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L’Expo è senza linea: la M5 non arriva in tempo

Nonostante fosse tra le infrastrutture inserite nel dossier di candidatura, anche la quinta linea metropolitana di Milano non sarà pronta per l’Esposizione universale del 2015, che parte il 1° maggio. Tre anni fa, però, il Comune aveva investito 80 milioni di euro per recuperare il ritardo, affidando senza gara il prolungamento della "lilla" a Metro 5 Spa. L’opera non verrà consegnata prima del 31 ottobre 2015, a cinque mesi dall’inizio dell’evento

Entro l’inizio dell’Expo -previsto per il primo maggio del 2015- la città di Milano avrebbe dovuto avere a disposizione anche la quinta linea metropolitana, detta “la lilla”. La prima in Italia ad essere realizzata attraverso lo strumento della finanza di progetto, dove (in teoria) il privato si sarebbe dovuto fare carico dell’investimento e il pubblico, in cambio, gli avrebbe dovuto riconoscere un marginale corrispettivo per la conduzione e gestione dell’infrastruttura. Da Bignami (a nord di Milano) fino a San Siro (ovest, allo stadio), diciannove fermate spalmate su 12,6 chilometri di percorrenza. Un’opera determinante per la vittoria di Milano sulle pretendenti ad Expo, tanto da esser stata inserita nel dossier di registrazione della candidatura curato dal Bie da parte del capoluogo lombardo. L’intervento "connesso" all’Esposizione, concepito nel lontano 2001 e compreso dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) tra le "infrastrutture strategiche”, ha raggiunto nel tempo l’astronomico costo di 1 miliardo e 500 milioni di euro circa (rispetto ai 376 milioni iniziali). Della singolare natura di questo project financing -dove i privati, rappresentati dal “concessionario” Metro 5 Spa (e Metro 5 lilla Srl), hanno messo meno del 42% del capitale– e dei ritardi accumulati nel tempo per la consegna dell’opera definitiva abbiamo scritto a marzo 2013, nell’inchiesta intitolata “M5, il Comune nel tunnel”.
 
L’aggiornamento di oggi è legato a un particolare apparentemente tecnico e capzioso ma che ha in realtà una traduzione semplice: il Comune di Milano ha investito 79 milioni di euro per nulla. Conseguenza di una scelta precisa, presa poco più di tre anni fa. Esattamente quando l’allora sindaco Letizia Moratti, nel luglio 2010, indossando i panni del Commissario straordinario delegato ad Expo, e per ciò “autorizzato a derogare talune disposizioni normative”, decise di affidare a Metro 5 Spa la realizzazione del “prolungamento” della tratta originaria di M5, conducendo parte dei 20 milioni di visitatori attesi per Expo fino allo stadio San Siro, attraverso lo snodo di Lotto (che interseca la linea rossa, M1). Per ultimare il prolungamento, però, occorrevano 62 mesi. Calendario alla mano, quelli oltre oltre l’avvio di Expo (1 maggio 2015) erano ben cinque. Un ritardo ritenuto esiziale, per l’opera e in parte per la candidatura stessa, che convinse a farsi avanti la stessa società che aveva in pancia la prima tratta (“funzionale”, da Bignami a Garibaldi): appunto, Metro 5 Spa. La proposta prevedeva la “riduzione" del calendario a 57 mesi e, di riflesso, la consegna tempestiva. Una scommessa che valse appunto 80 milioni di euro di “sovrapprezzo”, sforzo “integralmente sostenuto dall’amministrazione comunale”.


("tale modalità operativa" consiste nell’affidamento senza gara del prolungamento di M5 a Metro 5 Spa – dal provvedimento n. 5 del Commissario straordinario delegato, Letizia Moratti, del 29 luglio 2010)

 
A tre anni da quella scommessa, lo scorso ottobre, il Comune di Milano e Metro 5 Spa (e Metro 5 lilla Srl) hanno stipulato la convenzione unica relativa all’intera linea metropolitana. Le regole del gioco -che contengono l’entità del corrispettivo da riconoscere al concessionario, i tempi da rispettare e il termine ultimo della gestione (2040)- dedicano un articolo del contratto (il sedicesimo) alla voce “Avvio dell’esercizio commerciale”, dal quale si desume che l’intera linea verrà consegnata il 31 ottobre 2015, ben oltre i 57 mesi promessi da colui che il Commissario straordinario delegato ad Expo Moratti definì “l’unico idoneo ad eseguire i lavori nei tempi compatibili con l’evento”. Ne abbiamo chiesto conto all’ad delle due società, Giovanni D’Alò, che ha firmato la convenzione unica lo scorso ottobre. L’opera non va considerata in ritardo, secondo D’Alò, che infatti ha assicurato la consegna delle “stazioni strategiche per Expo” entro i termini previsti, e cioè il 30 aprile 2015.
 

(dalla bozza di convenzione unica sottoscritta dal Comune di Milano e le società Metro 5 Spa e Metro 5 lilla Srl)
 
La scommessa, stando però al provvedimento di Moratti del luglio 2010, è perduta e il tunnel si è rivelato un vicolo cieco; ma non per il concessionario. A “intera linea avviata”, dall’ottobre 2015 quindi, vedrà infatti riconoscersi ogni anno dal concedente (il Comune di Milano) un "canone di disponibilità” per la gestione pari a 84,9 milioni di euro per vent’anni. Dal 2036 in avanti, invece, il canone scenderà a quota a 32,2 milioni di euro. A far di conto, e in forza di quel che lo stesso amministratore delegato di Metro 5 Spa dichiara ad Ae, risulta che a fronte di un investimento “privato” previsto di circa 600 milioni di euro, le prospettive d’incasso da qui al 2040 per le società sono clamorose: oltre 1,7 miliardi di euro.

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