Diritti / Attualità

L’anno delle proteste e delle marce: il 2019 segna il ritorno in piazza

Il 2019 ha visto migliaia di persone tornare a scendere in strada in tutto il mondo. Manifestazioni che hanno ottenuto vittorie significative, come la destituzione del regime di Omar al-Bashir in Sudan. O che hanno rappresentato l’inizio di processi di innovazione, come le onde verdi contro il cambiamento climatico

2019 proteste
Manifestazione a Santiago del Cile. ottobre 2019 © Irupé Tentorio

Sudan, Algeria, Libano. Cile e Argentina. Hong Kong e Taiwan. Il 2019 è stato un anno di mobilitazioni e ritorni in strada segnati da un nuovo protagonismo delle piazze. Riempite di nuovo contro le disuguaglianze, economiche e di genere. O per avere più democrazia, protestare contro la corruzione o chiedere il riconoscimento di diritti fondamentali. Come a Taiwan, il primo paese asiatico a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Come l’onda verde che ha colorato le strade, per chiedere ai governi un intervento attivo contro il cambiamento climatico. O quella viola delle donne dell’America Latina, in piazza contro i femminicidi e per le libertà.

La rivoluzione pacifica in Sudan
Nel 2019 in Sudan è finito il regime di Omar al Bashir, che aveva governato il paese per quasi trent’anni. L’ex presidente, sul quale pendeva una condanna della Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra contro l’umanità e genocidio, è stato destituito e arrestato lo scorso 11 aprile dall’esercito, dopo settimane di proteste antigovernative, represse con violenza. Il 4 agosto, dopo lunghe trattative mediate dall’Unione Africana e dall’Etiopia, il Consiglio militare del Sudan e i capi delle proteste civili hanno firmato l’accordo per l’istituzione di un nuovo governo, che prevede un Consiglio formato da 11 membri, sia civili sia militari, alla guida del paese per i prossimi tre anni, quando saranno indette nuove elezioni. Abdalla Hamdok, economista ed ex funzionario delle Nazioni Unite, è stato nominato primo ministro.

Le marce verdi per salvare il Pianeta
Un’onda verde transnazionale ha mosso il 2019. Dai “Fridays for future”, inaugurati dall’attivista Greta Thunberg, al protagonismo degli Extinction Rebellion, le battaglie per la difesa dell’ambiente hanno assunto un altro aspetto: innovativo e creativo. Giovane e dirompente. Lo scorso 15 marzo, in tutto il mondo le città sono state bloccate dallo sciopero per il clima: solo in Italia, hanno partecipato almeno 560mila persone.

Il Cile in piazza contro le diseguaglianze economiche
“Chile Despertó”: il Cile si è svegliato. Nel grande Sud, il 2019 è stato l’anno delle proteste contro il governo del presidente conservatore Sebastian Piñera e contro il modello economico neoliberale imposto sul Paese. Iniziate contro l’aumento del prezzo del biglietto delle metro a Santiago del Cile, la capitale, le manifestazioni antigovernative hanno assunto un significato più ampio. Una nuova generazione di cileni ha marciato in strada contro le forti diseguaglianze economiche che gravano sul paese, dove educazione e sanità sono private, e si è mobilitata per chiedere di cambiare la Costituzione, risalente alla dittatura dei militari di Augusto Pinochet. Ad aprile 2020, secondo quanto affermato dal presidente, si terrà un referendum per avviare un nuovo processo costituente.

Il protagonismo delle donne
Il 2019 è stato un anno di marce, manifestazioni, scioperi e rivendicazioni nel segno del protagonismo femminile. In Sudan le donne sono state al centro delle mobilitazioni contro il regime di Omar al Bashir e sono riuscite a ottenere l’abolizione di una legge che regolava come dovessero vestirsi e comportarsi in pubblico. In Cile hanno manifestato contro le violenze delle forze dell’ordine e gli stupri sulle manifestanti. In Argentina lo hanno fatto contro i femminicidi e l’assenza di tutele per chi cerca di uscire da una situazione di violenza. In India,  milioni di donne hanno creato una catena umana in Kerala per protestare contro le disuguaglianze di genere. L’iniziativa era stata organizzata per sostenere la sentenza che aveva cancellato il divieto di accesso alle donne al tempio indù Sabarimala.

