Ambiente / Approfondimento

Montagne di rifiuti. Il racconto degli escursionisti e l’impatto della plastica

Due terzi dei frequentatori delle principali comunità montane di 75 Paesi avvista regolarmente rifiuti abbandonati durante le escursioni, in particolare plastica, materiali organici, carta e cartone. I risultati della la “Global Waste in the Mountains Survey” condotta dai norvegesi di Grid-Arendal

© Markus Spiske - Unsplash

Due terzi dei frequentatori delle principali comunità montane di 75 Paesi avvista regolarmente rifiuti abbandonati durante le escursioni, in particolare plastica, materiali organici, carta e cartone. L’organizzazione non profit norvegese per la protezione dell’ambiente e del territorio Grid-Arendal ha deciso di approfondire la questione: tra marzo e maggio 2021, in collaborazione con altre organizzazioni -incluso il Programma delle Nazioni Unite sull’ambiente (Unep)-, ha lanciato la “Global Waste in the Mountains Survey” rivolta a guide alpine e frequentatori della montagna dove si chiedevano riscontri in merito alla quantità di rifiuti incontrati, alla loro composizione e alla zona dell’avvistamento. Inoltre è stata domandata la loro opinione rispetto alle responsabilità dell’inquinamento dell’ambiente montano e alle soluzioni che è possibile intraprendere per limitarlo.

La ricerca, condotta da Björn Alfthan e Laurent Fouinat, ha coinvolto 1.750 persone distribuite come detto nelle principali comunità montane di 75 Paesi. Le regioni maggiormente coinvolte sono state l’arco alpino insieme a Inghilterra, Spagna, Germania e Scandinavia. Al di fuori dell’Europa il sondaggio ha riguardato Stati Uniti, Canada oltre ai Paesi andini e dell’arco himalayano. Il 64,1% delle risposte proveniva da uomini, il 34,7% da donne mentre il restante 1,2% ha preferito non specificare. L’età è stata classificata in quattro fasce: solo l’1,8% ha meno di 18 anni e solo il 4,1% più di 65, mentre la maggior parte degli escursionisti si posiziona nelle fasce dai 18 ai 45 anni (58,9%) o dai 45 ai 65 (35,5%).

 

La tipologia di rifiuti trovati dagli escursionisti sulle montagne © Grid-Arendal

Agli intervistati è stato chiesto di annotare la quantità di materiali avvistata in relazione alla capacità di uno zaino da 60 litri: quasi la metà ha indicato di aver trovato abbastanza rifiuti da riempire la tasca superiore (stimata in 10 litri di capienza) e un quarto sostiene di aver potuto occupare metà dello zaino. Il 15% ha ritenuto che il volume avvistato fosse pari o superiore ai 60 litri e avrebbe richiesto più bagagli o viaggi per essere trasportato completamente a valle. Infine la restante parte non ha specificato o non si è imbattuta in rifiuti.

La seconda parte del sondaggio ha riguardato i materiali abbandonati e la loro composizione: la plastica, sia “dura” sia derivante da imballaggi, è stata trovata dall’88% degli escursionisti. Seguono i rifiuti organici, segnalati dal 72%, insieme a carta e cartone presenti nel 68% delle gite. Si aggiungono rifiuti di origine umana, vetro, metallo, tessuti sintetici, elettronica e rifiuti pericolosi. Tra i tipi di plastica più raccolti vi sono imballaggi, materiali di primo soccorso ed equipaggiamento da alpinismo mentre le bottiglie di plastica sono state abbandonate in misura minore. Il 78% ha trovato lungo le sue escursioni oggetti legati alla pandemia da Covid-19: in prevalenza mascherine, flaconi di igienizzante e guanti monouso. Due terzi dei frequentatori della montagna si imbatte “sempre o quasi sempre” in questo tipo di inquinamento mentre il 60% ha osservato un aumento della quantità di oggetti abbandonati negli ultimi cinque anni.

Gorakshep, Khumjung, Nepal © Sylwia Bartyzel – Unsplash

In seguito è stato chiesto di indicare le zone dove sono stati compiuti gli avvistamenti. La quasi totalità (81%) si è imbattuta nei rifiuti lungo o a lato del sentiero, nei parcheggi per automobili (il 77% delle volte) e nelle aree di ristoro in quota o lungo i sentieri (il 72% dei casi). Meno soggette all’inquinamento sono state le restanti aree considerate dal sondaggio, come i rifugi alpini e l’inizio del sentiero dove sono stati incontrati rifiuti in poco più del 60% dei casi. Infine le zone classificate come “cima o sommità” e “crepacci o grotte” si trovano al fondo della classifica, risultando inquinate in poco meno della metà dei casi.

Ulteriori domande rivolte ai partecipanti hanno riguardato la loro opinione sulla responsabilità della gestione dei rifiuti in montagna e le soluzioni per porre un freno al fenomeno. Se per la maggior parte degli intervistati (86%) i singoli escursionisti hanno un ruolo importante nel ridurre l’inquinamento, la metà ritiene che la responsabilità della gestione dell’ambiente alpino spetti anche ad associazioni turistiche e di trekking, organizzazioni ambientaliste e operatori del settore privato. Per quanto riguarda le possibili soluzioni, sono emerse tre strategie su cui la quasi totalità degli escursionisti ha concordato. La prima si basa sul principio di ridurre al minimo il proprio impatto sull’ambiente alpino, riportando a valle ogni tipo di rifiuto. Gran parte degli escursionisti, inoltre, ha ritenuto necessaria una maggior educazione sui danni prodotti dall’inquinamento in ambiente alpino. Infine la terza strategia consisterebbe nello sviluppo di materiali alternativi ed ecosostenibili per ridurre gli sprechi.

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