Finanza

L’altra polizza guarda lontano – Ae 59

Numero 59, marzo 2005Anche il consumatore responsabile corre dei rischi. Per questo esiste Caes, Consorzio assicurativo etico e solidale, che tutela cooperative, botteghe e famiglie con criteri equi. A partire dalla trasparenzaLa polizza buona e giusta se ne sta a…

Tratto da Altreconomia 59 — Marzo 2005

Numero 59, marzo 2005

Anche il consumatore responsabile corre dei rischi. Per questo esiste Caes, Consorzio assicurativo etico e solidale, che tutela cooperative, botteghe e famiglie con criteri equi. A partire dalla trasparenza

La polizza buona e giusta se ne sta a Castellanza, cittadina di provincia tra Milano e Varese, dietro queste veneziane verdi abbassate per proteggere da luce e sguardi curiosi le vetrine tipo negozio.
“Non è mai facile raccontare chi siamo, spiegare la nostra specificità”. Marco Grassi si guarda intorno: mobili in laminato chiaro, computer, schedari. Un ufficio come tanti. Soltanto l’insegna, fuori, tradisce qualcosa di insolito: colori accesi e, a grandi lettere, parole impegnative come “etico” e “solidale”. “Certo, sarebbe più semplice se vendessimo prodotti del commercio equo”. Invece:  assicurazioni. Chi pensa che il consumo critico possa avere dei confini, qui potrebbe ricredersi.
“E dire che le assicurazioni, tra quelle obbligatorie come la Rc auto e quelle facoltative, fanno parte della nostra vita quotidiana”. Marco Grassi si occupa del settore comunicazione per il Consorzio assicurativo etico e solidale (Caes) e non ha dubbi: “In futuro la cosa ci riguarderà sempre di più, si pensi solo a cosa potrebbe accadere con tfr e fondi pensione”. Meglio quindi arrivare preparati, iniziando a farsi le domande giuste. Come questa, semplice semplice (si fa per dire): “È possibile coniugare gli ideali del commercio equo e della finanza etica con il settore assicurativo?”. Proprio da qui è nata Caes, 10 anni fa, a Limbiate, altro paesone lombardo. Un gruppo di persone vicine al fair trade, tra cui anche assicuratori professionisti, decide di trasformare in mestiere quella che fino a quel momento era soltanto una passione un po’ utopistica, fondando Caes, cooperativa che inizia a gestire una bottega del mondo e a vendere polizze assicurative pensate per clienti-tipo appartenenti all’area del Terzo settore: cooperative, associazioni.  Caes lavora come un qualsiasi broker, piazzando prodotti di compagnie assicurative diverse, tra cui, in particolare, Assimoco, soggetto nato nell’ambito della cooperazione sociale.
Per diversi anni l’etica e la solidarietà riguardano non tanto i prodotti (di fatto polizze Assimoco con qualche adattamento di Caes, a seconda del cliente), quanto i rapporti tra assicuratore e assicurato. Valori vivi ancora oggi. Conferma Marco Grassi: “Abbiamo sempre puntato su trasparenza totale verso il cliente e sostenibilità, anche economica, del prodotto assicurativo.
E questo non sempre si verifica con le compagnie tradizionali”. Patti chiari fin dal preventivo, dunque. Già da questa fase preliminare Caes scopre tutte la carte: “Chiarezza contrattuale per dare informazioni puntuali sulle prestazioni assicurative, sulle garanzie, su massimali e franchigie. Informazioni che forniamo subito e non solo a contratto firmato”. Equità economica anche, tentando quando possibile di andare incontro alle esigenze del cliente.
Ma la svolta è del 1999, quando ci si orienta verso la trasformazione della cooperativa in consorzio (realtà che oggi conta una quindicina di soggetti tra cui Banca Etica), l’ampliamento dell’attività a livello nazionale (oltre a quella di Castellanza, sedi anche a Milano, Torino e Padova) e, soprattutto, l’elaborazione di prodotti “originali”: “Polizze elaborate e scritte da noi al cento per cento e approvate da Assimoco, che continua a essere la nostra compagnia di riferimento, quella che garantisce il rischio”. Un processo che ha richiesto alcuni anni, diventando davvero operativo nel 2003. È così che sono nate polizze orientate sia al terzo settore (linea Non profit) che ai singoli (linea Persona), con proposte molto specifiche e mirate. Come la polizza “Responsabilità civile per Associazione”,  la “Tutela multirischi per il volontariato” o la “Tutela assicurativa per le Botteghe del mondo” (che, a differenza delle polizze tradizionali, non assicura solo l’attività commerciale, ma anche i volontari, da sempre una presenza insostituibile nelle botteghe del commercio equo).
Oggi li Consorzio Caes ha un portafoglio (in crescita) di circa 6 mila contratti, per un valore netto di 1,75 milioni di euro. “E non dimentichiamo i dipendenti”, sottolinea Gianni Fortunati, responsabile dell’area commerciale: il passaggio da cooperativa a consorzio ha richiesto un investimento di 565 mila euro, utilizzati anche per l’aumento dell’organico da 6 a 11 persone, assunti con il contratto delle cooperative sociali: “Essere etici e solidali significa anche questo -dice Fortunati-. Al contrario oggi il 70% della raccolta assicurativa viene effettuata da agenti pagati a commissione, una forma di lavoro precario a cui noi abbiamo deciso di rinunciare”.
Il futuro, ancora lontano, potrebbe vedere Caes trasformarsi da agenzia in vera e propria compagnia: “Ma per farlo bisogna mettere insieme, come richiesto dalla legge, tra i 10 e i 15 milioni di euro”. Obiettivo non impossibile, dicono,  trovando partner e investitori adeguati: per questo il Consorzio sta puntando, tra l’altro, su alleanze internazionali con soggetti simili che, come spieghiamo nel box, potrebbero portare alla nascita della prima compagnia assicurativa etica di dimensioni europee. 
Info:
www.consorziocaes.org

