Quadratura del cerchio – Ae 85

Rinnovo delle cariche per Banca etica: una votazione “a escludere” più che a eleggere. Nell’assemblea record c’è stato spazio per tutto, tranne che per il dibattito È stata l’assemblea dei record nella storia di Banca etica. Quella con più partecipazione…

Tratto da Altreconomia 85 — Luglio/Agosto 2007

Rinnovo delle cariche per Banca etica: una votazione “a escludere” più che a eleggere. Nell’assemblea record c’è stato spazio per tutto, tranne che per il dibattito


È stata l’assemblea dei record nella storia di Banca etica. Quella con più partecipazione nella storia (626 soci presenti, e in più 2.357 le deleghe) e con meno dibattito. Strano paradosso. Con una partecipazione così massiccia ci si sarebbe aspettati una “assemblea fiume”; invece la plenaria del 26 maggio a Padova si è chiusa con un’ora di anticipo sull’orario previsto, poco dopo le 15,30 invece che alle 16,30 come da programma. Dentro c’è stato tutto, l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione, l’approvazione del bilancio (chiuso con un milione e 261 mila euro di utile), l’elezione dei probiviri, l’assemblea straordinaria per il cambiamento dello Statuto che ha consentito di distribuire l’utile ai soci aumentando il valore nominali delle azioni (come ha spiegato il presidente, Fabio Salviato: permettere ai soci di partecipare ai risultati positivi dell’amministrazione senza cedere ai principi del capitalismo in tema di dividendi).

Ecco, appunto, tutto tranne il dibattito.

Peccato, perché in più di un’occasione (e i mesi precedenti erano stati proprio caldi), i vertici di Banca etica avevano richiamato a riportare il confronto nella sua sede legittima e deputata, appunto l’assemblea dei soci.

Vediamo come si è arrivati a questo risultato. Nella grande sala della fiera di Padova le operazioni di registrazione dei soci incominciano come da programma verso le 8.30. Ma i soci sono davvero tanti (e ancora di più i pacchetti di deleghe) e le registrazioni vanno avanti (con grande dedizione di hostess e personale della Banca) per ore, fino praticamente all’apertura delle votazioni per il cda. Così s’incomincia in sala con le relazioni relative al bilancio. Presidente dell’assemblea è Gianni Calligaris, segretario Ugo Biggeri. Le relazioni filano via senza intoppi, tra slide e sintesi informali. In sala ancora molti posti vuoti e un brusio di fondo, tra saluti e scambi di informazione. In realtà, il momento di massimo silenzio e attenzione in sala si avrà quando dal palco si spiegherà come si vota. Si capisce che l’attenzione dei soci è su questo momento. E il momento arriva alle 13,25 quando si dichiarano aperte le votazioni per il consiglio di amministrazione e, contestualmente, si apre anche il dibattito su questo punto. Una sorpresa perché, in genere, si fa il contrario: si apre il dibattito, si chiedono le dichiarazioni di voto e poi si procede alle votazioni. Un problema di forma ma, per il mondo dell’economia solidale, soprattutto di sostanza.

Nel frattempo ai lettori ottici che “spogliano” le schede di voto la gente è già pronta a fare la fila. Si vota e in molti se ne vanno. Io che sono in sala (come socio e non solo come cronista) ci metto un po’ a capire che cosa sta succedendo. Però c’è qualcuno che invece ha capito molto meglio di me come funzionano le cose, e ci sono già iscritti a parlare: 3 minuti a testa. Il primo che interviene è un socio della Sicilia che parla per 9 minuti, ringraziando per la politica della banca nell’isola. Anche l’intervento successivo è di un siciliano. Entrambi gli interventi sono giocati sul piano emotivo e non entrano nel merito delle votazioni. Quando ha finito di parlare il terzo socio sono passati 15-16 minuti e, a occhio e croce, tra persone fisiche e deleghe ha già votato un terzo dei presenti, quindi circa mille votanti. I giochi sono fatti. In mezzo alla sala vedo che si alza Alessandro Messina, il protagonista del dibattito pre-assembleare (si veda www.finansol.it). Per un momento penso che vada al palco per iscriversi a parlare. Poi faccio i conti: se anche fosse così, avrebbe davanti a sé qualche altro iscritto (come in effetti avviene) e, nel migliore dei casi, riuscirebbe a parlare a operazioni di voto concluse. Allora a che cosa servirebbe?

Alle 14.23 ci sono le ultime dieci persone in coda a un unico lettore ottico. Il cuore dell’assemblea si è concluso, e quasi non ce ne siamo accorti.

Peccato, quelli che sono rimasti in sala si aspettavano non solo di votare ma di ascoltare e, forse, di conoscere preventivamente anche i membri eligendi del consiglio di amministrazione. Per i prossimi tre anni non ci saranno molte altre occasioni per incontrarli.

