Diritti

Parma-Italia, quando l’arbitrio veste la divisa

Questo articolo sulla vicenda del ragazzo di Parma fermato, sequestrato, pestato e umiliato nel comando dei vigili urbani – quattro agenti sono stati posti agli arresti domiciliari, altri sei sono stati sospesi dal servizio – merita d’essere letto con attenzione,…

Questo articolo sulla vicenda del ragazzo di Parma fermato, sequestrato, pestato e umiliato nel comando dei vigili urbani – quattro agenti sono stati posti agli arresti domiciliari, altri sei sono stati sospesi dal servizio – merita d’essere letto con attenzione, perché mostra una serie di "mali" del nostro sistema di sicurezza emersi anche in molte altre situazioni.

Ci sono la brutalità e l’arbitrio praticati da uomini in divisa, che sembrano poco consapevoli d’essere dipendenti pubblici con precisi compiti di tutela della incolumità e dei diritti dei cittadini; c’è il potere politico (in questo caso la giunta comunale) che non collabora con la procura; c’è l’arroganza delle istituzioni, che a lungo hanno negato la gravità dei fatti.

E c’è poi probabilmente, come confermano le parole del procuratore parmigiano, la mancata percezione, da parte degli agenti arrestati, della gravità del loro comportamento. La storia di Parma è un tragico spaccato di un’Italia della quale dobbiamo vergognarmi e anche lo specchio di un vuoto di strumenti utili a cambiare l’andazzo.

Solo il coraggio del ragazzo e della sua famiglia, che hanno denunciato i fatti e affrontato il muro di ostilità che ha accolto la loro denuncia, ha permesso alla magistratura di indagare, ma l’ostruzionismo delle altre istituzioni è stato fortissimo.

Le caserme, i comandi, le carceri sono strutture opache, delle quali sappiamo poco, pochissimo. Sarebbe urgente un’operazione trasparenza.

L’articolo di Repubblica-Parma (clicca qui)

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