Diritti

Poche espulsioni?

Si legge sui giornali che finora sono stati espulsi “solo 177” romeni, sulla base del famoso decreto legge emanato all’indomani dell’uccisione a Roma di Giovanna Reggiani. La cifra è aggiornata al 15 novembre e quindi si riferisce alle prime due…

Si legge sui giornali che finora sono stati espulsi “solo 177” romeni, sulla base del famoso decreto legge emanato all’indomani dell’uccisione a Roma di Giovanna Reggiani. La cifra è aggiornata al 15 novembre e quindi si riferisce alle prime due settimane di applicazione della nuova normativa, che conferisce ai prefetti il potere d’espulsione di cittadini comunitari considerati “pericolosi” per la sicurezza pubblica, con una “verifica” giudiziaria molto blanda, in quanto affidata ai giudici di pace (ma il governo proporrà in parlamento un emendamento per rafforzare questo controllo, attribuendolo al giudice ordinario).
In genere i commenti sono di delusione. C’era l’attesa per centinaia se non migliaia di esplusioni. E’ quanto paventavano le associazioni antirazziste, molti legali, giuristi e politici garantisti; è quanto ancora auspicano esponenti della destra, che hanno contestato il decreto in quanto troppo “morbido”, tanto che il presidente di An ed ex ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha parlato della necessità di espellere 200mila persone…  

L’entità delle espulsioni è dunque inferiore alle attese, e questo va considerato un dato positivo, ma non si può ignorare che la sostanza – sul piano politico e giuridico – comunque non cambia: il potere attribuito ai prefetti è stato allargato, le garanzie per i cittadini sono diminuite e soprattutto trova conferma la constatazione che il decreto governativo è stato preso con il preciso intento di colpire la comunità romena.

Ogni velo è ormai saltato e la gravità di un provvedimento volto a colpire un gruppo, e non a punire gli autori di eventuali reati, è sotto gli occhi di tutti. I 177 espulsi non sono stati espulsi a causa di reati commessi, ma perché hanno nel proprio curriculum denunce o condanne che li rendono automaticamente “pericolosi”.

Stiamo introducendo nel condice penale valutazioni che non fanno parte della civiltà giuridica di un paese democratico che voglia reggersi sui princìpi dello stato di diritto.

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