Economia

Per favore, non perdiamo la battaglia dei brevetti – Ae 12

Numero 12, dicembre 2000Crimini d'impresa  Greenpeace blocca -per un giorno- i lavori della Conferenza diplomatica dei governi membri dell’European Patent Office (Epo) a Monaco. 35 attivisti sfilano in doppiopetto grigio, uomini d’affari in piena regola, ma con la testa da…

Tratto da Altreconomia 12 — Ottobre 2000

Numero 12, dicembre 2000

Crimini d'impresa 

Greenpeace blocca -per un giorno- i lavori della Conferenza diplomatica dei governi membri dell’European Patent Office (Epo) a Monaco. 35 attivisti sfilano in doppiopetto grigio, uomini d’affari in piena regola, ma con la testa da pecora per protestare contro i brevetti sulla vita. La notizia non ha avuto grande risonanza. Grave: non tanto che sia passato sotto silenzio il corteo ambientalista, quanto la Conferenza dell’Epo.
L’European Patent Office nasce nel 1973 con la Convenzione europea sui brevetti (Epc). Lo scopo è quello di uniformare le leggi sui brevetti dei Paesi che vi aderiscono. Nel '73 erano 19, oggi sono cresciuti di uno: i 15 dell'Unione europea più Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Cipro e Turchia. L’Epo è la struttura che materialmente rilascia i brevetti su scoperte e invenzioni, che hanno poi effetto legale in tutti gli Stati membri.

Uno dei grandi business degli ultimi anni sono le biotecnologie: anche qui alle aziende del settore interessa brevettare le proprie scoperte per assicurarsene l’esclusiva. Ma c’è un problema: la Conferenza europea sui brevetti proibisce in modo chiaro (con l’articolo 53b) il rilascio di brevetti per piante e animali.
L’Epo sembra dimenticarsene. Nel 1995 Greenpeace presenta un ricorso contro un brevetto rilasciato relativo a piante geneticamente modificate (e la Corte d'Appello si pronuncia contro l’Epo).
Intanto nel '98 il parlamento europeo approva una direttiva, la numero 44, “per la tutela giuridica delle invenzioni biotecnologiche”. Secondo la direttiva si possono brevettare piante e animali. Ma non solo: la brevettabilità è estesa anche a parti del corpo umano.
Nel 1999 l’Epo, per  i ricorsi di diverse associazioni, si trova con parecchio lavoro arretrato: 15 mila richieste giacenti di brevetti nel settore delle biotecnologie. Per aggirare gli ostacoli e le lungaggini dei ricorsi il Consiglio di amministrazione inserisce alcuni articoli della direttiva europea 98/44 nel Regolamento attuativo della Convenzione europea sui brevetti.
Ma Greenpeace denuncia: in questo modo “l'Epo ha prodotto un mostro: un Regolamento attuativo della Convenzione che autorizza i brevetti sul vivente e dunque contraddice la Convenzione stessa (che vieta i brevetti sul vivente)”. E questo grazie ai voti favorevoli di 14 Stati membri. Tra cui l’Italia.
Ultimo atto: settembre 2000. L’Epo rende pubblica una bozza di revisione della Convenzione europea sui brevetti, discussa poi alla Conferenza diplomatica di fine novembre.
Greenpeace sottolinea i due obiettivi principali. Il primo: “un allargamento del campo di brevettabilità, con la cancellazione degli articoli 52/2 e 52/3 (della Convenzione, ndr) che elencano ciò che non può essere brevettabile”.
E poi: “un allargamento del potere del suo Consiglio di amministrazione, con l'inserimento di un paragrafo (il 33/1b), in base al quale il Cda assumerebbe la facoltà di modificare le disposizioni della Convenzione (come ha già fatto, senza averne diritto, nel 1999)”.
 

15 mila richieste, 2 mila sono geni

L’Epo conta fino a oggi più di 15 mila richieste di brevetti nel settore biotec. 2 mila riguardano geni umani; prima del 1998 erano stati concessi circa 300 di questi brevetti. Una dozzina sono invece i brevetti approvati in campo animale, 600 le richieste presentate. Per quanto riguarda i vegetali: 1.500 le domande, più di 100 i brevetti già concessi. La media, secondo dati di Greenpeace, è di 40 nuove domande presentate ogni mese.
L’European Patent Office si autofinanzia. La fonte economica sono i brevetti stessi: il costo medio di un brevetto è di circa 60 milioni di lire, di cui 10 milioni finiscono all’Epo. Nel 1999 l’Ufficio ha incassato 1,3 miliardi di lire: somma delle tariffe annuali e di quelle relative alla procedura di concessione dei brevetti. L’utile dichiarato è stato di 250 milioni.
 

Si chiama European Patent Office il paradiso del biotec

La brevettazione della vita è già una realtà, almeno in Europa. Greenpeace ha scoperto che un brevetto è già stato concesso: è il numero 380646 e riguarda embrioni contenenti cellule miste umane e animali. L’Epo lo ha concesso nel 1999 alla Amrad, un’azienda australiana. Con questo brevetto sarà possibile isolare e propagare cellule provenienti da embrioni di specie diverse. E si specifica anche quali: “Esseri umani, topi, uccelli, pecore, maiali, mucche, capre o pesci”. Non è specificato invece l’obiettivo dell’operazione, anche se l’ipotesi più realistica è che riguardi scoperte nel settore del trapianto d’organi.
A ottobre sempre Greenpeace aveva reso nota una richiesta di brevetto per embrioni umani/suini: in quell’occasione l’Epo aveva assicurato che non avrebbe mai concesso un simile brevetto. Salvo poi verificare che il brevetto era già stato concesso da oltre un anno. Per l’associazione verde parla Fabrizio Fabbri: “L'Epo tratta gli organi e i geni umani e animali e anche le piante come 'materiale biologico', e quindi come invenzioni dell'uomo”.
Il problema, continua Fabbri, è che “l’Epo ha superato illegalmente il mandato previsto dal suo trattato di fondazione”. L’Ufficio era diventato famoso l’anno scorso, quando aveva concesso -per sbaglio- un brevetto per la clonazione di un embrione umano.

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