Diritti

Lampedusa, fra democrazia (?) e dittatura

Il Corriere della sera, come al solito incurante degli effetti causati dai toni che usa, ha messo in prima pagina l’allarme per i cosiddetti "clandestini" arrivati all’isola di Lampedusa su improbabili imbarcazioni. L’uso – improprio, cioè sbagliato, oltreché stigmatizzante –…

Il Corriere della sera, come al solito incurante degli effetti causati dai toni che usa, ha messo in prima pagina l’allarme per i cosiddetti "clandestini" arrivati all’isola di Lampedusa su improbabili imbarcazioni. L’uso – improprio, cioè sbagliato, oltreché stigmatizzante – della parola clandestino è ancora diffuso sui media italiani, per quanto la recente campagna di Giornalisti contro il razzismo, che mi onoro di avere co-promosso, ha indotto qualche testata a maggiori cautele: si usa magari la parola immigrati, mentre è ancora tabù l’uso del termine più consono: persone…

Ad ogni modo il tema del giorno non è tanto il numero – modesto – degli aspiranti lavoratori (fra parentesi: ecco un’altra espressione che farebbe cambiare assai la percezione della notizia) giunti a Lampedusa, bensì la mancata collaborazione, come la chiamano politici e media, della Libia. Poco tempo fa il nostro premier sottoscrisse un accordo col dittatore libico presentato sui nostri media come un fatto storico: l’Italia si impegnava a garantire al paese africano ingentissimi risarcimenti (5 miliardi di euro, o giù di lì) per le violenze compiute dai "nostri ragazzi" nell’epoca coloniale, e in cambio il tiranno di Tripoli si impegnava a contrastare le partenze di imbarcazioni cariche di migranti dalle coste libiche in direzione dell’Italia.

Commentando quell’accordo, pochi hanno pensato di mettere in luce la natura totalitaria del regime libico  e il trattamento che riserva ai migranti: vessazioni di ogni tipo, internamento in campi di prigionia, maltrattamento che spesso sfociano nella morte. Gheddafi, in ogni caso, non avendo ancora visto un euro, e a fronte dell’inadempienza del parlamento italiano, che non ha ancora ratificato l’accordo, ha pensato bene di lasciare che tutto prosegua come prima: i barconi continuano a partire e quindi Lampedusa, a dispetto dei toni trionfalistici quanto crudeli usati dal nostro premier (e da media quanto mai servili) sul blocco della "immigrazione clandestina", continua ad essere terra d’approdo.

Ora politici e media si dicono sdegnati per il "tradimento" del dittatore d’oltremare e non provano la minima vergogna, né per la natura inumana dell’accordo raggiunto qualche mese fa, né per il cinismo che anima la nostra povera democrazia, capace di mercanteggiare sulle vite umane con un sanguinario regime. E dire che nemmeno venti giorni fa nel nostro paese si è osato "celebrare" il sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani. 

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