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Uno studio scientifico mostra il legame tra la presenza di Berlusconi al governo e i profitti extra di Mediaset. Intervista al professor Ruben Durante, co-autore dell’analisi “Marked-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy”

Tratto da Altreconomia 158 — Marzo 2014

Tra il 1994 e il 2009, Silvio Berlusconi è stato al potere per circa nove anni. Negli anni del suo governo il gruppo Mediaset ha ottenuto profitti extra per oltre un miliardo di euro derivanti, in particolare, da maggiori investimenti pubblicitari da parte di aziende operanti in settori regolati (buona parte delle grandi imprese partecipate dallo Stato). La relazione tra la presenza di Berlusconi al potere e le entrate pubblicitarie di Mediaset è stata analizzata in un recente studio pubblicato dal National Bureau of Economic Research americano e curato da quattro economisti: Stefano DellaVigna (Berkeley), Ruben Durante, (Sciences Po Parigi e Yale), Brian Knight (Brown), ed Eliana La Ferrara (Bocconi). “Se un imprenditore con interessi nel settore dei media non potesse entrare in politica, i presupposti alla base della nostra analisi verrebbero meno. La situazione Italiana degli ultimi vent’anni, invece, rappresenta quasi un caso da manuale”, spiega Durante. Lo studio, “Marked-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy” è un’analisi scientifica che, utilizzando dati sulla spesa pubblicitaria delle imprese italiane (fonte Nielsen), analizza l’effetto della presenza di Berlusconi al governo sulla distribuzione della spesa pubblicitaria tra il 1994 e 2009, controllando fattori potenzialmente rilevanti (come le oscillazioni dell’audience, o le variazioni stagionali degli investimenti pubblicitari).“Da un punto di vista scientifico, l’alternanza di Berlusconi -principale azionista di Mediaset- tra governo e opposizione durante questi 15 anni, fornisce un’opportunità quasi unica per esaminare questa questione,” spiega Durante. I risultati della ricerca confermano che, quando Berlusconi è al potere, Mediaset cattura una fetta più grande della spesa pubblicitaria totale, a scapito della Rai e, in misura minore de La7. Gli autori stimano anche la dimensione di questo effetto: “in termini monetari il vantaggio diretto per Mediaset è di 123 milioni di euro all’anno” per un totale di più di un miliardo di euro per l’intero periodo. Altra cosa interessante è  la tendenza a favorire Mediaset quando Berlusconi è al potere, particolarmente pronunciata per imprese operanti in settori più soggetti a regolamentazione pubblica (telecomunicazioni, farmaceutico, costruzioni, media), e per imprese di grandi dimensioni. “Questa strategia di lobbying indiretto (come l’articolo lo definisce) è un fenomeno poco trasparente, e quindi più appetibile per quelle imprese che non vogliano (o non possano) mostrare pubblicamente una connessione diretta con chi è al potere”, dice Durante. L’acquisto preferenziale di spazi pubblicitari sulle reti Mediaset -a discapito delle altre- permetterebbe quindi alle imprese di stabilire una relazione positiva con il governo, senza la necessità di doverla difendere d’innanzi all’opinione pubblica. La stessa logica può applicarsi ad altri Paesi in cui potere politico e interessi economici sono legati quali la Thailandia, il Cile, o la Repubblica Ceca, dove il partito di Andrej Babiš -uno degli uomini più ricchi del Paese e proprietario di un impero mediatico- è recentemente entrato nella coalizione di governo. “Da un punto di vista legislativo, un tema come quello da noi studiato complica la regolamentazione del conflitto d’interesse visto che, in teoria, questi conflitti indiretti potrebbero emergere in tutti i casi in cui un politico abbia interessi economici, non solo nei media”.  —

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