Diritti

Le misteriose sentinelle di Firenze

A Firenze succede che Graziano Cioni, l’assessore reso famoso in tutta Italia dall’ordinanza contro i lavavetri dell’estate scorsa, fa sapere, quasi con noncuranza, che da quattro anni sono in servizio sul territorio comunale 620 “sentinelle”, pudicamente definite partner, alle quali…

A Firenze succede che Graziano Cioni, l’assessore reso famoso in tutta Italia dall’ordinanza contro i lavavetri dell’estate scorsa, fa sapere, quasi con noncuranza, che da quattro anni sono in servizio sul territorio comunale 620 “sentinelle”, pudicamente definite partner, alle quali è assegnato il compito di segnalare alla polizia di quartiere ogni situazione di degrado o minaccia alla sicurezza nella quale si imbattono.
Nessuno sapeva dell’esistenza di questa rete di informatori: non si conoscono i loro nomi, né quale sia il loro mandato preciso, visto che dentro l’etichetta “sicurezza” può entrare praticamente di tutto. Cioni ha detto che i suoi partner segnalano migliaia di casi e ogni quindici giorni sono chiamati a rapporto. Sui quotidiani locali sono state intervistate alcune di queste sentinelle, in particolare la titolare di una cartoleria, la quale ha fatto un paio di esempi di segnalazioni: un parcheggio per le bici mal collocato e quindi spostato, un caso di donne rom che chiedevano l’elemosina a suo avviso con troppa insistenza.

In città non si parla che delle misteriose sentinelle, con un senso diffuso di disagio: è come scoprire di essere stati spiati per anni da occhi indiscreti e non identificabili. E’ scattata, com’era ovvio, una piccola psicosi e tutti si domandano se il vicino di casa, il fruttivendolo, l’avvocato, il commercialista, magari il giornalista (perché no?) non faccia parte della rete che fa capo all’assessore Cioni.

Un’amica mi ha detto di avere scoperto, con grande sorpresa, che il benzinaio di fiducia è anche lui una sentinella. “Una volta ho visto passare uno zingaro e ho subito chiamato i vigili”, ha spiegato l’uomo, convinto di dire un’ovvietà e d’essere degno di generale plauso. L’amica ha reagito dicendo al benzinaio che d’ora in poi andrà a fare rifornimento da un’altra parte, ma l’episodio è rivelatore.

Chi stabilisce che cos’è pericoloso per la sicurezza pubblica? Forse il benzinaio, la cartolaia, l’avvocato, il giornalista? Uno magari pensa che uno zingaro, in quanto tale, sia una minaccia, un altro può pensare lo stesso alla vista di una persona con i capelli lunghi, o di chiunque non rientri nei suoi – personalissimi – canoni di “normalità”.

Cioni dice che in tutto questo non c’è nulla di  male e che si tratta semplicemente di cittadini che fanno il loro dovere in relazione con l’amministrazione pubblica.

Ma perché per quattro anni queste persone hanno agito nell’ombra? Perché i loro nomi non sono noti? Perché non si dice in base a quali valutazioni e parmateri sono state selezionate? E chi stabilisce i criteri delle segnalazioni? E chi è il referente di questa rete rimasta per quattro anni nell’ombra: l’assessore Cioni in quanto assessore o in quanto Graziano Cioni? O forse il sindaco Domenici? E a che titolo? Perché? Chi l’ha deciso? Non sapevano nulla neanche i consiglieri comunali: è compatibile tutto questo con i princìpi di democrazia?

E’ una brutta storia, che non fa onore alla città di Firenze.

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