Diritti

Marchionne spinge la Costituzione fuori dalle fabbriche

La Fiat non applicherà più gli accordi sindacali nel comparto dell’auto. Come dice Giorgio Cremaschi, "un atto di autoritarismo padronale" destinato a fare scuola. La Costituzione viene spinta fuori dai posti di lavoro

Giorgio Cremaschi, storico dirigente sindacale della Fiom, ha commentato così la disdetta degli accordi sindacali nazionali annunciata dalla Fiat: "La decisione di Marchionne non ha nulla di tecnico, ma è una precisa scelta politica. La Fiat, a conclusione del percorso iniziato un anno e mezzo fa a Pomigliano, liquida le libertà costituzionali dei lavoratori in tutto il Gruppo e apre la via all’estensione di un brutale autoritarismo padronale in tutte le aziende. Bisogna fermare questo disegno che porta a un vero e proprio fascismo aziendalistico.  Questo è il momento della prova per tutta la democrazia italiana e per tutte le forze democratiche".

Cremaschi ha pubblicato recentemente un libro molto lucido – "Il regime dei padroni" (Editori Riuniti) – nel quale descrive l’offensiva in atto nelle fabbriche e nel paese contro gli operai e il lavoro salariato, mettendo al centro dell’argomentazione lo stretto nesso esistente fra diritti dei lavoratori e diritti democratici tout court.

Cremaschi, fra le altre cose, fa notare di quanto consenso politico e mediatico goda – inopinatamente – la Fiat di Marchionne, nonostante le sue brutali azioni contro il lavoro, compensate da promesse iperboliche – come il raddoppio della produzione di auto entro il 2014! –  di cui si omette di valutare l’attendibilità.

L’accordo di Pomigliano è individuato come l’avvio di un’era nuova (sono seguiti in effetti l’uscita da Confindustria e ora questa denuncia del contratto nazionale) che ben presto coinvolgerà le maggiori aziende. Già ora è impossibile non vedere la coincidenza fra l’annuncio di Marchionne e il recente discorso programmatico di Mario Monti.

In un passaggio del libro Cremaschi ricorda un episodio: il licenziamento di un impegato alla Fiat di Torino, delegato Fiom, per avere inoltrato un messaggio di solidarietà con gli operai di Pomigliano spedito dagli operai della fabbrica polacca (sempre Fiat) di Tichy. "È stato un atto di autentico fascismo aziendale – scrive Cremaschi nel libro – che è passato sotto sostanziale silenzio nella grande informazione e che non ha suscitato alcun moto di indignazione nel campo della politica ufficiale. Se quel licenziamento fosse avvenuto in Cina con le stesse motivazioni (uso di mezzi aziendali e danno all’immagine dell’azienda), avrebbe sicuramente suscitato qui da noi più scandalo".

C’è di che meditare anche su un’altra considerazione di Cremaschi. Lo Statuto dei lavoratori approvato nel ’70, dice il sindacalista, fece entrare la Costituzione sul posto di lavoro; oggi i Marchionne, i Sacconi e così via stanno lavorando per ributtarla fuori da fabbriche e uffici.

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