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Mafia e antimafia in Lombardia

Mentre il governo scioglie il Comune di Sedriano (Mi) per le infiltrazioni della ‘ndrangheta, Milano celebra con un rito civile il funerale di Lea Garofalo, testimone di giustizia calabrese torturata e uccisa in Lombardia _ _ _
 

Tratto da Altreconomia 154 — Novembre 2013

La mafia in Lombardia esiste, e ne abbiamo le prove (anche se molti continuano a negarlo). Se non è sufficiente contare 1.186 tra beni e aziende confiscate in regione -secondo i dati dell’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati-, il record delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette -929 su 5.263 a livello nazionale, secondo la Direazione investigativa antimafia- e il record delle operazioni antidroga -ben 3.545, circa 10 al giorno di media, secondo la Direzione centrale servizi antidroga del ministero dell’Interno-, adesso è arrivata l’ultima conferma, quando lo scorso 16 ottobre il Consiglio dei Ministri ha comunicato ufficialmente di aver deliberato lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Sedriano, una città di 11mila abitanti in provincia di Milano.
Non era mai successo in precedenza: è il primo caso di scioglimento di un ente locale in Lombardia per mafia, e il sesto in tutto il Nord Italia, dopo quelli dei Comuni di Bordighera e Ventimiglia (in Liguria) e quelli di Bardonecchia, Rivarolo Canavese e Leinì (in Piemonte).

Il sindaco di Sedriano, il pidiellino Alfredo Celeste, sessantenne professore di religione, eletto nel 2009 e oggi indagato per corruzione, non accetta la decisione di Palazzo Chigi e ha deciso di non lasciare lo scranno di primo cittadino.
L’Italia è il Paese in cui un sindaco su cui grava un’ombra pesante rimane al suo posto, mentre un altro -a cui gli emissari della ‘ndrangheta hanno bruciato l’auto personale e quella della sorella-, il calabrese Rosario Rocca, sindaco di Benestare (Rc), è stato spinto a dimettersi perché “lasciato solo dallo Stato” di fronte alla violenza e alla prepotenza della criminalità organizzata.
La Lombardia è stata colonizzata dalle mafie, in particolare dalla ‘ndrangheta, e come affermano i giudici della Direzione distrettuale antimafia, in parte questo è stato possibile perché vi sono stati, e vi sono, imprenditori, politici e professionisti al servizio delle cosche o che si servono di esse per realizzare affari o occupare posti di potere. Si tratta di quella fetta di società che alcuni studiosi hanno denominato “borghesia mafiosa” o “area grigia”. Per fortuna, la regione più importante d’Italia e la sua città capoluogo, Milano, negli ultimi tempi hanno inviato anche forti segni di ribellione alle mafie, all’omertà, alla complicità. Citiamone alcuni. L’Università Statale organizza da tre anni una summer school, coordinata dal professor Nando Dalla Chiesa, e dedicata alla comprensione del fenomeno mafioso e delle sue dinamiche di infiltrazione e di radicamento sui territorio del Nord Italia. Il Comune di Milano -che è uno dei 33 in Lombardia ad aderire ad Avviso Pubblico, insieme alle Province di Mantova e Pavia- si è dotato di una commissione antimafia e di un ufficio antiriciclaggio (vedi Ae 151).

L’amministrazione meneghina, inoltre, ha deciso di concedere una delle principali piazze della città di Milano, piazza Beccaria, per svolgere i funerali civili di Lea Garofalo, la giovane testimone di giustizia calabrese, rapita, torturata, uccisa e bruciata proprio nel capoluogo lombardo. Sabato 19 ottobre più di mille persone hanno risposto all’appello di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, e di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Quest’ultimo, nell’esordio del suo intervento al rito funebre, ha affermato: “Oggi Milano è una città antimafia”, e il pubblico presente ha risposto con un caloroso, spontaneo e sincero applauso.
Anche nella provincia lombarda le cose iniziano a cambiare. Proprio in un mondo delicato com’è quello delle professioni. A Lodi, il presidente dell’ordine degli ingegneri, Luca Bertoni, già noto alle cronache per aver elaborato un protocollo antimafia in materia di appalti nel settore privato, insieme alla sua collega Serena Righini, in un’intervista al giornale “Il Cittadino” ha affermato: “Il lodigiano non è un’isola felice, impermeabile alle infiltrazioni malavitose. Recenti inchieste hanno evidenziato purtroppo come alcune frange del mondo delle professioni abbiano accolto e sostenuto nella crescita imprenditoriale mondi malavitosi. Riteniamo non più prorogabile un impegno civile, nei vari ruoli, spesso vitali, che l’ingegnere ricopre all’interno della società. Voglio allora rimarcare che l’Ordine degli ingegneri di Lodi inizia un percorso di formazione e informazione per i propri iscritti, ma anche di affiancamento ai colleghi che potessero trovarsi in situazioni difficili”.
Parole chiare, che non lasciano spazio per alcun tipo di alibi e che gettano le basi per la pratica concreta di una cultura della cittadinanza responsabile. —
 

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