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LEVA ABOLITA, MILITARISMO BIPARTISAN…

LEVA ABOLITA, MILITARISMO BIPARTISAN Il servizio militare di leva è stato abolito, e con un anno di anticipo rispetto ai programmi. E’ stato un voto bipartisan, con maggioranza e opposizione che hanno detto sì quasi compatte, facendo la gioia del…

LEVA ABOLITA, MILITARISMO BIPARTISAN

Il servizio militare di leva è stato abolito, e con un anno di anticipo rispetto ai programmi. E’ stato un voto bipartisan, con maggioranza e opposizione che hanno detto sì quasi compatte, facendo la gioia del presidente della commissione Difesa della Camera Luigi Ramponi, ex generale, deputato di An, e del ministro Antonio Martino. Il primo non ha proprio saputo trattenersi: “L’opposizione – ha commentato – ha mostrato coscienza, entusiasmo e voglia di trovare le migliori soluzioni durante tutto l’iter di questo provvedimento”; il secondo, più sobriamente, ha ringraziato l’opposizione. D’altronde l’abolizione della leva era stata avviata al tempo del governo Prodi. Alla Camera, per l’ultimo voto, solo i deputati Verdi e di Rifondazione hanno trovato la forza di esprimere la propria avversione, i primi astenendosi,  i secondi votando contro.

E dire che il provvedimento non manca davvero di aspetti allarmanti, anche ammettendo (e non è così scontato come potrebbe apparire a una lettura superficiale) che l’abolizione della leva sia in sé una buona cosa. Non dimentichiamo che l’esercito di popolo, non esclusivamente professionale, è sempre stato considerato un elemento di garanzia rispetto ad ogni tentazione autoritaria. Ufficialmente l’abolizione della leva avviene perché si ritiene che i tempi siano maturi, cioè che non vi siano più i rischi autoritari di un tempo: ma siamo così sicuri? Proprio in questi tempi di guerre preventive e spedizioni umanitarie condotte con carri armati e elicotteri d’assalto?

Comunque, anche accettando (con riserva) l’assioma che l’abolizione della leva è una buona cosa, perché non si è guardato con più attenzione alla clausola che prevede un anno obbligatorio nell’esercito per chi aspira a entrare nella polizia, nei carabinieri, nella guardia di finanza, nella guardia forestate e – guarda un po’ – nei pompieri? Nell’81, quando fu approvata la riforma che smilitarizzava la polizia, si parlò giustamente di un passaggio epocale: si consegnava la polizia a funzioni civili, a rapporti più stretti con la società, si mettevano fuori gioco l’autoritarismo, le logiche gerarchiche e di separatezza proprie delle istituzioni militari. Questa nuova legge ripropone criteri militari per la formazione dei poliziotti: più che una riforma è una controriforma. Quanto ai pompieri, basti dire che la legge prevede l’obbligo un anno di servizio militare per tutti gli aspiranti: inizialmente si era previsto una quota del 50%, lasciando l’altra metà ai normali criteri di reclutamento (quindi aperti a chiunque, anche obiettori di coscienza, anche persone che hanno fatto ‘solo’ il servizio civile), poi si è deciso di andare fino in fondo, fregandosene anche dei forti dubbi di costituzionalità.

Come si vede c’è una coerenza di fondo: le norme sull’abolizione della leva assecondano e rafforzano la riforma in corso dei vigili del fuoco, che presto saranno avranno funzioni tipiche dei corpi di  sicurezza, e anche le tendenze alla ri-militarizzaizone in atto nella polizia, dove lo spirito della riforma dell’81 è ormai poco più che un ricordo. Possibile che centinaia di parlamentari del centrosinistra, insomma i maggiori partiti della coalizione non vedano in che vortice ci stanno portando? Evidentemente è possibile,  e l’esultanza bipartisan di Ramponi e Martino è il segnale di un grave arretramento politico e culturale del centrosinistra.

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