Diritti

Meno sciopero per tutti

Succede spesso, di frote a proposte o provvedimenti dirompenti ma presentati sotto le spoglie della ragionevolezza, di trovarsi un po’ spiazzati. La recente legge delega sulla revisione del diritto di sciopero rientra in questa categoria. Il governo l’ha messa in…

Succede spesso, di frote a proposte o provvedimenti dirompenti ma presentati sotto le spoglie della ragionevolezza, di trovarsi un po’ spiazzati. La recente legge delega sulla revisione del diritto di sciopero rientra in questa categoria. Il governo l’ha messa in campo facendo riferimento, in modo piuttosto esplicito, al caso Alitalia: scioperi frequenti, proclamati da sigle sindacali sconosciute, con forte disorientamento dell’opinione pubblica.

La svolta voluta dal governo, con una nuova regolamentazione – in senso restrittivo – della disciplina dello sciopero nel campo dei trasporti (una disciplina che già limitava non poco il diritto all’astensione dal lavoro) può sembrare un provvedimento ragionevole, ma è sempre bene in questi casi andare oltre la prima impressione e ascoltare le voci dei più saggi. Qui sotto c’è un’intervista a Pierre Carniti, ex segretario generale dell Cisl, che invita a cogliere l’essenza del provvedimento, penstao d aun governo di destra che fa l’interesse dei padroni. E che si appresta – aggiungo io – a dare una risposta di segno autoritario -la più frequente in circostanze del genere – alla grave crisi economica e sociale che si sta abbattendo sul paese.

Carniti: «Un governo dei padroni che fa il suo mestiere»
Manuela Cartosio

Pierre Carniti: un nome, una garanzia. Disturbiamo il «mitico» (quando ci vuole ci vuole) segretario della Fim e poi della Cisl per sapere cosa pensa della legge delega per limitare il diritto di sciopero (per ora solo nei trasporti, poi si vedrà). Lui esordisce dicendo che le «tecnicalità» l’interessano poco.

E allora andiamo subito al sodo.
Al fondo c’è l’idea di disciplinare per via autoritativa il dissenso e il conflitto. Un’idea che si è sempre rivelata illusoria.

Mica sempre, purtroppo.
Certo, dipende dalla circostanze.

Quelle attuali sono piuttosto bigie, soprattutto in italia.
Viviamo in quella che è stata definita post-democrazia. Non siamo sotto il tallone di ferro di un regime antidemocratico. Ogni tot anni ci chiamano a votare, non spediscono i dissidenti al confino a Linosa, i giornali continuano a uscire… Però la democrazia si è davvero affievolita, ha perso linfa e sostanza. E’ un esito a cui ha contribuito anche la smania di privatizzare i servizi pubblici: nessuno risponde più a nessuno.

Quelli che vogliono limitare il diritto di sciopero con referendum preventivi e tetto del 51% usano come alibi la Germania. Lì si fa così da sempre, dov’è lo scandalo?
E’ una specialità tutta italiana quella di citare esempi solo per la parte che fa comodo. Vogliono fare come in Germania? E allora comincino a pagare ai lavoratori italiani salari tedeschi. Il differenziale è del 30%. Inoltre, non si può non tener conto che in Germania non c’è competizione sindacale, mentre in Italia ci sono tre sindacati confederali e una serie di altre organizzazioni. La storia sindacale pesa, non si può cancellare con un colpo di spugna.

Dopo l’accordo separato sulla controriforma dei contratti, il governo va all’attacco del diritto di sciopero. Conta sulla divisione sindacale, anzi la vuole ancor più esarcebare.
Smettiamo di pensare che quelli del governo Berlusconi fanno così perché sono cattivi. Abbiamo un governo di destra, un governo dei padroni che fa il suo mestiere. Dividere i sindacati, indebolirli, è uno dei suoi scopi manifesti. E la divisione è funzionale alla sua politica. Obama, appena eletto, ha fatto il contrario di Berlusconi. Ha telefonato alle due centrali sindacali sollecitandole a sottoporgli proposte unitarie.

La Cisl tiene bordone a un governo che vuole far fuori la Cgil.
Può darsi. Constato che i rapporti tra le confederazioni non sono mai stati tanto tribolati e negativi. Mi pare che nessuno lo consideri un problema. Neppure tra i lavoratori. Non vedo in giro una rivolta, un movimento che dica a Cgil, Cisl, Uil "adesso smettetela, ci avete rotto le palle". Così la disunità resta solo una disputa tra apparati. O un argomento da sottoporre agli esperti di marketing che sostengono che tre sindacati fanno più tessere di uno solo.

Nel pieno della crisi economica c’è il rischio che i lavoratori digeriscano anche una legge antisciopero.
Appunto per questo provano a farla adesso. Nonostante la pesantezza della crisi, penso che troveranno pane per i loro denti. Si preparino a dispiegare oltre che le ronde nei parchi anche la polizia nelle fabbriche.

Il diritto di sciopero è individuale e costituzionalmente garantito. Un altro attacco di Berlusconi-Bonaparte alla Costituzione?
Ma l’articolo 40 della Costituzione dice che il diritto di sciopero "si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano". Bisogna ammettere che un varco per una legge restrittiva c’è. Dunque, difendiamo la nostra bella Costuituzione che se lo merita. Sapendo però che finché non si ricostruirà un’identità e una forza dei lavoratori non andremo molto lontano.

Che effetto fa a un ex sindacalista sentir parlare di scioperi virtuali o simbolici?
Mi ricordo i giapponesi: si mettevano una fascia sulla testa con sopra scritto la parola d’ordine dello sciopero e intanto lavoravano. In Italia i lavoratori sulla fascia potrebbero metterci la faccia di Berlusconi con sotto scritto "Questo me lo sono voluto io".
 

 dal manifesto del 27/02/09 

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