Economia / Approfondimento

L’impero di Francesco

L’imprenditore Caltagirone, l’undicesimo uomo più ricco d’Italia, ha interessi in tutto il mondo e in molteplici attività. Dal calcestruzzo all’editoria, passando per le Generali, ora si è lanciato su un mercato promettente: l’acqua Sull’impero di Francesco Gaetano Caltagirone non cala…

Tratto da Altreconomia 118 — Luglio/Agosto 2010

L’imprenditore Caltagirone, l’undicesimo uomo più ricco d’Italia, ha interessi in tutto il mondo e in molteplici attività. Dal calcestruzzo all’editoria, passando per le Generali, ora si è lanciato su un mercato promettente: l’acqua

Sull’impero di Francesco Gaetano Caltagirone non cala mai il sole. Ci sono ben 14 fusi orari tra Waco (Texas, Usa) e Ipoh (Malesia), due dei 14 stabilimenti (4 in Italia) dove l’imprenditore romano, attraverso la holding Cementir, produce cemento. Caltagirone, 67 anni, è nel 2010 il 655° uomo più ricco del mondo (e l’undicesimo d’Italia) secondo la rivista Forbes, che gli riconosce una ricchezza di 1,5 miliardi di euro e lo definisce un self made man. Cavaliere del lavoro dal 2006, Francesco Gaetano Caltagirone ha costruito la sua fortuna su cemento e calcestruzzo sparsi nell’agro romano. Nato immobiliarista, oggi attraverso Caltagirone spa (quotata) controlla quattro aziende (quotate) operative “nei settori dei grandi lavori, del cemento, immobiliare, finanziario e dell’editoria”. Dentro Caltagirone spa, infatti, stanno Caltagirone editore, Cementir. Vianini lavori e Vianini industria. Nel 2009, il bilancio consolidato ha sommato ricavi per 1,34 miliardi di euro, in calo rispetto al 2008, quando erano 1,64. Cementir, Cementerie del Tirreno, acquistata nel ‘91 dall’Iri, è il pezzo più pregiato del puzzle Caltagirone: nel 2009, l’azienda ha chiuso il bilancio con ricavi per 822 milioni di euro (l’80 per cento all’estero) e 28,9 milioni di utili. Dal 2009, attraverso la controllata Cimentas, è anche leader in Turchia “nel settore del trattamento dei rifiuti industriali e nella produzione di combustibili alternativi”. Un’integrazione “verticale” della filiera: spesso, anche in Italia, i rifiuti industriali si trasformano in combustibili alternativi per i forni del cemento. Oggi gli interessi principali di “Franco the Taciturn”, il silenzioso, come lo descrive Forbes, sono anche altrove. Per restare alla galassia delle “quotate italiane”, i due punti cardinali della sua geografia sono Trieste e Siena: dalla fine di aprile 2010, Caltagirone è vice-presidente delle Assicurazioni Generali (di cui detiene, attraverso 17 diversi soggetti, il 2,001% del capitale), e da giugno fa parte anche del Comitato degli investimenti del Leone di Trieste, che gestisce un portafoglio da oltre 300 miliardi di euro (vedi Ae 111). Sedeva già nel cda della compagnia, dov’era entrato su indicazione di Mediobanca. Dal 2003, l’imprenditore è anche vice-presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena (di cui, attraverso sei diverse società, controlla il 3,92%). In occasione dell’ultimo rinnovo delle cariche ha guidato la lista di un “patto” di cui faceva parte anche Unicoop Firenze.
Dopo assicurazione e banca, la terza gamba è quella dei servizi pubblici locali: oggi Caltagirone è il primo azionista privato di Acea, con il 12,99%. Negli ultimi venti mesi ha più che raddoppiato la propria presenza, partendo da un “misero” 5,02%. A marzo 2010, l’assemblea di Acea -primo gestore idrico in Italia, attivo in Toscana, Umbria, Lazio e Campania- ha di fatto “riconosciuto” l’impegno di Caltagirone, garantendogli la nomina di due membri del cda (5 toccano al Comune di Roma, 2 a Gdf-Suez, i piccoli azionisti sono esclusi). E lui, intervistato dal quotidiano il Messaggero (di sua proprietà) ha ribadito di considerare necessaria l’iniezione di una maggiore cultura “privata” dentro l’utility romana. Per non farsi mancare niente, Caltagirone ha pure un piccolo gruzzolo di azioni Italcementi, che nel 2009 gli hanno garantito di partecipare (per 71mila euro) al dividendo dell’azienda “concorrente”, controllata dalla famiglia Pesenti. Insieme ad altre “grandi famiglie” del capitalismo italiano, Benetton e Tronchetti-Provera (Pirelli), è azionista di Eurostazioni, socio privato di Grandi stazioni spa, la società che gestisce le più importanti stazioni ferroviarie italiane, che si stanno trasformando in mall commerciali. L’azienda, che ha investito anche in Repubblica Ceca, ha chiuso il 2009 con ricavi per 207 milioni di euro e un utile di 40 milioni di euro (quasi raddoppiati dal 2008).
L’impero, per esser tale, ha un grande bisogno dei media: in Lazio, Campania e nel Salento (Lecce, Brindisi, Taranto) quasi il 70% dei cittadini legge quotidiani editi da Caltagirone editore, il Messaggero, il Mattino, il Nuovo quotidiano di Puglia. Sulla cronaca casertana del Mattino, ad esempio, non conquista le prime pagine la vicenda delle cave e del cementificio Cementir. Della compagine fanno parte anche il free press Leggo (oltre 2,3 milioni di lettori ogni giorno), il Corriere adriatico e il Gazzettino di Venezia.
Dal 2007, è suocero dell’ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc ha sposato sua figlia Azzurra Caltagirone (vicepresidente di Caltagirone Editore S.p.A e consigliere di Cementir, Il Mattino spa, Il Messaggero spa e Il Gazzettino spa). L’unica ombra è il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla fallita scalata di Unipol a Bnl. Il nome di Caltagirone è accanto a quelli di Coppola, Ricucci e Statuto, dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e dell’ex banchiere Gianpiero Fiorani.

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