Interni

Patto di stabilità anche per i “piccoli”

Da gennaio anche gli enti con meno di 5mila abitanti applicano i parametri di bilancio che hanno frenato gli investimenti

Tratto da Altreconomia 146 — Febbraio 2013

L’Italia dei piccoli comuni inizia il 2013 con una nuova sfida: 3.735 dei 5.683 comuni con meno di 5mila abitanti saranno chiamati a rispettare i vincoli imposti agli enti locali dal Patto di stabilità (restano esonerati quelli sotto i mille), quella morsa che dal 1999 costringe gli Stati membri dell’Unione europea al rispetto di specifici parametri di bilancio pubblico e che, fino allo scorso anno, è stata applicata ai soli comuni con più di 5mila abitanti.
I piccoli comuni dagli equilibri instabili devono quindi rincorrere condizioni di stabilità, quanto meno per quanto concerne i loro bilanci. E la perturbazione causata dal Patto di stabilità si fa sentire anche nei territori di montagna, dove un comune su due è chiamato a rispettarlo (fino al 2012 ne era soggetto un comune su 10).
La legge di Stabilità (la 228 del 24 dicembre 2012) agisce imponendo ai comuni il rispetto di specifici vincoli di bilancio -che sono calcolati in funzione della propria spesa corrente media registrata nel triennio 2007-2009 e della riduzione dei trasferimenti erariali previsti- e di nuovi adempimenti organizzativi e burocratici.
I piccoli enti vedono così contrarsi ulteriormente la capacità di spesa per investimenti, e i funzionari, generalmente presenti in numero esiguo e privi di formazione specialistica, devono far fronte ai nuovi adempimenti previsti dal Patto oltre alla riorganizzazione delle competenze prevista dal Decreto 95/2012, “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”.
I comuni con popolazione compresa tra i mille e i 5mila abitanti, infatti, entro il primo gennaio 2013 hanno dovuto provvedere alla gestione associata (in unioni di almeno 10mila abitanti) delle prime tre funzioni fondamentali (organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e controllo; organizzazione dei servizi pubblici, catasto).
Farà seguito, entro fine anno, la gestione associata di tutte e dieci le funzioni di competenza dei comuni (pianificazione urbanistica ed edilizia, protezione civile, rifiuti, servizi sociali, edilizia scolastica, polizia, anagrafe e servizi elettorali e statistici).
Per i piccolissimi comuni, quelli con popolazione inferiore ai mille abitanti, il Decreto prevede che le Unioni vengano costituite entro la fine del 2013, e che contino almeno 5mila abitanti, soglia abbassata a 3mila nei territori di montagna. E dal 2014 tutti saranno soggetti a Patto di stabilità.
Ciò significa che l’Italia dei piccoli comuni si trova ad affrontare nuove importanti sfide, che potrebbero compromettere ulteriormente equilibri già oggi funambolici. È preoccupato, ad esempio, il coordinatore dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) Mauro Guerra: “Non è possibile che 4mila Comuni stiano contemporaneamente nella morsa delle gestioni associate, avendo le mani legate dal Patto di stabilità”. —

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