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Lo sportello che bada alle badanti
Badate alle badanti: un altro fronte su cui Caes sta lavorando è quello delle “assistenti familiari”. L’esigenza di una maggiore tutela di questa categoria di lavoratori (soprattutto donne immigrate) parte da un progetto in fase sperimentale di “Idea Lavoro”, consorzio di cooperative sociali specializzato nell’inserimento lavorativo di “soggetti deboli” (disabili, immigrati , disoccupati di lungo periodo, ecc.), a sua volta aderente al consorzio nazionale “Idee in rete” (di cui fanno parte dieci consorzi territoriali o settoriali in sette regioni italiane, per un totale di circa 180 cooperative). In sostanza il progetto consiste di uno sportello che mette in contatto le badanti in cerca di lavoro con le famiglie che necessitano un'assistenza di questo tipo. L’idea ulteriore -quella a cui sta lavorando Caes- è quella di attivare una polizza che copra le badanti in caso di malattia, per esempio, o per assenze dovute a maternità. Info:
www.ideeinrete.coop
 
Con la primavera sbocciano i mutui casa al cento per cento
Il mutuo etico “globale” è dietro l’angolo. È il risultato di una collaborazione tra Banca Etica e Consorzio Caes, che permetterà -a partire dalla primavera, non prima- di accendere mutui al 100% per l’acquisto della prima casa. L’80% dell’importo sarà corrisposto da Banca Etica, mentre il restante 20% sarà coperto da una polizza stipulata con Caes. Per il resto si tratta del “Mutuo fondiario prima casa” (dai 5 ai 20 anni di durata) già esistente presso la banca padovana e anche i requisiti richiesti saranno gli stessi: per ottenere  il finanziamento è necessario essere soci di Banca Etica, mentre non è possibile ottenere il mutuo per seconde case o per immobili di lusso (per i caratteri di sobrietà che banca Etica ha deciso di seguire).
Esperimenti in corso anche sui mutui per lavoratori precari: sebbene ancora a livello embrionale Banca Etica sta testando formule che permettono di accendere il mutuo anche a chi non ha un contratto a tempo indeterminato come dipendente. Info:
www.bancaetica.com
 
Dalla Svizzera alla Spagna, le compagnie europee fanno rete
Assicurazioni (etiche) di tutto il mondo unitevi: Caes non è  sola in Europa e sta lavorando per contattare realtà con esperienze simili, per stringere una rete ed arrivare magari in futuro ad un progetto comune, se non addirittura alla costituzione di una compagnia assicurativa etica a livello europeo. Al momento i soggetti contattati sono due, dalla Svizzera e dalla Spagna (e sono in corso colloqui con una società francese): il primo, dall’esplicito nome “Altra”, si presenta come “l’assicurazione differente”: prodotti tradizionali (assicurazioni per infortuni, malattie, responsabilità civile, “casco”…) declinati però in base a parole d’ordine come “trasparenza”, “solidarietà” e “cooperazione” (www.altra.ch). La seconda realtà, invece, ha sede a Barcellona, si chiama Arç è una cooperativa e focalizza il suo lavoro sul settore dell’“economia sociale”: dalla cooperazione all’associazionismo. Opera inoltre nel settore delle energie rinnovabili, assicurando gli impianti per la produzione di energia eolica (
www.arccoop.coop).

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