Hong Kong vuole più democrazia
Dallo scorso giugno, i cittadini dell’ex colonia britannica hanno protestato contro il Fugitive Offenders and Mutual Legal Assistance in Criminal Matters Legislation (Amendment) Bill 2019, una legge che, se approvata, avrebbe consentito l’estrazione in Cina per alcuni crimini gravi. Inoltre, secondo i manifestanti, la norma avrebbe rappresentato il possibile inizio di una forte ingerenza del governo cinese nella regione e uno strumento per colpire i dissidenti. Dopo mesi di mobilitazioni, che hanno portato all’arresto e al ferimento di circa seimila persone, il governo di Hong Kong ha ritirato l’emendamento. Ora, i manifestanti chiedono le dimissioni della governatrice Carrie Lam e maggiori libertà democratiche.

Il Libano chiede la riforma del sistema politico
Sono le più grandi manifestazioni degli ultimi anni quelle che stanno attraversando il Libano e Beirut, la capitale, dalla metà dello scorso ottobre. Le proteste sono iniziate contro la decisione del governo di imporre nuove tasse su alcuni beni e servizi, tra cui tabacco e benzina. E non si sono fermate, anche dopo le dimissioni del primo ministro Saad al-Hariri, a capo di un governo di unità nazionale di cui fanno parte i principali partiti. Ora, i manifestanti chiedono il rinnovamento del sistema politico, riforme sociali e il superamento delle ingerenze esterne, come quella siriana, sul paese. Il Libano sta vivendo una dura crisi economica: il debito pubblico corrisponde al 150 per cento del prodotto interno lordo.

Taiwan legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso
A maggio Taiwan è diventato il primo paese asiatico a legalizzare i matrimoni gay. Una sentenza storica, che è stata attesa da centinaia di persone riunite fuori dal Parlamento. La legge, appoggiata dalla presidente di centro-sinistra Tsai Ing-wen, garantisce alle coppie dello stesso sesso una protezione legale simile a quella delle coppie eterosessuali. Taiwan è un punto di riferimento in Asia per i diritti LGBTQ: Taipei è stata una delle prime città asiatiche ad accogliere il gay pride.

Il Kenya blocca la costruzione di una centrale a carbone
Hanno vinto gli ambientalisti. In Kenya, il National Environment Tribunal ha bloccato il processo di costruzione di una centrale a carbone che sarebbe dovuta sorgere nella contea di Lamu, patrimonio mondiale dell’Unesco. Il tribunale nazionale per l’ambiente ha riconosciuto alcune irregolarità nei piani di costruzione realizzati dall’Amu Power Company, evidenziando come mancasse una effettiva partecipazione pubblica al progetto e sottolineando gli effetti negativi che la costruzione avrebbe avuto sull’ambiente.

La protesta resiliente in Algeria
In Algeria le proteste anti-governative sono iniziate lo scorso febbraio, dopo l’annuncio che il presidente Abdelaziz Bouteflika si sarebbe ricandidato alla guida del Paese per la quarta volta. Dopo nove mesi, e dopo le dimissioni di Bouteflika, non si sono ancora esaurite. I manifestanti chiedono un cambio strutturale del sistema politico algerino, una reale transizione democratica e l’allontanamento del circolo ristretto di persone che si ritiene abbia esercitato il potere al posto dell’ex presidente, in gravi condizioni di salute dal 2013, quando era rimasto parzialmente paralizzato a causa di un ictus. Alle ultime elezioni, tenutesi il 13 dicembre, è andato a votare solo il 39% degli algerini: il tasso di partecipazione più basso nella storia del Paese.

Il vento del #metoo soffia anche in Giappone
In Giappone la giornalista Shiori Ito è diventata il simbolo del #metoo, il movimento contro le molestie sessuali: ha accusato di stupro Noriyuki Yamaguchi, famoso presentatore televisivo vicino al premier Shinzo Abe, e si è vista riconoscere da un tribunale 3,3 milioni di yen. In un paese in cui le violenze sulle donne sono ancora un tabù, tanto che solo il 4% si rivolge alla polizia, la trentenne ha denunciato pubblicamente il presentatore, sostenendo che nel 2015 l’aveva stuprata dopo averla invitata a cena per parlare di lavoro. Nelle sentenza, i giudici hanno dichiarato che Ito “è stata costretta a fare sesso senza contraccezione, mentre era on uno stato di incoscienza e grave ebrezza”. Uscita fuori dall’aula del tribunale, la ragazza ha affermato: “Abbiamo vinto. Tuttavia, vincere il caso non significa che la violenza non sia successa. Questa non è la fine”.

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