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Macerata, specchio d’Italia e dell’Europa

“Fascismo e antifascismo sono sullo stesso piano”, si dice. Peccato che il primo sia culto della violenza, del potere che opprime, della razza; il secondo, invece, la radice stessa della Costituzione e della Repubblica

Tratto da Altreconomia 202 — Marzo 2018
Un momento della manifestazione che si è svolta a Macerata il 10 febbraio 2018

Macerata, uno specchio dell’Italia e dell’Europa. Infatti è guardando alla sequenza di avvenimenti che si sono verificati nella città marchigiana che ci vengono restituite sia la fisionomia dei pregiudizi peggiori, sia la fisionomia dell’impegno democratico necessario per rigenerare la qualità dell’accoglienza e della convivenza.

I fatti sono noti: l’omicidio e lo scempio del cadavere di Pamela Mastropietro; l’emergere della responsabilità di individui legati al mondo dello spaccio e di nazionalità nigeriana; il raid razzista e potenzialmente omicida commesso da Luca Traini per “vendetta”; la reazione imbarazzata del sindaco; il diffondersi di un sentimento di ostilità verso gli stranieri in una parte della popolazione; le scorribande neofasciste di Casa Pound e di Forza Nuova; la successiva grande e pacifica manifestazione antirazzista e antifascista del 10 febbraio scorso. Vediamo anzitutto i pregiudizi che risaltano da questo specchio. Il primo afferma che immigrazione significa criminalità e che la presenza eccessiva delle persone straniere, specie se di origini africane, è un’invasione che colpisce la sicurezza e la “razza bianca”. Si dice: non sono gli italiani a essere razzisti, sono gli stranieri a essere troppi. Il secondo pregiudizio dice che siamo dinanzi a un caso di follia individuale. Il terzo pregiudizio dice che in Italia non c’è alcun pericolo di ritorno del fascismo, morto nel 1945; si afferma che fascismo e antifascismo sarebbero opposti estremismi da porre sullo stesso piano e da sconfiggere.

Si tratta di tre menzogne.

I comportamenti criminali non dipendono dall’appartenenza etnica, semmai hanno in parte un legame con la marginalizzazione sociale. Il diffondersi di atteggiamenti razzisti non deriva dall’eccesso di stranieri, ma dal colpevole e perdurante vuoto di risposta politica. È l’irresponsabilità dell’Unione europea, che ha scaricato il problema su Italia e Grecia; è l’irresponsabilità dei governi succedutisi in questi anni, privi di un progetto in grado di dare continuità all’accoglienza in termini di cittadinanza effettiva e pronti ad accordarsi con la Libia dei campi di detenzione e di tortura; è l’irresponsabilità del Parlamento, che ha fatto cadere ogni ipotesi, anche molto cauta, di quello che impropriamente è stato chiamato ius soli; è l’irresponsabilità di molti amministratori locali, buoni solo a chiudere le mura delle loro città; è l’irresponsabilità di tutti i partiti di destra e del Movimento 5 Stelle, che perseguono la logica del respingimento nei confronti dei migranti. Poi bisogna riconoscere che non si tratta di follia individuale, ma del crescere di un’intolleranza dovuta a un malessere economico e sociale dalle cause non individuate correttamente e spostate sul capro espiatorio ideale: gli stranieri, soprattutto se africani. L’attentatore che ha colpito Mahamadou Toure, Jennifer Otioto, Gideon Azeke, Wilson Kofi, Festus Omagbon e Omar Fadera non è semplicemente un “pazzo”, è l’espressione criminale di un retroterra nel quale un mix di militanza neofascista e leghista coltiva attivamente il pregiudizio razzista. Infine va evidenziata la mistificazione per cui fascismo e antifascismo sono sullo stesso piano: il primo è culto della violenza, del potere che opprime, della razza, un culto che torna in forme rinnovate ma con la stessa indole di sempre; il secondo è la radice stessa della Costituzione e della Repubblica. Nello specchio di Macerata capiamo soprattutto quanto sia urgente il dovere di tornare a praticare l’etica del bene comune, che guarda alla dignità di chiunque, e di partecipare alla vita politica democratica, sconfiggendo il razzismo e il fascismo. “Democrazia” significa organizzare l’accoglienza verso ogni persona e svolgerla nel sistema economico, politico, educativo. Come ricorda Omero nel sesto canto dell’Odissea il principio di accoglienza è il fondamento della civiltà: “Lo straniero, il supplice, è come il fratello per l’uomo che abbia anche soltanto un poco di senno”.

Roberto Mancini, insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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