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Mafie in Emilia: non è una paranoia

Il 28 ottobre era iniziato, con l’udienza preliminare, il processo ai 219 imputati dell’inchiesta "Aemilia", sulle infiltrazione della criminalità organizzata in regione, i cui interessi ricostruiamo in questo articolo. Sono 140 le persone rinviate a giudizio il 21 dicembre. Quasi tutti sono legati a una sola cosca, quella di Cutro (Kr), e al suo leader Nicolino Grande Aracri. La prima udienza è fissata per il 23 marzo 2016 a Reggio Emilia

Tratto da Altreconomia 176 — Novembre 2015

L’operazione “Aemilia”, che nel febbraio del 2015 ha sconvolto l’Emilia-Romagna, ha visto arrestare 219 imputati, poi finiti a processo, iniziato il 28 ottobre 2015 (le persone rinviate a giudizio dopo l’udienza preliminare sono 140, e tra loro c’è anche l’ex calciatore della Nazionale campione del mondo nel 2006 Vincenzo Iaquinta, ndr). Quasi tutti sono legati a una sola cosca, quella di Cutro (Kr), e al suo leader Nicolino Grande Aracri. Ora prendete questo numero, 219 per una cosca, moltiplicatelo per le altre 50 ramificazioni criminali presenti in regione (tra ‘ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita) ed elevatelo alle 7 mafie stranieri presenti (Nordafricana, nigeriana, cinese, Sudamericana, romena, ucraina e albanese): ecco l’equazione esatta che porta a dire al Sostituto procuratore antimafia Roberto Pennisi: “l’Emilia-Romagna è terra di mafia”.
La presenza delle aziende mafiose è innanzitutto significativa nella gestione di opere pubbliche: nel corso degli ultimi 30 anni, la ristrutturazione della Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’ampliamento e la ristrutturazione dell’aeroporto di Bologna e i servizi a terra dello stesso scalo, il progetto di ristrutturazione di Piazza Maggiore a Bologna. E ancora: la realizzazione del sottopasso di collegamento di via Cristoni e Pertini oltre la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno (Bo), alloggi e autorimesse a Budrio (Bo) e Forlì, case popolari a Bologna, Reggio Emilia e Modena.

Nell’aprile del 2014 scatta un’operazione delle forze dell’ordine che dà esito a due filoni di indagine svolte dai carabinieri di Reggio Emilia (operazione “Zarina”) e Bologna (operazione “Aurora”), condotte rispettivamente da giugno 2010 ad ottobre 2011 e da novembre 2011 ad ottobre 2012 e aventi per oggetto, in gran parte, gli stessi personaggi e pertanto coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) in un unico filone investigativo. Il blitz dei Carabinieri porta all’esecuzione  di misure cautelari, emessa dal gip di Bologna, a carico di 13 persone (7 destinatari di custodie cautelari in carcere e 6 ai domiciliari), tutti ritenuti contigui alle cosche Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto.
Le intimidazioni e le minacce ad amministratori e uomini dello Stato, ormai una costante, svelano il volto della criminalità: lettere minatorie, proiettili, auto incendiate, spari nelle abitazioni, esplosioni, aggressioni verbali e fisiche, sequestri di persona, ferimenti, omicidi. Il boom arriva nel 2014 quando, secondo i dati della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli eletti negli enti locali, l’Emilia-Romagna balza al primo posto per le regioni del Nord. Tra il 2013 e il primo quadrimestre del 2014 in regione si sono verificati 50 minacce indirizzate agli amministratori locali, il 68% in provincia di Bologna.

Questo dato non è una sorpresa: negli anni precedenti le mafie hanno assaltato caserme dei Carabinieri (Sant’Agata Bolognese), mollato bombe all’agenzia delle entrate (Sassuolo), elargito proiettili (tra gli altri Massimo Mezzetti esponente di SEL), tagliato gomme (liquidatore Sapro nel forlivese), dato fuoco con grande maestria (un mezzo meccanico esplode in media ogni tre giorni), minacciato giornalisti (5 casi negli ultimi anni, con il cronista Giovanni Tizian che finisce sotto scorta). Secondo SoS impresa, in Italia il racket dell’usura coinvolgerebbe 200mila commercianti, di cui 8.500 in Emilia-Romagna, dove -secondo il rapporto Eurispes 2015- i reati di “strozzo” sarebbero triplicati in due anni, passando dai 21 del 2011 ai 67 del 2013, con 31 denunce e 43 vittime accertate. Numeri di denunce sempre insufficente rispetto alla vastità del problema. Secondo il magistrato Lucia Musti, memoria storica dell’antimafia emiliana, “le intimidazioni denunciate sono state pochissime, quello che abbiamo trovato l’abbiamo trovato grazie alle intercettazioni”.

La Direzione investigativa Antimafia ha evidenziato che non c’è provincia o zona della regione che non sia contaminata dal nesso inscindibile tra gioco d’azzardo, indebitamento e successiva estorsione e usura. Ma il quadro della presenza mafiosa in Emilia-Romagna non è ancora completo: la Regione è tra i leader in Italia per lavoro nero e sul fronte degli irregolari. Anche per il trasporto su gomma. Su 9.083 imprese registrate in Emilia-Romagna, tra l’altro, 2.599 (il 30%) risultano non possedere neppure una bicicletta. L’arcano lo spiega Franco Zavatti della Cgil di Modena: “Alcune sono le ditte fantasma attraverso cui la malavita organizzata fa il pieno d’infiltrazioni nei cantieri. Entra ed esce e controlla il territorio, la manodopera, minaccia chi lavora onestamente e butta fuori dal mercato”. Da qui le minacce verso Cinzia Franchini, presidente CNA Fita di Modena, che si è vista recapitare dei proiettili in sede (vedi Ae 173).
Ma il motore economico che fa girare gli affari della criminalità è la droga. Le mafie hanno trasformato la provincia di Bologna in snodo del narcotraffico internazionale. Francesco Ventrici (condannato nel luglio 2014 a 16 anni di reclusione per i reati di traffico internazionale di droga ed estorsione aggravata) e Vincenzo Barbieri (ucciso nel 2011 in Calabria) nel decennio 2001-2011 hanno messo in campo un’organizzazione capace di trattare alla pari con i narcos di tutto il mondo.

Infine, l’Emilia-Romagna è la quinta regione in Italia per casi di segnalazione di riciclaggio. Stando a una analisi della Cisl sui dati della Banca d’Italia e Istat, 6 tra le 9 province dell’Emilia-Romagna figurano tra le 50 italiane dove sono state registrate il maggior numero di Sos, segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio. Nell’ambito regionale Bologna mantiene il primato assoluto, con 1.077 segnalazioni. In Romagna, la provincia di Forlì-Cesena registra ben 139 segnalazioni ogni 100mila abitanti, con un preoccupante incremento del 42,6% nel 2014 rispetto all’anno precedente, seguita da Rimini con 131 casi segnalati e Ravenna con 112 segnalazioni e un aumento del 34,7%. Secondo quanto pubblicato in un recente rapporto del ministero dell’Interno, infine, i beni sequestrati in Emilia-Romagna al 31 luglio 2014 sono 448, per un valore di 21 milioni di euro. —

* Fondatore AdEst e vincitore del Premio Fava 2011. Il suo ultimo libro, scritto con Massimo Manzoli, è “Periferie: Terre Forti” (gaetanoalessi.blogspot.it)

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