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LA ZONA ROSSA E LA ‘GIUSTIZIA’…

LA ZONA ROSSA E LA ‘GIUSTIZIA’ Qualcuno ricorderà Valèrie Vie. E’ la donna francese che ebbe il ‘privilegio’, insieme con un signore vestito di bianco (compresi barba e capelli), di varcare la zona rossa nel giorni del G8, venerdì 20…

LA ZONA ROSSA E LA ‘GIUSTIZIA’

Qualcuno ricorderà Valèrie Vie. E’ la donna francese che ebbe il ‘privilegio’, insieme con un signore vestito di bianco (compresi barba e capelli), di varcare la zona rossa nel giorni del G8, venerdì 20 luglio, il giorno dell’uccisione di Carlo Giuliani. Valèrie e Luciano Mauro (l’uomo in bianco) superarono lo sbarramento di piazza Dante, sfruttando la pacifica pressione sugli sbarramenti esercitata dai manifestanti. La violazione, ovviamente, fu del tutto simbolica: Valèrie e Luciano entrarono a braccia alzate, sorridenti, senza la minima bellicosità. Gli agenti diedero però un’interpretazione diversa dello ‘sfondamento’: Valèrie, in particolare, fu fermata e portata via, con un’accusa di resistenza e danneggiamenti. E’ stata processata. La pubblica accusa è arrivata a chiedere una condanna di sei anni, il giudice alla fine si è limitato a cinque mesi.

Valèrie,nel corso del processo, aveva denunciato anche maltrattamenti subiti dopo l’arresto, ma il pm Anna Canepa, evidentemente, aveva ritenuto di essere di fronte a una grave violazione, se ha pensato di chiedere una condanna di addirittura sei anni. Valèrie, che è un’attivista di Attac, ha almeno trovato un giudice con un maggiore senso delle proporzioni. Una magra consolazione al termine di un rapporto con lo stato italiano nel quale i nostri apparati – forze dell’ordine, uffici giudiziari – hanno mostrato il loro volto più autoritario e meno garantista. Inutile dire che la sentenza sul caso di Valèrie è passata del tutto inosservata.

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