Diritti

PUTIN L’INTOCCABILE…

PUTIN L’INTOCCABILE Vladimir Putin, nell’arco di pochi giorni, ha guadagnato la scena per un paio di clamorose uscite. La prima è stata "rubata" grazie a un microfono aperto: stava commentando, con il premier israeliano Olmert, le performances del presidente israeliano…

PUTIN L’INTOCCABILE

Vladimir Putin, nell’arco di pochi giorni, ha guadagnato la scena per un paio di clamorose uscite. La prima è stata "rubata" grazie a un microfono aperto: stava commentando, con il premier israeliano Olmert, le performances del presidente israeliano Katsav, sotto processo per violenza sessuale. Putin spiegava a Olmert di invidiare la mascolinità di Katsav, avrebbe stuprato bel dieci donne!

Per qualche giorno è sembrato che dalle nostre parti si fosse più scandalizzatai per questi ameni commenti che per il profilo politico di Putin, responsabile di politiche sanguinarie in Cecenia (la seconda, devastante guerra cecena è frutto del suo opportunismo politico e ha portato a un’autentica ecatombe, oltre che alla distruzione fisica di gran parte della piccola repubblica), di una gestione terribile e altrettanto sanguinaria di emrgenze come l’assalto a un teatro a Mosca e a una scuola a Beslan (rifiutò ogni mediazione ordinando attacchi finiti con decine di morti) e in generale della costruzione di un regime autoritario controllato attraverso uno dei più violenti e corrotti eserciti del mondo. E’ un regime, quello russo, retto dai cosiddetti "oligarchi", in genere ex funzionari sovietici che sono riusciti ad appropriarsi, col plcaet di Putin e spesso in collaborazione con la malavita organizzata, delle risorse pubbliche fondando "imprese private" che in realtà sono monopoli o oligopoli protetti dallo stato. Nonostante tutto questo, lo scandalo su Putin si scatena solo per un commento un po’ demenziale rubato al telefono…

La seconda uscita di Putin è una piccata replica a certe osservazioni sul mancato rispetto dei diritti umani in Russia. Il presidente non ha negato gli appunti, ma ha in pratica invitato alcuni dei critici a guardare in casa loro: in particolare Zapatero ai numerosi amministratori corrotti finiti sotto inchiesta e il nostro Prodi  al ruolo della mafia. Posto che il livello culturale e politico degli "statisti" incaricati di guidare alcuni dei maggiori paesi del pianeta sembra sempre meno rassicurante, fanno specie le reazioni italiane. Quella vera è venuta da Palazzo Chigi, che ha cercato di minimzzare le parole di Putin per non creare un caso diplomatico. Altri, come la vice ministra Patrizia Sentinelli, hanno affermato che sui diritti umani e civili l’Italia non transige. Sono parole, queste ultime, del tutto corrette e sacrosante, ma la verità – nelle relazioni fra la Russia e il nostro paese e più in generale l’Europa – è un’altra.

La verità è che non siamo in grado di aprire un vera e forte controversia politica con la Russia, mettendo al centro il rispetto dei diritti umani, il rifiuto per la politica del Cremlino in Cecenia e la sua tolleranza (nella migliore delle ipotesi) per i ripetuti omicidi politici avvenuti nel paese, perché Vladimir Putin tiene tutti per il collo in quanto principale fornitore di gas dei nostri paesi. Romano Prodi, durante il summit in Finlandia, ha detto che "non dovremmo" patire il freddo quest’inverno, grazie alle forniture che alla fine la Russia ci garantirà. Prodi ha usato il condizionale: "dovremmo". Putin è in una posizione di forza che lo rende pressoché intoccabile, per quanto tutti sappiano che è un satrapo a capo di un regime violento e corrotto.

Di fronte alle forniture energetiche non ci sono diritti umani che tengano.

 

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