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Lega e Movimento 5 stelle, le priorità rovesciate

La farsa è svelata: i punti programmatici della “Lega a 5 Stelle” sono sbagliati e nocivi per il Paese. Le priorità sono centrate ma vengono presentate in forma rovesciata. Facendo il contrario di quel che invece sarebbe urgente fare. Le “idee eretiche” di Roberto Mancini

Tratto da Altreconomia 205 — Giugno 2018

Fine della corsa. È il capolinea della speranza per l’Italia a cui siamo giunti con la farsa della Lega a 5 Stelle. Penso ai tanti che, delusi dal centro-sinistra e dalla sinistra, hanno scommesso -con lo stesso acume di chi tenta la fortuna con i Gratta e Vinci- sul Movimento 5 Stelle. Come se non fosse un partito-azienda orientato a destra, reso attraente con gli effetti speciali del mix tra tecnofuturismo oracolare e qualunquismo. Ora che l’inganno è svelato e questo “movimento” corre entusiasta a “fare la storia” insieme alla Lega di Salvini, chiunque sia stato in buona fede dovrebbe ammettere di aver preso una solenne cantonata, riconoscendo che, come sempre, la buona fede non è una virtù.

I punti programmatici della Lega a 5 Stelle sono clamorosamente sbagliati e nocivi per il Paese. È indegno e iniquo il respingimento sistematico dei migranti. Ci serviva piuttosto un progetto di integrazione e un perentorio impegno per una politica europea di corresponsabilità nella cooperazione internazionale, nel ripudio di quel neocolonialismo che ancora pratichiamo con profitto, nella distribuzione delle quote delle persone che arrivano. Non meno ingiusta è la negazione del diritto di cittadinanza alle tante italiane e ai tanti italiani che hanno genitori stranieri, una moltitudine di persone che attendono una qualche forma di ius soli, che poi sarebbe di fatto uno ius culturae legato a percorsi scolastici e alla stabile partecipazione alla vita della comunità nazionale. Ci serviva piuttosto il risanamento di questa situazione assurda.

È sfrontatamente ingiusta e micidiale per il bilancio pubblico la flat tax, che è pure incostituzionale, visto che abbatte il principio della tassazione proporzionale. Il regime fiscale che si vuole introdurre -concepito da Milton Friedman, l’alfiere del liberismo estremo- è la definitiva spallata ai servizi pubblici, alla tutela dei diritti e al nostro sistema di welfare, giacché lo Stato non avrà più le risorse per tutto questo, cosicché qualsiasi prestazione e tutela diventeranno accessibili solo a chi le potrà pagare. Ci serviva piuttosto una vera lotta all’evasione fiscale, una tassa congrua su rendite e patrimoni, l’alleggerimento del carico fiscale sui redditi più bassi. Benché ispirate da giuste istanze, misure come l’abolizione della legge Fornero e il reddito di cittadinanza sono demagogiche perché sono scollegate da un forte progetto di democratizzazione dell’economia nazionale, di riassestamento equo del bilancio dello Stato, di rilancio delle attività economiche sostenibili, di avvio del processo di transizione oltre il sistema capitalista, almeno per la parte che spetta a noi.

La Lega a 5 Stelle invece ama il capitalismo, solo che lo vuole deregolamentato al massimo per le regioni del Nord e assistenziale per le regioni del Sud. Tra le priorità dell’alleanza tra le due destre di Salvini e Di Maio non ci sono le priorità dell’Italia. Oltre a quelle già nominate ricordo: sradicare le mafie e la corruzione endemica; generare lavoro vero nell’agricoltura, nell’industria e nei servizi; rilanciare educazione, formazione e ricerca nella scuola e nell’università; garantire a tutti servizi pubblici efficienti; risanare il territorio e tutelare il patrimonio artistico; attuare i criteri della sostenibilità nelle attività produttive, nel consumo, nei trasporti, negli insediamenti urbani; avviare un grande progetto di cittadinanza per tutte le persone a vario titolo marginalizzate; varare una politica estera protesa alla costruzione di un nuovo ordine internazionale, in Europa, nell’area Mediterranea e nel mondo. In realtà non è che non ci siano queste priorità, ci sono in forma rovesciata: si fa il contrario di quello che sarebbe urgente fare. Se la situazione è questa, occorre smettere di aspettare per vedere che cosa faranno costoro. Dobbiamo invece chiederci che cosa siamo disposti a fare noi per la ricostruzione della politica in Italia, prima che la nostra casa comune crolli definitivamente.

Roberto Mancini, insegna Filosofia teoretica all’Università di Macerata. Nel 2016 ha pubblicato “La rivolta delle risorse umane. Appunti di viaggio verso un’altra società” (Pazzini editore)

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