Diritti

Obama in America Centrale

La visita del presidente degli Stati Uniti d’America, che lo scorso fine settimana si è recato nello storico "patio trasero", è l’occasione per riflettere sulla presenza militare degli Usa, in particolare nei Paesi più caldi della Regione, Honduras, Guatemala e Panama

Di tanto in tanto si legge che gli Stati Uniti d’America sono meno interessati all’America Latina, e che questa regione si è ormai liberata dal controllo stretto del grande Paese del Nord.
Ho letto nei giorni scorsi che una sottosegretaria di Stato statunitense, visitando l’Uruguay, intervistata in proposito ha detto che per il suo Paese l’America latina riveste tuttora un’importanza primaria (non ho appuntato il nome, e me ne scuso). Sabato 4 maggio il presidente Obama, dopo aver incontrato in Messico il Presidente Peña Nieto, si è riunito a San José di Costa Rica con gli 8 capi di Stato dell’America Centrale, ovvero di quello che storicamente è stato chiamato il “patio trasero”, il giardino di casa degli Usa. Il momento è favorevole data la scomparsa di un fiero antagonista, il presidente Hugo Chavez del confinante Venezuela.

Un attento osservatore della politica statunitense in Centro America, Marco A. Gandásegui figlio, professore di Sociologia dell’Università di Panama, nota che non c’è un’agenda definita da parte degli otto capi di Stato, ma che questa invece ce l’ha, ben chiara, Obama: assicurarsi della permanenza all’interno dei muri del patio grazie alla politica militare statunitense nella regione, dove gli Stati Uniti hanno diverse basi militari; dare un autorevole appoggio politico ai programmi del Pentagono per la regione tramite il Comando Sud; dare vita a una alleanza neoliberista fra questi paesi in opposizione all’ALBA e al MERCOSUR, due vere spine nel fianco.

La riunione, osserva Gandásegui, avrebbe potuto essere una buona occasione per discutere di “migrazione illegale, insicurezza, contenimento del crimine organizzato e lotta al narcotraffico”, i principali problemi che affliggono la regione.
Tutti temi esclusi dall’incontro. Si parlerà -invece- dell’aumento (“significativo” secondo anticipazioni del segretario di stato John Kerry) del bilancio militare statunitense in Centro America, che già ammonta a 160 milioni di dollari che sono destinati alle spese per la presenza militare nella regione, somma cui si devono aggiungere i 500 milioni destinati alla “Iniziativa per la Sicurezza Regionale” e i fondi, sconosciuti, incanalati verso i punti più caldi, Honduras, Guatemala e Panama. Il tutto condito da manovre militari che si sono svolte o sono programmate in vari punti della regione. Non si parlerà, sembra, neppure del Trattato commerciale che lega Stati Uniti e Paesi centroamericani, il CAFTA, e che non ha convogliato verso questi gli investimenti previsti. Ci chiediamo, perciò, se non si tratti di un viaggio del generale in capo ad uno dei propri fronti operativi.

* Aldo Zanchetta cura il sito
http://www.kanankil.it/ e il "Mininotiziario America Latina dal basso". Chi volesse iscriversi può contattarlo scrivendo all’indirizzo aldozanchetta@gmail.com

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