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M5, tutt’altro che un successo

Una rivista del gruppo Reuters assegna un “premio” alla Linea 5 della metropolitana di Milano perché “eccellenza mondiale in ambito finanziario”. Il Comune festeggia nonostante l’assessore competente, tre anni fa, avesse riconosciuto ad Ae le storture dell’opera in project financing. Tempi e costi fuori controllo e nessuna penale per il concessionario
Una rivista del gruppo Reuters avrebbe riconosciuto un “premio” alla Linea 5 della metropolitana di Milano (la “Lilla”) in quanto “eccellenza mondiale in ambito finanziario”. 
 
L’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran ha dichiarato soddisfatto che M5 “è un esempio virtuoso di opera realizzata nei tempi previsti e senza extracosti”, “che vogliamo replicare con la M4”. Si tratta di un’evidente contraddizione di quanto affermato dallo stesso Maran tre anni fa, videointervistato da Altreconomia (da 17:12 in poi). A proposito di M5, infatti, aveva constatato “la dimostrazione che la finanza di progetto così come è stata pensata tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio non funziona oggi. E quindi per le prossime opere sicuramente si dovranno individuare -a livello nazionale e sul nostro territorio- delle modalità che permettano una maggiore certezza di tempi e di costi, che oggi non c’è”.
 
Oggi quelle stesse parole cedono il passo all’“esempio virtuoso di opera realizzata nei tempi previsti e senza extracosti”, mentre nel comunicato con il quale Comune di Milano ha preso atto della notizia e ringraziato le imprese coinvolte nell’opera -Astaldi, Ansaldo STS, Hitachi Rail Italy -già Ansaldo Breda-, ATM S.p.A. e Alstom ferroviaria- non è stato inserito da nessuna parte il costo finale dell’opera. 
 
Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che l’opera inizialmente inclusa dal Cipe tra quelle “strategiche” nel 2001 (quando si chiamava “Monza metropolitana”) sarebbe dovuta costare 376,5 milioni di euro. Nel corso del tempo, l’”esempio virtuoso” è schizzato prima a 557,8 milioni (nell’estate 2007) e poi a 1,5 miliardi di euro e rotti, coperti dalle risorse pubbliche per quasi il 60% dell’importo.
 
“Virtuoso” sarebbe poi il mancato rispetto del cronoprogramma di un’opera che è stata consegnata con tre anni di ritardo (fine 2015) rispetto alle (continuamente prorogate) scadenze.
 
E sarebbe una “virtù” aver inoltre investito per nulla 79 milioni di euro, come ha fatto il Comune di Milano per strappare un anticipo sulla consegna entro l’avvio di Expo che mai si è realizzato. Una decisione assunta nel luglio 2010 dall’allora Commissario straordinario delegato ad Expo2015, Letizia Moratti, che decise di affidare a Metro 5 Spa la realizzazione del “prolungamento” della tratta originaria di M5, conducendo parte dei 20 milioni di visitatori attesi fino allo stadio San Siro, attraverso lo snodo di Lotto (che interseca la linea rossa, M1). 
Per ultimare il prolungamento occorrevano 62 mesi, cinque oltre l’inizio di Expo. La riduzione a 57 mesi e la consegna tempestiva entro l’Esposizione universale determinarono un “sovrapprezzo” di quasi 80 milioni di euro “integralmente sostenuto dall’amministrazione comunale”. L’intera linea non è stata consegnata per tempo, ma nessuna penale è stata contestata al concessionario.
 
Lo stesso concessionario che, a “intera linea avviata” (fine 2015), può contare su un "canone di disponibilità” annuale per la gestione pari a 84,9 milioni di euro per vent’anni. Dal 2036 in avanti il canone scenderà a quota 32,2 milioni di euro. E le prospettive d’incasso da qui al 2040 per le società sono di oltre 1,7 miliardi di euro, su 600 milioni investiti.
 
Un “successo” per tutti, tranne che per il Comune di Milano.

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