Interni / Inchiesta

Il conto di Tirrenia allo Stato per la prima “nave quarantena” scelta senza gara

Per l’utilizzo della “Rubattino” tra metà aprile e inizio maggio la compagnia di navigazione ha quantificato oneri per oltre 420mila euro. Questa “soluzione” senza gara è stata indicata dalla ministra delle Infrastrutture De Micheli tramite alcune lettere indirizzate alla Protezione civile. Resta però il nodo della convenzione tra pubblico e privato

La nave traghetto "Raffaele Rubattino" della compagnia CIN-Tirrenia

L’utilizzo della prima “nave quarantena” dei migranti soccorsi in mare tra metà aprile e inizio maggio -la “Raffaele Rubattino” della Tirrenia- potrebbe costare allo Stato oltre 420mila euro. Lo ha fatto sapere ad Altreconomia il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) con una nota del 10 luglio 2020 -a due mesi dalla prima istanza di accesso civico-, divulgando anche le lettere a firma della ministra Paola De Micheli indirizzate al capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli.

Tra oneri della nave e servizi prestati dalla Croce Rossa Italiana (importo massimo stimato, 507.100 euro) si raggiungerebbe così circa 1 milione di euro per i 180 naufraghi assistiti al largo e in un lasso di tempo che va dal 17 aprile al 5 maggio.

Una cifra rilevantissima che rafforza le perplessità manifestate dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione e da diverse organizzazioni umanitarie -ad esempio Open Arms- in merito alla legittimità, efficacia e convenienza dell’iniziativa (niente a che vedere con gli slogan della Lega).

Un passaggio della risposta del Mit del 10 luglio 2020 alla richiesta di accesso civico generalizzato di Altreconomia

La risposta del direttore generale del Mit, Mauro Coletta, aggiunge però un tassello interessante relativo agli oneri della “Rubattino”.

Per comprenderlo è necessario tornare alla primavera di quest’anno. Il 7 aprile il governo Conte decide per decreto di non assegnare un porto alle imbarcazioni straniere che avessero tratto in salvo naufraghi. E mentre l’Asgi chiede la revoca della misura -“La cultura dei diritti umani non può essere messa in discussione”-, oltre 140 persone soccorse dalla nave Alan Kurdi della ong tedesca Sea-Eye attendono l’indicazione di un approdo sicuro. Devono restare al largo, annuncia il governo, a bordo di unità navali ad hoc.

Tempi per una gara pubblica per trovare le navi però non ce ne sono, scrive la ministra De Micheli a Borrelli il 16 aprile, sottolineando l’urgenza di una “tempestiva soluzione” per “rispondere prontamente alle esigenze”. De Micheli traccia la strada che porta a Tirrenia (oggi Compagnia italiana di navigazione, CIN). Tra lo Stato e la società, infatti, vige una convenzione risalente al luglio 2012 che all’articolo 16 disciplina l’impiego di una “nave di riserva”. Si tratta di un assetto che il privato deve garantire alla collettività “per esigenze di pubblico interesse”. L'”assistenza sanitaria verso i migranti” rientra in questa casistica, scrive la ministra, e quindi occorre “utilizzare in coerenza con il contesto emergenziale l’opportunità prevista dalla citata convenzione”.

La lettera del 16 aprile 2020 della ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli al capo Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli

Sembra un’ipotesi conveniente: l’accordo infatti chiarisce che qualora la nave del concessionario rimanesse al di sotto di tre viaggi “straordinari” (per un totale di 1.200 miglia “in ragione di anno solare”) “nulla sarà dovuto” dallo Stato al privato. Né il costo del mantenimento (compreso nel corrispettivo della concessione) e neppure altri costi di utilizzo.

L’estratto della convenzione tra Stato e Tirrenia del 2012 relativo alla “nave di riserva”

Borrelli segue l’indicazione ministeriale e individua la “Raffaele Rubattino” come prima “nave quarantena” fino ai primi giorni di maggio, assegnando a Croce Rossa Italiana -sempre su proposta di De Micheli- il ruolo di “soggetto attuatore” (per l’importo massimo stimato di oltre 500mila euro).

C’è un però. L’utilizzo di quella nave non sembrerebbe esser stato proprio a costo zero per lo Stato. A precisa domanda infatti il ministero delle Infrastrutture, dopo aver premesso che la questione sarebbe “a carico del Dipartimento della Protezione civile”, ha fatto sapere che “la CIN SpA ha quantificato in euro 423.182,00 gli oneri per l’attività svolta”.

Significa che la nave di riserva avrebbe fatto “viaggi straordinari” oltre la soglia massima prevista di tre? Impossibile: al 7 maggio 2020 infatti “Nessun viaggio straordinario è stato autorizzato nel 2020 dalla scrivente amministrazione per la sopraddetta unità navale”, ci ha scritto il ministero delle Infrastrutture. Anche la chiarezza resta al largo.

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