Finanza / Varie

Quando l’etica in banca è un valore aggiunto

Fare finanza al servizio dell’economia reale e sostenibile genera ritorni finanziari migliori per le "banche etiche", che erogano quasi il doppio del credito in proporzione agli attivi di bilancio rispetto a quelle "di sistema", considerate too big to fail.
Tutti i dati in un report della Global Alliance for Banking on Values, di cui fa parte anche l’italiana Banca popolare etica

Quando i valori e l’etica su cui poggia l’attività di un istituto di credito sono “solidi”, “solida” risulta anche la banca, nei suoi fondamentali, ovvero in quei parametri che misurano il suo grado di salute. Lo dimostra uno studio pubblicato ieri dalla Global Alliance for Banking on Values (GABV), una rete che riunisce 27 banche (che servono 20 milioni di di clienti in 5 continenti) con un giro d’affari di oltre 100 miliardi di dollari, “gestiti con il comune obiettivo di mettere la finanza al servizio di uno sviluppo economico sostenibile, rispettoso dei diritti umani e dell’ambiente” come spiega un comunicato stampa diffuso da Banca popolare etica, l’unica aderente italiana.
Il 22 ottobre GABV ha celebrato una giornata di mobilitazione mondiale per sensibilizzare sull’uso responsabile del denaro.

Il rapporto “Real Economy – Real Returns” evidenzia i punti di forza che stanno portando a una costante crescita della finanza sostenibile in tutto il mondo, mostrando come le banche sostenibili continuino a registrare performance migliori rispetto alle così dette "too big to fail".

Ecco in sintesi i principali risultati della ricerca (che è possibile leggere a questo link).

Prestiti su totale attivi
– Le banche sostenibili ed eticamente orientate erogano quasi il doppio del credito in proporzione agli attivi di bilancio rispetto alle banche di sistema (75,2% per le banche sostenibili; 39,6% per le “too big to fail”). 


Depositi su totale attivi
– I bilanci delle banche eticamente orientate si sostengono grazie alla raccolta di risparmio dalla clientela senza bisogno di attività speculative (78% per le banche etiche e sostenibili; 49% per le “too big to fail”). 


Capitale su totale attivi
– Le banche etiche e sostenibili hanno una solidità patrimoniale maggiore rispetto alle banche di sistema (7,9% per le banche etiche e sostenibili; 6,9% per le “too big to fail”) 


Impieghi – Gli impieghi crescono più rapidamente nelle banche etiche e sostenibili rispetto alle banche di sistema: nel periodo 2010-2014 le banche sostenibili hanno registrato in media una crescita degli impieghi pari a +12,2% contro lo scarno + 5,4% delle too big to fail 


Raccolta – Anche la capacità di attrarre risparmio è cresciuta molto di più nelle banche etiche e sostenibili. Tra il 2010 e il 2014 hanno registrato nell’insieme un +12% contro il +5,9% delle banche di sistema. 


Capitale sociale – Anche la crescita del capitale sociale è stata molto più marcata nelle banche etiche e sostenibili nel periodo 2010-2014: +11,8% contro il +3,5%  per le too big to fail.

La ricerca realizzata dalla Global Alliance for Banking on Values evidenzia dunque che fare finanza al servizio dell’economia reale e sostenibile genera ritorni finanziari migliori rispetto a quelli raggiunti dalle più grandi banche del mondo. “Le banche orientate alla sostenibilità rispondono ai veri bisogni delle imprese e delle persone all’interno delle loro comunità, specialmente per quanto riguarda l’accesso al credito.
Ma allora perché le banche non fanno tutte così? Questo è il quesito che la GABV pone oggi ai policy makers e alle istituzioni finanziarie globali” sottolinea Banca Etica.

“Essere una banca basata sui valori -spiega Marcos Eguigueren, direttore esecutivo della GABV- significa molto di più che essere semplicemente attenti alla responsabilità sociale di impresa o fare della carità di tanto in tanto. Si tratta invece di abbracciare un modello strategico di attività bancaria che persegue i profitti in un’ottica di lungo periodo. Nel nostro modello i profitti non sono un obiettivo di per se ma il risultato del sostegno alla crescita dell’economia reale e delle comunità in cui il benessere e la salute sono diffuse”. 

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