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Ambiente / Opinioni

Piante e suolo: la Giornata della Terra è vostra

© Donald Giannatti, unsplash

Invece di inseguire costose soluzioni tecnologiche, una politica veramente attenta al clima dovrebbe tutelare le fragili simbiosi ecologiche. Che ci salvano. La rubrica di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 258 — Aprile 2023

Il 22 aprile è la Giornata della Terra. Come sta? E quella del nostro Belpaese? Che cosa diranno i nostri politici in quell’occasione? Discorsi di circostanza come al solito o impegni concreti? Dal “Piano Terra” vogliamo suggerirgli di impegnarsi sulla gestione dei malandati suoli italici che -forse gli sfugge ancora- hanno un grande ruolo per la biodiversità e la cattura di anidride carbonica (CO2) devastante per il clima. Quest’ultima dovrebbe essere una vera ossessione per ogni politico: bisogna evitare come la peste qualsiasi azione ne aumenti l’emissione. Per fare questo però non partirei dal cercare bizzarri e costosi rimedi tecnologici come spingere la CO2 nelle profondità oceaniche o nei giacimenti esauriti di metano o petrolio. O intrappolarla in giganteschi filtri o fissarla su carboni attivi. Ho sempre pensato che la passione per i rimedi tecnologici eviti di far cambiare stile di vita (quello che realmente ci serve) e continui a far spendere soldi pubblici senza rimuovere le cause dei guai.

Inoltre catturare con la tecnologia una tonnellata di CO2 costa, nella migliore delle ipotesi, dai 200 ai 500 euro (secondo le stime di Eni). E sono milioni le tonnellate da acciuffare.

Invece che fissarsi sui rimedi tecnologici, tornerei alla vecchia e inossidabile coppia “suolo&piante” che da miliardi di anni rimuove gratis l’anidride carbonica seguendo uno schema iper-collaudato. Ripassiamolo in breve: le piante la catturano e attraverso la fotosintesi la “spaccano” in due e trattenendo parte del carbonio per se stesse, che usano anche per produrre glucosio (zucchero) da spedire alle radici (dall’11% al 40%) le quali, a loro volta, lo cedono a batteri e funghi.

I primi strati di suolo fanno da “stomaco esterno” delle piante (la rizosfera) digerendo il carbonio che viene così bloccato nei primi 30-50 centimetri di terra sotto i nostri piedi dove rimane per sempre, come un diamante. È una vera macchina salva clima. Attenzione però: la cattura non avviene solo grazie alle piante, come spesso si sente dire parlando di forestazione urbana o di piante sui balconi dei grattacieli. Così come non avviene solo grazie ai suoli “nudi” e men che meno quelli sotto il cemento o l’asfalto. La cattura avviene con efficienza nei suoli con buoni/ottimi livelli di coperture vegetali permanenti e sovrastati da sane agricolture.

Il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra. Frasi di circostanza, foto in un’auto ibrida oppure impegni seri per cambiare economie, stili di vita e impegnarsi per la tutela del suolo, il grande salva clima del Pianeta?

Ottimi argomenti per la Giornata della Terra. Se vogliono, e ne hanno il potere, i nostri politici possono allora annunciare leggi che tutelino il suolo fermandone il consumo e le edificabilità che intossicano i piani urbanistici. Possono riconoscerlo come ecosistema fragile, non rinnovabile e non resiliente ma anche strategico per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Questioni estremamente urgenti in Italia dove i suoli sono ancor più fragili rispetto ai Paesi del Nord Europa, vuoi per le temperature sempre più alte, vuoi per l’eccesso di agricoltura intensiva e per l’incessante urbanizzazione. I suoli sfruttati e degradati sequestrano meno CO2 rispetto alle attese e addirittura finiscono per ri-emetterla: la situazione sta peggiorando.

Conviene quindi impegnarsi il 22 aprile, magari iniziando da due mosse. La prima: fermare il consumo di suolo (lo abbiamo detto mille volte). La seconda: definire un piano per ridurre le coltivazioni intensive, l’uso di pesticidi e fertilizzanti. L’uso di quelli azotati, ad esempio, aumenta enormemente la presenza di gas serra in atmosfera perché una tonnellata di protossido di azoto (N2O) riemesso dai suoli trattati vale quanto 298 tonnellate di CO2: un disastro per il clima. Che aspettate?

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

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