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Crisi climatica / Opinioni

Le politiche europee per il clima e l’incognita del voto

La sede del Parlamento europeo a Strasburgo © Frederic Koberl

La Commissione ha annunciato nuovi ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni. Quanto peseranno alle elezioni di giugno? La rubrica di Stefano Caserini

Tratto da Altreconomia 268 — Marzo 2024

A inizio febbraio 2024 la Commissione europea ha emanato il primo documento ufficiale in cui si delinea il target di riduzione delle emissioni di gas serra nel 2040. Si tratta della Comunicazione “Garantire il nostro futuro. L’obiettivo climatico dell’Europa per il 2040 e il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050. Una società sostenibile, giusta e prospera”.

In questi tempi in cui le politiche sul clima non sembrano in cima ai pensieri dei nostri governanti e le proteste degli attivisti climatici hanno lasciato il passo a quelle di chi si lamenta perché quelle politiche vengono implementate, vale la pena capire perché una riduzione così consistente di emissioni è un passo indispensabile per la credibilità dell’Unione europea.

Una Comunicazione dell’organo esecutivo dell’Ue non è un atto formale di proposta di un obiettivo o un’approvazione (che spetta al Parlamento e al Consiglio d’Europa): è una raccomandazione, che si avanza come elemento di indirizzo e di discussione. D’altronde, la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen è in scadenza: a giugno ci saranno le elezioni e sarà il nuovo Parlamento a sancire i prossimi obiettivi climatici dell’Unione, sulla base di una proposta della Commissione entrante che, a sua volta, sarà nominata dai neo-parlamentari.

La decisione su un target per il 2040 è un passo necessario previsto dall’Accordo di Parigi, in base al quale ogni cinque anni i Paesi aderenti devono dichiarare i loro nuovi obiettivi. Nel 2020 l’Unione europea aveva comunicato l’impegno a ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 55% rispetto al 1990 e raggiungere la neutralità climatica per il 2050.

L’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra nel 2040 è del 90-95% rispetto ai livelli del 1990 indicato come preferibile dalla Commissione europea

La raccomandazione della Commissione per il 2040 è di ridurre le emissioni nette di gas serra del 90%, sempre rispetto ai livelli del 1990. È quindi un punto intermedio tra i due obiettivi già dichiarati e incardinati nella Legge europea sul clima. Alla base di questo numero c’è uno “studio d’impatto” predisposto dalla struttura tecnica della Commissione, che ha confrontato tre opzioni, con riduzioni dell’80%, dell’85-90% e del 90-95%. La conclusione di questo studio (600 pagine e 30 di sommario esecutivo) è che il terzo, quello più ambizioso, comporta maggiori vantaggi per i Paesi dell’Unione. Sotto diversi aspetti, tra cui la competitività dell’economia, la sicurezza dell’approvvigionamento, l’autonomia strategica dell’Ue, il migliore raggiungimento dell’obbiettivo già approvato al 2050, gli aspetti di equità.

Ecco, si parla anche di “transizione giusta” in questa Comunicazione. Si dice esplicitamente che l’imperativo di una transizione che non crei ulteriori disuguaglianze è al centro del Green Deal; che un obiettivo del 90% richiederà maggiore attenzione e impegno in tal senso rispetto a traguardi meno ambiziosi, perché la transizione sarà più veloce. Inoltre, se utilizzati in modo efficace, gli introiti derivanti dalla tassazione della CO2 possono sostenere le persone durante questa fase; persino che “le misure redistributive saranno essenziali per affrontare gli impatti sociali in modo che nessuno venga lasciato indietro”.

Ma sembra più un elenco di buone intenzioni, che ormai vengono viste con diffidenza. Perché in molti avvertono le contraddizioni, lo scostamento tra gli ideali e i proclami sull’Europa dei diritti, delle opportunità e degli obiettivi ambientali e la dura realtà del Patto di stabilità, del neoliberismo pervasivo, dei tanti paradisi fiscali per i pochi ricchi. Un tema su cui si giocheranno le prossime elezioni e che è nel complesso sottovalutato.

Stefano Caserini è docente all’Università di Parma. Il suo ultimo libro è “Sex and the Climate” (People, 2022)

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