I risultati arrivano prestissimo, nel giro di un’ora: un plebiscito per il presidente uscente, Fabio Salviato 2.811 voti; a seguire Tommaso Marino (2.414), Pino di Francesco (2.350), Rita De Padova (2.270), Sergio D’Angelo (2.147), Marina Coppo (2.045), Pino Curcio (1.835), Marco Santori (1.736), Fabio Silva (1.699), Renate Goergen (1.658), Sergio Morelli (1.651), Luigi Barbieri (1.567), Mario Cavani (1.488). Restano fuori Silvestro Profico (consigliere uscente) e Alessandro Messina (a una distanza abissale, meno di 600 voti, cioè più o meno quelli che gli erano serviti per presentare la candidatura). Ma, che il risultato sarebbe stato questo, lo si era capito già in partenza, quando si è fatto il conto, quasi scientifico, delle deleghe raccolte. Quello che invece ha sorpreso è stato l’azzeramento del dibattito: perché è chiaro che se si vuole un confronto in assemblea si costruiscono le circostanze perché questo sia possibile. E a Padova questo non è avvenuto. In questo caso il prezzo pagato per un’elezione che, su 15 candidati (13 quelli da eleggere), è apparsa più come una “votazione a escludere” piuttosto che a eleggere. Due ore di onesto dibattito i soci di Banca etica arrivati così numerosi se lo aspettavano. E, d’altra parte, con il pacchetto di deleghe a disposizione, il gruppo dirigente non avrebbe comunque corso nessun pericolo. Forse si sarebbero spostati 100 o 200 voti, non di più. In una conduzione accurata del percorso elettivo, che ha avuto la prima tappa fondamentale nell’assemblea di Bari del maggio 2006 quando è stato approvato il regolamento dell’assemblea 2007, questo è stato indubbiamente un errore. Appunto, un prezzo troppo alto.

Un’ultima annotazione che ho avuto modo esprimere in una dichiarazione di voto sul bilancio di Banca etica (sul quale, come socia, mi sono astenuta in segno di disagio sul modo di condurre l’assemblea: alla fine gli astenuti sono stati 58): molte deleghe sono distribuite quindi a soci fidati”con tanto di lista dei nomi da votare. A questo punto non sarebbe meglio rivedere il regolamento assembleare e il meccanismo stesso delle deleghe?

Al nuovo consiglio di amministrazione, i migliori auguri di buon lavoro.



Fairtrade: da pPoletti a Testini (Arci)

Alla fine di maggio si è svolta l’assembea di Fairtrade Italia che ha rinnovato il consiglio di amministrazione del consorzio nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo. Presidente è stato eletto Carlo Testini per l’Arci che sostituisce Adriano Poletti (che diventa amministratore delegato per le iniziative speciali). Ecco gli altri eletti: Soana Tortora per le Acli, Annunziata Ricci per il Cies, Antonio Compagnoni per l’Icea, Roberto Cavallini per Ancc Coop, Alessandro Mostaccio per il Movimento consumatori e a Guido Mosca di Etimos. Tra i fronti  “caldi” che dovrà gestire il nuovo consiglio di amministrazioni: “il rapporto con le aziende e la grande distribuzione finalizzato ad una maggiore presenza e capillarità dei prodotti equosolidali; la presenza di Fairtrade Italia negli organi direttivi di Flo, con l’obiettivo di tutelare i piccoli produttori e di creare maggiori sinergie con gli altri soggetti del commercio equo; lo sviluppo del settore non food con progetti specifici; il supporto per l’approvazione di una legge italiana in materia; potenziamento della partnership con i soci, dal mondo cooperativo a quello ambientalista”. www.fairtradeitalia.it



L’assemblea del commercio equo

L’8-9 giugno si è tenuta a Reggio Emilia anche l’assemblea dell’Agices, l’organismo di categoria delle organizzazioni del commercio equo e solidale italiano. Ecco gli elettti del nuovo Comitato di gestione del registro: Letizia Cirillo e Elena Rosini (18 voti), David Cambioli (19), Ciro Pirone (22), Francesco Maracci (34), Laura Agnolotto (35), Eleonora Dal Zotto (37).

Ed ecco i membri del direttivo: Elisa Bacciotti (12 voti), Alberto Zoratti (19), Michele Stella (20), Andrea Ferrioli (22), Enrico Avitabile (24), Chiara Bonati (27), Luca Gioelli (28), Grazia Rita Pignatelli (36).

L’Agices, che fin qui ha svolto un inedito e prezioso ruolo di coordinamento tra realtà anche concorrenti sul piano commerciale, vive un delicato momento di passaggio. L’assemblea ha infatti registrato un lieve calo nella partecipazione, mentre compiti e obiettivi restano ambiziosi: in particolare in gioco c’è la legge quadro che regolamenti il settore (e quindi il ruolo del registro), il rapporto tra mondo del commercio equo e le nuove leggi su cooperazione sociale e cooperazione internazionale.

www.agices.org



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