Diritti

Mediaset e le mire sui giornali

Mancano dei pezzi alla discussione sulla decadenza del divieto per le tv di acquistare giornali 

Si parla molto in questi giorni della possibilità data dal decreto cosiddetto "milleproroghe" alle aziende televisive (e nella fattispecie a Mediaset) di poter acquisire giornali avendo già televisioni. Si legge che il divieto è contenuto nella legge Gasparri, in realtà è contenuto nel Testo Unico sulla Radiotelevisione in cui è stata accorpata tutta la legislazione sulla materia l’anno dopo l’approvazione della cosiddetta Legge Gasparri.

La norma del decreto Milleproroghe ha fissato per il 31 marzo il termine del divieto di "incroci" fra stampa e televisioni. In realtà cosa è successo? E’ stato abolito dal decreto "milleproroghe" il divieto, introducendo una scadenza molto vicina, anticipata rispetto a quello del 31 dicembre 2011 presente nella precedente versione. Un anno in meno: nel testo votato al Senato il termine era il dicembre 2012, come richiesto dall’Authority per le Telecomunicazioni tramite una segnalazione che era stata fatta ai primi di dicembre al Governo.

E’ curioso che su questo tema, nonostante le smentite "colorate" ("stupidaggini") di Fedele Confalonieri, sia intervenuto Cesare Romiti, presidente onorario di Rcs (la società editrice del Corriere della Sera). Probabilmente la posizione di Confalonieri è credibile nell’immediato, ma il nuovo termine sembra più dettato da una prova di forza quanto mai necessaria sul piano mediatico per Berlusconi in questa fase.

Il punto non è, per ora, "controllare" il Corriere della Sera, ma "mostrare" che questo sia possibile. Il corto circuito è di altra natura, non politica, bensì economica: Mediaset è una delle poche realtà editoriali televisive che può permettersi di avviare certi tipi di investimenti visti i profitti in crescita dettati dalla sua aggressività sul mercato pubblicitario e da una legge, quella precedentemente citata sul Sistema Radiotelevisivo, che favorisce in maniera schiacciante gli investimenti pubblicitari sulla televisione e nello specifico su quella commerciale dominata da Mediaset stessa. E’ evidente che in una situazione di "sofferenza" subìta maggiormente dai giornali, essi diventino automaticamente la preda di chi invece dalla situazione di "crisi" ne trae vantaggio sul mercato pubblicitario. 

Le levate di scudi su questa norma del "milleproroghe" sono state tutto sommato poche, ma se il problema venisse visto alla radice implicherebbe alcune conseguenze: la prima che la battaglia contro l’egemonia dell’impero di Berlusconi venga fatta in maniera più credibile dall’opposizione e non solo dall’ex salvatore della Fiat e attuale presidente onorario del terzo colosso dell’informazione italiana. La seconda è che per eliminare il problema alla radice non serve scommettere sul voto del "milleproroghe" di un gruppo parlamentare autochiamato "Responsabili", ma cambiare la legislazione che rende non solo tutto questo legalmente possibile in prospettiva (se sia domani o dopodomani cambia soprattutto per il momento politico di Berlusconi a cui serve più potere ora), ma anche "finanziabile" oggi per domani.

In altre parole impegnarsi per cambiare le leggi che permettono tutto questo e non sperare che chi fa le leggi poi sia così magnanimo di farsi le proroghe per non renderle applicabili. 

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