che a progettare interventi che affermino il controllo democratico degli apparati e la trasparenza dei comportamenti. 

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