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Natura morta con Padania

Capannoni, “compro oro” e rotatorie. La triste eredità culturale della “MacroRegione” raccontata attraverso i suoi “classici”. Suddiviso in 18 capitoli “aziendali”, l’Atlante dei Classici Padani affronta in maniera ossessiva le tematiche della Regione divenuta Macro, quella che va dal Piemonte al Veneto, lungo l’autostrada A4. “Dalla cementificazione al Dio dell’Oro"

Tratto da Altreconomia 174 — Settembre 2015

“La Padania è come Matrix: ci siamo tutti dentro ma pochi ne sono consapevoli” scrive Andrea sulla pagina Facebook “Padania Classics” (categorizzata come “Servizi aziendali”).
Fateci un salto, e scoprirete un luogo mitico chiamato “MacroRegione”, i cui confini vanno dal Piemonte al Veneto e la cui “Grande Madre” è l’autostrada A4 “Serenissima”. Un regno popolato da capannoni, cantieri, cianfrusaglie e palme. Un paesaggio familiare e al tempo stesso straniante, lo specchio di quello che, negli ultimi 30 anni, siamo diventati.
Filippo Minelli è un artista bresciano, affermato a livello internazionale anche per le sue installazioni in spazi pubblici ove sovvertire l’ordine estetico dei luoghi (www.filippominelli.com). Padania Classics è una sua intuizione. Una sua opera, in un certo senso: “Ho osservato il paesaggio del Nord Italia con i suoi cartelloni, le sue scritte, le sue statue di gesso e le piscine, e mi sono reso conto che la mia ricerca estetica è in qualche modo stata plasmata dal territorio in cui sono cresciuto. Allora ho voluto documentare l’estetica dominante, ma esclusivamente concentrandomi sulla contemporaneità: niente centri storici, o natura, ma solo i ‘prodotti’ delle generazioni ancora in vita. Dal 2011 questa ricerca fotografica è diventata metodica, quasi ossessiva, dalla Franciacorta sono arrivato in Veneto, e poi fino in Piemonte”.
Nel 2013 le foto finiscono su internet (anche su Tumblr: www.padaniaclassics.tumblr.com) e da lì il progetto cresce, e definisce un suo linguaggio, un misto di ironia e mimica burocratica. “Volevo far emergere l’assurdità di quel che vedevo e fotografavo. Ecco quel che è ‘normale’, ‘classico’, in questo territorio chiamato ‘Padania’”.
Non passa molto tempo e da Padania Classics nasce l’idea di un volume, l’Atlante dei Classici Padani (vedi box) un libro per raccogliere tutte le foto e scrivere della “MacroRegione”. Emanuele Galesi, giornalista, ne ha curato i testi dopo il lavoro di catalogazione e organizzazione dei materiali fatto da Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, della casa editrice indipendente Krisis Publishing di Brescia (www.krisispublishing.com). “Avevamo l’esigenza di fissare le immagini in un volume -spiega Emanuele-. Di categorizzare le cose viste e fotografate. In poco tempo, ci siamo resi conto che i ‘classici’ esistono davvero, sono sotto i nostri occhi”.
Da qui sono nati i sei capitoli, per 21 categorie, che costituiscono la tavola dei contenuti di questo imponente volume di 720 pagine: da “Infastiditi dal vuoto” a “Voce del verbo tombare”, da “Sangue Aziendale” a “Le Cattedrali del Disastro”, da “Dentro la mangiatoia” a “Dal Macro al profano”. Ora quei classici hanno un nome: “Quel che vedi in Padania spesso non ha un senso. Sono cose che stanno lì, con la loro arroganza, la loro molestia visiva: dalla piscinetta alla Venere di Milo di plastica, fino ai cartelloni pubblicitari”. E poi ci sono le palme: “I tipi di palma più diffusi nella Macroregione sono la Phoenix Dactylifera, la Trachycarpus Fortunei e il ripetitore camuffato da palma”.

