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“Laboratori di cittadinanza”: il caso di Reggio Emilia

Generare legami tra cittadini e istituzioni dando spazio alla creatività e alle proposte dal basso. Il progetto del Comune in 19 quartieri

Tratto da Altreconomia 200 — Gennaio 2018
Un momento di costruzione dei "Laboratori di cittadinanza" di Reggio Emilia

Le città stanno ritrovando sempre più un certo protagonismo sociale e politico. Da un lato, sono attraversate oggi più di qualche anno fa da tensioni e conflitti connessi ai processi di globalizzazione (dalle proteste contro gli immigrati a quelle contro il turismo di massa); dall’altro, sempre più appaiono diventare i luoghi in cui sperimentare nuovi protagonismi e pratiche sociali orientate al miglioramento della qualità della vita e della fruizione dello spazio pubblico.

Ne sono esempio concreto le tante pratiche di autogestione che vanno dall’occupazione di spazi dismessi che diventano luoghi di produzione e consumo condivisi, gli orti urbani, le pratiche di riciclo e riuso di beni non utilizzati, l’organizzazione di mercati locali dove si accorcia la filiera sulla base di principi di solidarietà ed equità, oltre che di rispetto dell’ambiente. Si tratta di un ampio repertorio di esperienze che possono prendere forme diverse -legali e illegali-, che a seconda dei luoghi possono essere più diffuse o più limitate e che sono generalmente portate avanti da comitati, gruppi di cittadini o associazioni sia formali sia informali.

Cogliere le complessità di queste esperienze è la sfida che si è posta, tra le altre, la città di Reggio Emilia che nel 2014 ha attivato il Servizio Politiche per il protagonismo responsabile e la città intelligente a cui è stato affidato il compito di realizzare nuove azioni e strumenti per potenziare il dialogo centro-periferia e il sistema delle regolazioni di comunità al fine di generare coesione e capitale sociale.

“Quartiere, bene comune” è un progetto che fonda la propria azione di politica pubblica sul confronto costante tra tutti i soggetti che risiedono in uno dei 19 quartieri in cui l’amministrazione comunale ha diviso il territorio cittadino, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione dei cittadini in tutte le tappe del percorso.

Il processo è stato suddiviso in due fasi principali: quella del confronto tra cittadini, associazioni e Comune per elaborare proposte progettuali sostenibili ed efficaci e, dopo l’approvazione in Giunta e la sottoscrizione degli accordi, quella della realizzazione dei progetti, oltre che del loro monitoraggio e rendicontazione.

19 è il numero dei quartieri identificati dal Comune di Reggio Emilia come nuovi “epicentri” di interfaccia tra amministrazione e cittadinanza per lo sviluppo di percorsi partecipativi e nuove progettualità condivise

Nei “laboratori di cittadinanza”, diversi da quartiere a quartiere, si è proceduto cioè all’ascolto delle segnalazioni, dei bisogni e delle proposte da parte dei residenti per passare poi a una fase di istruttoria di fattibilità tecnica ed economica a cura dei Servizi del Comune coinvolti. Successivamente le diverse proposte sono state condivise in incontri aperti per poi passare all’approvazione in Giunta e quindi alla firma di impegno reciproco tra cittadinanza e amministrazione.

Un esempio, quello di Reggio Emilia, che appare aver dato ulteriori gambe alle capacità di resistenza endogene dei contesti, e quindi alle pratiche capaci di generare legami costruttivi e riparativi, sperimentando nel contempo modi diversi di concepire la città attuale e con essa il rapporto tra istituzioni e cittadini. Protagonismo delle istituzioni che le rilegittima e consente loro di imparare dall’intelligenza e creatività sempre più diffusa tra le cittadine e le cittadine. Una (buona) pratica di riappropriazione di spazi fisici e politici che consente di valorizzare le idee innovative e risponde efficacemente al desiderio di creare o ricreare legami sociali a livello di quartiere.

Francesca Forno insegna Istituzioni di Sociologia presso l’Università di Trento. Paolo Graziano insegna Scienza politica presso l’Università di Padova. Entrambi fanno parte dell’Osservatorio sulla Coesione e Inclusione Sociale (OCIS)

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