Ambiente / Attualità

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sui bambini

A livello globale un bambino su due vive in un Paese dove gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire con particolare forza e rappresentano una minaccia alla salute e ai diritti dei più piccoli. L’allarme di Unicef in vista della Cop26

Nel corso del 2020, le esondazioni che si sono registrate nella regione di Gatumba, in Burundi, hanno coinvolto circa 50mila persone © Karel Prinsloo, Unicef

Oggi in tutto il mondo vivono circa 2,2 miliardi di bambini: poco meno della metà, circa un miliardo, vive in uno dei 33 Paesi classificati come “a rischio estremamente elevato” per effetto dei cambiamenti climatici e deve affrontare “una combinazione mortale di esposizione a molteplici shock climatici e ambientali con un’alta vulnerabilità dovuta a servizi essenziali inadeguati, come accesso all’acqua e servizi igienici, sanità e istruzione”.

A lanciare l’allarme è Unicef che -a tre anni di distanza dal primo “sciopero della scuola per il clima” di Greta Thunberg- ha presentato il report “The climate crisis is a child rights crisis” in cui analizza e stila una classifica dei Paesi in base al livello di esposizione dei bambini agli shock climatici e ambientali (dai cicloni cicloni alle ondate di calore) così come la loro vulnerabilità a questi eventi climatici estremi. I dati fotografati dal “Children’s climate risk index” -ottenuto “sovrapponendo” gli indicatori di rischio climatico con gli indicatori di vulnerabilità dei bambini (salute e nutrizione, istruzione, povertà, accesso all’acqua potabile)- rispecchiano la situazione attuale e sono destinati a peggiorare a seguito dell’accelerazione degli impatti dei cambiamenti climatici.

Più in dettaglio, circa un miliardo di bambini è esposto a livelli eccessivamente alti di inquinamento dell’aria mentre per 920 milioni la quotidianità è segnata dalla mancanza di acqua potabile: una situazione che sarà sempre più grave a causa dell’aumento della frequenza e della durata dei periodi di siccità e per l’imprevedibilità delle precipitazioni. Circa 820 milioni sono esposti a ondate di calore “e la situazione verosimilmente peggiorerà con l’aumento medio delle temperature globali”.

Ci sono poi 815 milioni di bambini che devono fare i conti con inquinamento da piombo, 400 milioni che vivono in aree ad alto rischio di essere colpite da violenti cicloni e 330 milioni vivono in aree ad alto rischio inondazioni. I cambiamenti climatici stanno avendo (e avranno un impatto crescente in futuro) anche sulla diffusione di zanzare e altri insetti che trasmettono come malattie come la malaria e la dengue. Oggi sono circa 600 milioni (uno su quattro a livello globale) i bambini che sono altamente esposti al rischio di contrarre queste malattie e il loro numero è destinato a crescere con l’estendersi delle aree in cui gli insetti portatori di malattie trovano un clima adatto per vivere e riprodursi.

Queste condizioni spesso si sommano anche tra loro: si stima che circa 850 milioni di bambini (uno su tre a livello globale) vivano in aree in cui si presentano almeno quattro di questi shock climatici e ambientali. Ben 330 milioni di bambini (uno su sette) vivono in aree colpite da almeno cinque grandi shock.

Un bambino alla ricerca di legname tra le macerie della sua casa, spazzata via dall’uragano Iota in Nicaragua © Unicef/UN0372812/Ocon/AFP-Services

I 33 Paesi che il Children’s climate risk index indica come “ad alto rischio” sono soprattutto Paesi dell’Africa subsahariana: Sudan e Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia Niger, Nigeria, Somalia ed Etiopia. Cui si aggiungono Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, India, Haiti, Yemen e Filippine. “Il cambiamento climatico è profondamente iniquo. Mentre nessun bambino è responsabile dell’aumento delle temperature globali, saranno loro a pagare i costi più alti. I bambini dei Paesi meno responsabili soffriranno più di tutti”, ha commentato la direttrice generale di Unicef Henrietta Fore. Secondo le stime di Unicef, infatti, i 33 Paesi identificati come quelli ad alto rischio contribuiscono alle emissioni di gas climalteranti per meno del 10% del totale. E i Paesi che occupano i primi dieci posti in questa tragica classifica sono responsabili di appena lo 0,5% delle emissioni globali.

La decisione di concentrare l’analisi sui bambini è dettata in parte dalla considerazione che “il cambiamento climatico rappresenta la più grande minaccia che i bambini e i giovani devono affrontare”, come scrive Greta Thunberg nell’introduzione al rapporto. Saranno i bambini di domani a fare i conti con le conseguenze dei livelli record di Co2 in atmosfera, con le temperature sempre più alte, cicloni sempre più frequenti e la progressiva erosione delle coste.
Senza però dimenticare che già oggi i bambini sono più vulnerabili rispetto agli adulti dagli effetti dei cambiamenti climatici: non solo si adattano più lentamente, ma sono più vulnerabili a malattie e condizioni sanitarie. Durante le ondate di calore, ad esempio, i bambini sotto l’anno di vita hanno maggiori probabilità di morire o di soffrire le conseguenze a breve e lungo termine di nu colpo di calore perché non hanno capacità di regolare la propria temperatura corporea e non possono controllare l’ambiente circostante. Allo stesso modo, l’esposizione a livelli di calore e umidità anormali o prolungati può provocare lo sviluppo di malattie.

Una donna etiope attinge acqua da un pozzo. Quella che si è registrata nel corso del 2021 è stata la peggiore siccità del Corno d’Africa degli ultimi 60 anni: circa 12,4 milioni di persone hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria © UNICEF/UNI116888/Lemma

L’aumento delle temperature e le variazioni del ciclo delle precipitazioni (sempre più irregolari o scarse) provocherà in diverse aree del mondo siccità e crescenti difficoltà ad accedere all’acqua potabile. Questo, per i bambini si traduce non solo in una minore disponibilità di acqua da bere e di cibo (con conseguenze dirette sulla crescita e lo sviluppo fisico legate alla malnutrizione) ma anche al rischio di contrarre malattie veicolate da acqua contaminata, come ad esempio la diarrea.

Infine, il tema della qualità dell’aria: in tutto il mondo, la quasi totalità dei bambini (circa 2 miliardi) vive in aree dove la concentrazione di particolato sottile (PM 2,5) supera il valore di 10 microgrammi al metro cubo, ovvero la soglia fissata dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale per la sanità. Mentre un miliardo di bambini vive in aree dove la concentrazione di particolato sottile supera i 35 migrogrammi per metro cubo, con un aumento del 15% della possibilità di morire per una patologia dell’apparato respiratorio.

“I bambini e i ragazzi subiscono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici. Non solo sono più vulnerabili degli adulti ai cambiamenti estremi e alle malattie, ma la Terra sta diventando un luogo più pericoloso in cui vivere”, ricorda Greta Thunberg nella prefazione al rapporto di Unicef. E sono proprio i più giovani, in particolare coloro che vivono sulla propria pelle le conseguenze del cambiamento climatico, a chiedere interventi rapidi e incisivi. Come Mitzi Jonelle Tan, classe 1997 e attivista filippina dei Fridays for future: racconta di ricevuto una telefonata dalla madre che l’avvisava dell’ennesima esondazione del fiume che attraversa la sua città natale. “Sono rimasta al buio per due giorni, senza sapere se la mia casa avrebbe resistito e senza sapere se mia madre stava bene -scrive nel report Unicef-. Questa è la quotidianità nelle filippine e io sono una delle più fortunate”.

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