Diritti

Lager Bolzaneto, i garanti dell’impunità

La Repubblica ha pubblicato oggi un lungo articolo di Giuseppe D’Avanzo, nel quale sono ricostruiti gli orrori di Bolzaneto sulla base delle carte processuali. E’ il racconto di fatti noto da molto tempo agli “addetti ai lavori” e ora certificati…

La Repubblica ha pubblicato oggi un lungo articolo di Giuseppe D’Avanzo, nel quale sono ricostruiti gli orrori di Bolzaneto sulla base delle carte processuali. E’ il racconto di fatti noto da molto tempo agli “addetti ai lavori” e ora certificati dai pm Petruzziello e Ranieri Miniati, che hanno chiesto condanne tutto sommato lievi (76 anni da dividere fra 44 imputati, pena massima per l’ispettore Gugliotta di 5 anni e mezzo) e destinate alla prescrizione il prossimo gennaio a causa dell’assenza, nell’ordinamento italiano, del reato di tortura. La legge approvata l’anno scorso solo alla Camera e mai arrivata al Senato, prevedeva pene da 4 a 10 anni e l’esclusione della prescrizione.
D’Avanzo alla fine del suo articolo denuncia giustamente “l’indifferenza dell’opinione pubblica, l’apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche”. Il fatto è che l’indifferenza per gli abusi di Bolzaneto si colloca in quell’onda, alimentata dall’11 settembre e dalla “guerra al terrorismo”, che sta spingendo l’opinione pubblica democratica ad accettare la progressiva limitazione delle libertà civili e dei diritti di cittadinanza, in sostanza il tramonto delle garanzie democratiche.

In Italia, dopo gli orrori di Genova 2001, qualcosa si poteva fare per arginare questo arretramento, ma nessuno ha osato. Citiamo pure i principali responsabili, ossia i ministri dell’Interno, quelli della Giustizia e i presidenti del consiglio che si sono succeduti.

L’ondata securitaria è stata ed è potente, ma opporvisi era un dovere per Claudio Scajola,  Beppe Pisanu e Giuliano Amato, ministri dgeli Interni, per Roberto Castelli e Clemente Mastella, ministri della Giustizia, per Silvio Berlusconi e Romano Prodi, presidenti del consiglio: nessuno di loro ha voluto dire qualcosa sulle “violenze impunite del lager Bolzaneto” (è il titolo scelto da La Repubblica), nessuno di loro è intervenuto per evitare l’impunità non solo giudiziaria ma anche politica e professionale garantita dallo stato a tutti i protagonisti degli orrori del G8.

Potevano ad esempio “imporre” una legge sulla tortura (che comunque non saebbe stata applicata al processo per Bolzaneto); potevano sospendere, anziché promuovere, i dirigenti finiti sotto processo; potevano rimuovere, come oggettivo responsabile per via gerarchica, il capo della polizia Gianni De Gennaro; potevano rinnegare e indicare come incompatibili con la democrazia i comportamenti tenuti dalle forze dell’ordine in molti frangenti durante il G8 (da via Tolemaide a piazza Alimonda, dalla Diaz a Bolzaneto). Non lo hanno fatto perché hanno deciso di non farlo…

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