Economia / Varie

L’innovazione nel Chianti

A Contea, tra i colli di Rufina, ha aperto un FabLab: gli “artigiani digitali” mettono stampanti e strumenti 3D al servizio del territorio

Tratto da Altreconomia 167 — Gennaio 2015

A Rufina, nel cuore del Chianti, in provincia di Firenze, è nato un FabLab, dall’inglese fabrication laboratory. I nuovi “artigiani digitali” (ai quali Altreconomia ha dedicato anche il libro “Maker A-Z”, vedi box) hanno aperto bottega nell’ex asilo nido della frazione di Contea, che è diventato un laboratorio per la ricerca e l’innovazione. “Il fine formativo è stato mantenuto, anche se con forme e strumenti diversi” racconta Tommaso Leoni, un passato da informatico nel campo dell’elettronica e della telefonia, ora operaio nella falegnameria di famiglia e il socio fondatore più “anziano” del FabLab Contea (fablabcontea.blogspot.com). È lui ad aprirmi le porte del laboratorio, un’officina “digitale” dove chiunque abbia qualcosa da realizzare, da un bicchiere a un dispositivo elettronico, può progettarne e fabbricarne un prototipo a costi contenuti. Per farlo, il FabLab mette a disposizione macchinari specifici, che non sono presse, frese e seghe ma strumenti che sfruttano le potenzialità dell’informatica e della tecnologia. Il più importante è la stampante 3D, grazie alla quale un prodotto progettato su un computer può essere stampato in tre dimensioni, creando un oggetto solido attraverso la sovrapposizione di diversi strati di materiale plastico. E se nelle città i FabLab collaborano con università e istituti politecnici, a Contea questo rapporto stretto con il territorio ha portato a scegliere come partner le aziende vitivinicole che producono il Chianti Rufina Doc o le tante aziende di pelletteria per l’alta moda. “Un progetto che concluderemo per l’inizio del 2015 vede la realizzazione di un dispositivo di allarme pensato per le cantine vinicole, alle prese con il problema dei gas tossici che possono essere presenti nelle botti, e causare l’avvelenamento o la morte degli operai. È un sistema sviluppato interamente con il software di Arduino che utilizzando vari sensori -dall’ossigeno alla CO2, fino ala qualità dell’aria- assemblati all’interno di un circuito potrà segnalare le zone pericolose attivando luci e suoni -spiega Tommaso Leoni-. Con la stampante 3D costruiremo la parte esterna del dispositivo e gli attacchi che saranno montati su di esso. Il prodotto finito somiglierà a una piccola scatola da attaccare alla cintura o alla caviglia dei lavoratori che puliscono le botti da vino. Utilizzando la stampante riusciamo ad abbattere i costi: basti pensare che il prezzo di mercato di un dispositivo del genere si aggira sui 400 euro, e noi lo realizziamo con poco più di 20”.
Quando lo incontriamo, Tommaso è appena arrivato in laboratorio, cosa che fa ogni volta che stacca dal lavoro. Con grande soddisfazione, ci mostra la nuova macchina che sta costruendo: è una fresatrice 3D, progettata sullo stesso principio che muove le stampanti, mantenendo però le peculiarità di una fresatrice classica. “Il movimento della fresa si sviluppa su tre assi, proprio come per la stampante, solo che al posto del rilascio della bobina di plastica qua si avrà una punta rotante che inciderà o taglierà il legno e gli altri materiali di simile durezza. La macchina verrà connessa a un computer su cui sarà caricato un progetto, e il software tradurrà la figura in movimenti precisi”. Per completarla servono circa 2mila euro, che i soci del FabLab Contea sperano di reperire da donazioni e finanziamenti. “L’amministrazione comunale potrebbe decidere di costruire con questa fresatrice gli arredi per gli spazi pubblici, dalle panchine ai cestini -spiega Tommaso-, coinvolgendo sia i giovani cittadini, più abili con i mezzi informatici, sia gli artigiani del territorio, parte imprescindibile del processo di produzione. Saranno gli artigiani a progettare il prototipo, a scegliere il tipo di legno, a seguire l’andamento della fresa e faranno tutto ciò utilizzando il computer, aiutati, almeno all’inizio, da chi ha più conoscenza in materia e insegnando a loro volta agli altri ancora inesperti”. Il FabLab Contea, infatti, non è nato per vendere servizi, e per il momento non ha intenzione di trasformarsi in realtà industriale. “L’obiettivo principale resta la ricerca -chiarisce Giacomo Falaschi, un altro socio-. Il FabLab deve restare un luogo di formazione e crescita, e non di vendita o produzione seriale. Un domani potremmo costituire una start-up, per vendere il nostro sapere, affiancata al laboratorio, dove continuare a studiare e a innovare”. È studiando che è nata “Falla 3D”, la stampante che ha fatto conoscere il FabLab di Contea all’interno del movimento maker. “Falla 3D” è un’esortazione, come a dire “falla anche tu 3D, mettiti alla prova!”, e in molti l’hanno definita “rivoluzionaria”. È infatti la prima stampante 3D italiana nata dalla collaborazione di più FabLab, è completamente open source e open hardware (i progetti vengono condivisi in rete, dove si trovano tutte le specifiche tecniche e tutti possono partecipare e migliorare il lavoro altrui), compreso il business plan, e, infine, da un punto di vista tecnologico ha sostituito i cuscinetti (meccanismo di funzionamento tipico delle stampanti 3D) con la levitazione magnetica. “I magneti sono più economici, garantiscono maggiore precisione, sono versatili e assicurano un minor deterioramento della stampante -spiega Giacomo-. La sperimentazione è stata premiata: dopo aver partecipato alla Fiera dell’Artigianato di Firenze, siamo volati a Barcellona per il Global Fab Awards and Exhibition, dove hanno selezionato ‘Falla 3D’ fra i 30 progetti migliori al mondo. Dopo ci sono state le Maker Faire di New York e di Roma, e ci hanno invitato in Australia, in Messico, in Marocco e in Libia per tenere workshop di formazione”.
Il cuore del progetto resta però a Contea: un altro esempio concreto di collaborazione con il territorio, che vive di pelletteria e alta moda, è rappresentato dalla “borsa caricabatteria”. I makers rufinesi la stanno mettendo a punto con un modellista di Contea: l’obiettivo è risolvere il “problema” degli smartphone sempre scarichi, grazie a un panno di batterie solari sistemato sul fondo di borse, zaini, borsette e marsupi, e una base in ricarica continua sulla quale appoggiare l’accessorio ogni volta che si rientra a casa. “Con questa borsa si dovrà solo lasciar cadere il cellulare scarico sul fondo, e da lì a poco il telefono tornerà nuovamente in funzione”.
Quella del FabLab Contea è una storia plurale, una scommessa fatta da più persone. Oltre a Giacomo e a Tommaso, tra i soci ci sono anche Lorenzo Hervatin, Piero Fabiani, Guido Lippi e Bernardo Santoni, affiancati da un gruppo in continua crescita di giovani rufinesi che frequentano i workshop organizzati dal FabLab. “I ragazzi che seguono i corsi e si mettono alla prova utilizzando i macchinari 3D potrando spendere questa formazione digitale per innovare una realtà manifatturiera che ha sentito la crisi”. Il Comune di Rufina, che se ne è accorto, ha permesso loro di trasferire il laboratorio dalla “stanza delle associazioni” al vecchio nido. In cambio di un canone d’affitto da 50 euro al mese, il FabLab potrà fruire di uno spazio più adatto ai sogni di questi moderni artigiani. —

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