Diritti / Varie

L’eutanasia delle Soprintendenze

Un appello sottoscritto -tra gli altri- da Settis, Montanari e Stajano a difesa delle istituzioni “rottamate” dal Ddl Madia

Tratto da Altreconomia 174 — Settembre 2015

"Corriamo il rischio che le Soprintendenze vengano sostanzialmente, e gradualmente, abolite, e l’idea di compattarle con le Prefetture equivale a una morte dolce, l’eutanasia per quest’istituzione. Il che, però, vuol dire la morte violenta dei nostri paesaggi”.
Il professor Salvatore Settis, già preside della Scuola Normale superiore di Pisa e presidente del Consiglio superiore dei beni culturali non usa mezzi termini nel descrivere i possibili effetti della conversione in legge del Ddl Madia, sulla riforma della pubblica amministrazione (dal nome della ministra competente Marianna Madia). In base all’articolo 8 comma 1 lettera e),il governo sarà delegato a legiferare entro un anno in materia di riorganizzazione delle amministrazioni periferiche, comprese le Soprintendenze -a cui compete la tutela del territorio e del paesaggio, la realizzazione dell’articolo 9 della Costituzione-.
“Quand’era sindaco di Firenze, Matteo Renzi disse che ‘Soprintendenze’ era la parola più brutta del vocabolario italiano -spiega Settis-: lui ritiene che la tutela del territorio debba essere lasciata ai sindaci. Con quest’intervento, punta a ridurne la funzionalità. Se oggi le Soprintendenze italiane non riescono a far bene il loro lavoro è perché sono state depotenziate, con una riduzione netta del 50% dei finanziamenti (un provvedimento del 2008, e un fondo mai ripristinato) e non si fanno più assunzioni”.
Secondo l’archeologo, che con Tomaso Montanari, Corrado Stajano ed altri intellettuali s’è fatto promotore di un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, per “fermare il Ddl Madia”, il governo dovrebbe “permettere alle Soprintendenze di fare il proprio lavoro. Ad esempio, obbligando le Regioni ad approvare i Piani paesaggistici, come hanno fatto -ad oggi- solo Toscana e Puglia”. “Si tratta del più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica” si legge nell’appello, cui anche Altreconomia ha aderito.
Accanto all’accorpamento, c’è il tema del silenzio-assenso, ovvero del rendere più stringenti i tempi per esprimere pareri nell’ambito di iter autorizzativi. “Non è il primo tentativo di far passare un depotenziamente del ruolo delle Soprintendenze, ma prima lo avevano fatto solo governi di centro destra, che hanno preteso, con la giustificazione della semplfiicazione, di estendere le pratiche del silenzio-assenso anche ai beni culturali e al paesaggio -dice Settis, che al tema dedica il suo capitolo nel libro “Rottama Italia”, uscito a febbraio per Altreconomia-. Eppure, una serie compatta e senza eccezioni di sentenze della Corte Costituzionale ha deliberato che il principio non si può applicare a questo tipo di decisioni, perché l’interese comune, costituzionalmente rilevante, impone che il parere tecnico abbia una rilevanza”. Dopo aver fatto pressioni a luglio, in sede di conversione del Ddl, adesso tocca pensare a come fermare i decreti attuativi. —  
 

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