Diritti

PERUGINI E I CALCI IN FACCIA…

PERUGINI E I CALCI IN FACCIA E’ fra le sequenze più famose del G8 genovese. Marco, minorenne di Ostia, è circondato da un nugolo di poliziotti. E’ stato appena pestato, peerde sangue dalla testa, ha la faccia sfigurata dai colpi,…

PERUGINI E I CALCI IN FACCIA

E’ fra le sequenze più famose del G8 genovese. Marco, minorenne di Ostia, è circondato da un nugolo di poliziotti. E’ stato appena pestato, peerde sangue dalla testa, ha la faccia sfigurata dai colpi, un occhio gonfio. Mentre alcuni agenti lo trascinano, si avvicina un uomo in borghese, con la maglietta gialla, prende la rincorsa, prima inciampa poi sferra un calcio verso la testa del ragazzo. L’uomo in maglietta gialla è nientemeno che Alessandro Perugini, all’epoca vice capo della Digos. Perugini, colto in fallo da telecamere e macchine fotografiche, si giustificherà – si fa per dire – sostenendo di avere mancato il colpo (in modo casuale, evidentemente, sempre che abbia davvero mancato il bersaglio). Marco, che ha sporto querela permettendo l’avvio di un’inchiesta contro Perugini e gli altri agenti che l’avevano pestato, era tuttavia accustao, sulla base di un rapporto di polizia, di avere partecipato appena prima dell’arresto (e del successivo pestaggio) a una sassaiola contro le forze dell’ordine. Era anche accustao di resistenza a pubblico ufficiale.

Ebbene, Marco è stato finalmente assolto, anche in appello, da tutte le accuse. I giudici hanno ritenuto inattendibile il rapporto che accusava Marco, risultato estraneo ai fatti contestati. I giudici, per arrivare a questa conclusione, si sono basati principalmente sui filmati girati dalla polizia scientifica… Assolto Marco, è partito un nuovo procedimento penale contro Alessandro Perugiini, il capo della Digos Spartaco Mortola (indagato anche per i fatti della scuola Diaz) e altri cinque collaboratori. Sono tutti accusati di reati gravissimi: abuso d’ufficio, falso, calunnia e minacce. Le contestazioni riguardano il pestaggio di Marco e altri episodi analoghi.

E’ l’ennesima pagina nera del G8 della nostra polizia. L’elemento che aggrava il già pesantissimo quadro (30 indagati per la Diaz, compresi altissimi dirigenti; 43 per Bolzaneto; ora questi sette) è che praticamente tutti gli agenti e funzionari, non solo non hanno fatto un passo indietro, in attesa di chiarire la loro posizione e rispondere in processo ad accuse così gravi e documentate, ma sono tutti al loro posto; molti di loro, addirittura, hanno migliorato la loro posizione nella scala gerarchica della polizia. Ecidentemente, perquisizioni come quella compiuta alla Diaz, gestioni stile-Bolzaneto di strutture carcerarie, trattamenti come quello riservato a Marco, di questi tempi fanno fare carriera.

Quanto apriremo gli occhi? Quando capiremo che queste continue coperture e legittimazioni sono altrettanti attentati allo stato diritto? Come potremo impedire, con comportamenti del genere, che le forze dell’ordine diventino un organismo separato dalla società e sempre più militarizzato?

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