“Alle foto -prosegue Emanuele- abbiamo accompagnato un lavoro di approfondimento su temi specifici, come la Tav o la Bre.Be.Mi. Una sorta di cronaca del territorio, con tutti i passaggi, e le piccole responsabilità personali”.
Nel volume anche una serie di “Padania Facts”. Ad esempio: “Dal 1950 a oggi la cementificazione è cresciuta del 166%, a fronte di un aumento della popolazione del 28%”. Oppure: “Nella MacroRegione ci sono 27 province, 3.333 Comuni e 6.904 cave”, “Nella MacroRegione vivono 19 milioni e 300mila persone. Ognuna di esse può contare su 1,8 metri di strada asfaltata”. E “Ogni bimbo ha a disposizione 6 mezzi motorizzati a scelta tra automobili, motociclette, camion, autobus, trattori o altro”. Fino ad arrivare a “Nella MacroRegione sono stati censiti 1.007 asili nido e 1.141 centri commerciali”.
L’Atlante ha visto la luce anche grazie a un’operazione di crowdfunding. I primi volumi sono stati consegnati tra giugno e luglio. “Abbiamo raccolto circa 7mila euro, importanti non solo per la realizzazione concreta, ma soprattutto per una ‘validazione’ dell’operazione, prima che venisse realizzato il volume” spiega Emanuele.
Nell’Atlante (“Il fatto che sia così grande è dovuto alla nostra volontà di avere qualcosa di definitivo. E poi è il primo atlante che si può scagliare contro una sede di Equitalia…”) il linguaggio è ancora più forzato, ironico, tagliente. Molte parole tornano di continuo, come Macropoli (“La Macropoli molto spesso non vi dirà dove siete e nemmeno quando siete, il perché siete non consideriamolo neppure”), cianfrusaglia (“Quando il gene della grandiosità si lega al gene della cianfrusaglia la reazione che ne deriva può portare ad un elevato grado di Smisuratezza nel sangue”), rotatoria (“C’è stato un tempo Prima della Rotatoria e un tempo Dopo la Rotatoria. Non è mai stato compilato un censimento ufficiale, ma si stima che nella Macroregione Centrale le rotatorie costruite siano oltre 6.600”).

Padania Classics non è solo un progetto editoriale. Filippo si è anche inventato un finto tour operator, presentato a Art Verona lo scorso autunno: Visit Padania (www.visitpadania.com) coi suoi 6 pacchetti volti a mostrare la “nostra moderna eredità culturale”. A settembre un tour potrebbe davvero prendere forma, magari con tappa allo storico centro commerciale di Vimercate.
“L’aspetto performativo continua -spiega Filippo-. E continueranno le provocazioni”. Comprese le presentazioni del volume tra gonfiabili, musica gabber e wok&sushi.
E la Lega? “Ci ha aiutato molto che la Lega avesse in qualche modo ‘definito’, creato un marchio come Padania, richiamandosi peraltro a elementi ‘antichi’ che non stanno in piedi, come ‘il Dio Po’, o i Celti. A quell’operazione abbiamo dedicato il capitolo ‘Verso la Terra Promessa’”, dice Emanuele. “La Lega ha le stesse responsabilità di altri, ma sono gli unici ad avere l’orgoglio del Disastro, e gli unici ad avergli dato un nome e una mappatura, anche se piuttosto labile e dettata dalla geografia dei voti -continua Filippo-. Attraverso le foto smascheriamo la propaganda che ha venduto il Nord Italia per come in realtà non è, un territorio dall’architettura contigua. La Lega ha assistito -e contribuito- alla trasformazione della provincia del Nord in periferia del mondo. La Padania, salvo i centri storici e la natura, non è diversa da città dell’Est Europa o Los Angeles. Il Disastro fondamentale è l’annullamento della specificità del territorio del Nord Italia. Il paesaggio siamo noi: è questo il vero delitto”. —

Foto di Filippo Minelli

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