Diritti

LETTERA SUGLI “AGGRESSORI” AL VICE PRESIDENTE…

LETTERA SUGLI “AGGRESSORI” AL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO Signor ministro Fini, ho letto sui giornali il suo commento sulle inchieste e i processi di Genova per il G8. Se ho capito bene, lei sostiene che si rischia di “mettere sullo…

LETTERA SUGLI “AGGRESSORI” AL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Signor ministro Fini,

ho letto sui giornali il suo commento sulle inchieste e i processi di Genova per il G8. Se ho capito bene, lei sostiene che si rischia di “mettere sullo stesso piano aggressori e aggrediti”, e la riprova di questa confusione sarebbe un calcolo aritmetico: “A due anni dagli eventi – ha spiegato – la magistratura di Genova rinvia a giudizio più poliziotti e carabinieri di no global. E’ la dimostrazione di come in Italia le cose non funzionino”. Trascuro l’errore contenuto in quest’affermazione: attualmente a Genova ci sono solo 26 imputati, per i quali è cominciato il processo martedì, mentre nessun carabiniere o poliziotto è stato ancora rinviato a giudizio. Evidentemente lei è male informato, ma lasciamo perdere questi dettagli e seguiamo il suo ragionamento.

Le propongo di farlo in base alla notizia di oggi, la richiesta da parte dei pm genovesi del processo per 29 funzionari e dirigenti di polizia, in relazione alla famosa “perquisizione” alla scuola Diaz. Supponiamo per un attimo, e per sviluppare il filo del suo discorso, che tutti e 29 vengano rinviati a giudizio. Dall’altra parte, dalla nostra parte, visto che la notte del 21 luglio 2001 io ero dentro la Diaz e sono stato pestato e arrestato come gli altri, ci sono 93 procedimenti archiviati.

Eravamo accusati, pensi un po’, di detenzione di armi, resistenza a pubblico ufficiale e associazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio. Si figuri che anche alcuni dei poliziotti impegnati nell’irruzione hanno confermato la nostra versione dei fatti, descrivendo in alcune relazioni di servizio i pestaggi compiuti dai loro colleghi. E’ tutto riportato in un libro-inchiesta che sicuramente non conosce, s’intitola “Genova nome per nome”, l’ha scritto Carlo Gubitosa: gliene posso inviare una copia. Abbiamo dovuto attendere la bellezza di trenta mesi, ma alla fine siamo stati scagionati.

Detto questo, sulla Diaz siamo 29 a zero. E’ questa secondo lei la “dimostrazione che le cose non funzionano?” I magistrati avrebbero dovuto chiedere il processo anche per noi 93 pestati? O almeno per 29 in modo da pareggiare?

Magari lei dirà che il suo intervento riguardava i fatti di Genova nel loro complesso. In questo caso siamo 29 a 26, e quindi la sua tesi è confermata. Oltretutto prima o poi arriveranno i rinvii a giudizio anche per i maltrattamenti e le torture nella caserma di Bolzaneto, e da 29 si passerà forse a più di 60 agenti imputati. L’aritmetica le dà ragione. Ma perché, invece di limitarsi alle cifre, come se si trattasse di una gara sportiva, non butta giù la maschera e dice ciò che veramente pensa?

Non posso credere che lei non colga la gravità, per un paese democratico, di quanto avvenuto alla Diaz, a Bolzaneto, nelle strade e nelle piazze di Genova, con innumerevoli abusi commessi da uomini in divisa e l’uccisione di un ragazzo.

Dica la verità: quando parla di “aggrediti”, lei pensa agli agenti mascherati della Diaz, a quelli che a Bolzaneto picchiavano e umiliavano decine di detenuti, agli sconosciuti che hanno ridotto in fin di vita un giornalista inglese appena prima di entrare nella scuola Diaz. E gli “aggressori”, a questo punto, siamo noi, che eravamo nelle strade di Genova sotto i lacrimogeni e le cariche di carabinieri e polizia, e poi alla Diaz e a Bolzaneto. Mi sbaglio?

Cordialmente

Lorenzo Guadagnucci

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia