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Ambiente / Attualità

Quando la comunità energetica diventa cooperativa

Nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena hanno preso il via sei comunità energetiche rinnovabili che coinvolgono 17 aziende del territorio. Il progetto, promosso da Legacoop Romagna in collaborazione con ènostra, punta ad aggregare diverse realtà produttive, anche grazie al contributo economico

© Giuditta Matteucci

“La nostra è un’impresa altamente energivora. Produciamo disidratato di erba medica per l’alimentazione del bestiame e paglia: quando la stagione è favorevole li lasciamo il più possibile a seccare in campo, ma questo non è sempre possibile. Per questo facciamo ricorso ad appositi forni alimentati a metano per disidratare il prodotto. Poi c’è la fase di pressatura, per formare delle balle compatte, anche questi macchinari consumano tantissima energia”.

Antonio Rossi è il presidente di Sopred, cooperativa agricola con sede a Standiana -località a 15 chilometri a Sud di Ravenna- costituita da più di mille produttori associati che ogni anno conferiscono la produzione di oltre cinquemila ettari coltivati a erba medica in tutta la provincia. A fine anno il peso delle bollette energetiche si fa sentire: “Mediamente consumiamo cinque milioni di kWh e 1,1 milioni di metri cubi di gas”, sottolinea Rossi.

Per abbassare questi costi, la cooperativa ha da poco terminato i lavori per installare un impianto da 500 kW sul tetto di uno dei suoi capannoni e che entrerà in funzione a fine dicembre. Inoltre, ha presentato domanda per partecipare al bando “Parco Agrisolare” per finanziare l’installazione di un secondo impianto da un MW grazie ai fondi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entrambi verranno messi a disposizione della neonata Comunità energetica rinnovabile (Cer) Standiana, di cui fanno parte altre due storiche cooperative braccianti del territorio.

“Per noi questa è un’importante opportunità dal punto di vista economico, non solo in termini di auto-produzione e risparmio dei consumi energetici -spiega Rossi-. Sfruttando gli incentivi previsti per le comunità energetiche, infatti, puntiamo ad andare a creare un beneficio economico per i nostri soci. In questa fase iniziale abbiamo coinvolto due tra le realtà più grandi, ma quando il progetto sarà avviato vogliamo andare a coinvolgere anche altri più piccoli diffusi sul territorio”.

In base a quanto stabilito dal decreto legislativo “Red II” (decreto legislativo 8 novembre 2021, 199) le Cer hanno diritto a ricevere dal Gestore servizi energetici (Gse) un incentivo per ogni MWh che viene prodotto e consumato nella stessa fascia oraria. Una comunità energetica che riesce a consumare interamente al proprio interno tutta l’energia prodotta viene “premiata” e ottiene un incentivo economico che può liberamente scegliere come utilizzare. Purtroppo però, a due anni dall’entrata in vigore del decreto (avvenuta il 15 dicembre 2021) non sono ancora stati approvati i decreti che fissano l’ammontare di questi importi. È quindi difficile in questo momento avere stime precise sui benefici economici che possono derivare da questo tipo di progetto.

Quello della Cer Standiana è uno dei sei progetti di comunità energetiche in forma cooperativa promossi da Legacoop Romagna in collaborazione con la cooperativa energetica ènostra che coinvolge 17 imprese tra la provincia di Ravenna e quella di Forlì-Cesena. Il progetto “Cooperative in transizione” aveva preso il via nel 2022 con l’obiettivo di promuovere la diffusione di questo modello per la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e il conseguente autoconsumo, oltre alla condivisione dell’energia prodotta.

Le cooperative coinvolte da Legacoop Romagna hanno beneficiato dei contributi stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per finanziare gli studi di fattibilità per un totale di sei progetti: quattro sorgeranno in provincia di Ravenna e due in quella di Forlì-Cesena. Una volta completata l’installazione, i nuovi impianti permetteranno di generare quasi 4,2 milioni di kWh all’anno, evitando così l’emissione in atmosfera di oltre 1.500 tonnellate di anidride carbonica e quasi diecimila chilogrammi di polveri sottili. Le realtà coinvolte sono prevalentemente attive nel comparto agricolo (tra queste, figura anche la storica Cooperativa braccianti di Cervia) ma ci sono anche due realtà industriali.

“Siamo convinti che la forma cooperativa sia uno strumento ancora attuale per rispondere ai nuovi bisogni della società ed è ormai opinione condivisa che sia la forma giuridica più adatta per dare vita a una comunità energetica -spiega ad Altreconomia Emiliano Galanti, responsabile del progetto per Legacoop Romagna-. Promuovere la nascita di nuove cooperative che si occupano di energia è per noi un primo punto di interesse per andare a rafforzare la diffusione di questo modello. Inoltre, in questo modo possiamo contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni di gas serra”.

Ma il tassello fondamentale per queste realtà è proprio la possibilità di beneficiare di un incentivo: “A differenza di quanto fanno altre realtà che promuovono comunità energetiche, penso ad esempio ai Comuni, che hanno una finalità prettamente solidaristica, in questo caso l’interesse delle imprese a partecipare alle Cer è dato dalla possibilità di ottenere anche un beneficio economico”.

Un beneficio che, sommato al risparmio generato dai minori consumi energetici, può permettere a un’azienda di recuperare risorse significative da reinvestire nella produzione o in un programma di welfare aziendale a favore dei propri soci e dipendenti, come progetta di fare una delle realtà coinvolte. “Il progetto che abbiamo sviluppato con Legacoop aveva tra i propri obiettivi anche quello di approfondire la possibilità di sviluppare sinergie energetiche tra le aziende e capire se ci potesse essere una complementarità -spiega Annalisa Rizzo di ènostra-. Le Cer che nasceranno saranno diverse tra loro per la tipologia dei soggetti coinvolti: una di quelle che prenderà vita nel ravennate coinvolge una cooperativa di braccianti, un’altra realtà che lavora nel settore del turismo e il Parco naturale di Cervia”.

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