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La tutela dei minori

Non solo adozioni e affidi: anche i volontari del tutoraggio legale curano gli interessi di neonati, bambini e adolescenti —

Tratto da Altreconomia 169 — Marzo 2015

La prima volta che è entrata in un tribunale, Vania l’ha fatto per giurare davanti al Giudice minorile. È un passaggio formale obbligato per chiunque voglia diventare “tutore legale” di un minore. “Anche questa è educazione civica: entrare in contatto con istituzioni del territorio che non si conoscono”, sorride, raccontando lo spaesamento provato nell’entrare in uno spazio nuovo. Sei giuramenti, uno per ciascuno dei sei fratelli rom, dai 5 ai 16 anni, che avrebbe preso in tutela, esercitando la responsabilità genitoriale nei loro confronti.
Cosa sia il “tutore legale” Eleonora e Vania, che abitano a Vicenza, l’hanno scoperto frequentando un corso di formazione sull’affido familiare, dopo il quale hanno deciso di iscriversi a un altro corso per “tutori legali di minori di età”. Sette incontri articolati in due mesi (20 ore in tutto) per approfondire la conoscenza dell’istituto della tutela, ovvero “la rappresentanza legale di minori di età nel momento in cui la responsabilità genitoriale viene meno”, come la definisce Aurea Dissegna, Pubblico tutore dei minori del Veneto. Prima fra tutte le Regioni, il Veneto ha istituto nel 1988 -un anno prima dell’approvazione della Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia- questa figura, “oggi superata: parliamo di Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, precisa Dissegna. Per la nomina del primo tutore in Veneto bisogna aspettare il 1994, “poi dal 2000 l’ufficio ha cominciato ad avere una sua struttura autonoma, seppur piccola, e nel 2002 è nato il progetto per la formazione dei tutori volontari, con l’obiettivo di valorizzare una forma di responsabilità sociale e cittadinanza attiva”.

La realizzazione di corsi di formazione per tutori è il frutto di un lungo lavoro di preparazione che ha coinvolto tutte le istituzioni interessate: la Direzione regionale dei servizi sociali, gli enti locali, le aziende socio-sanitarie (ULSS), il Tribunale per i minorenni di Venezia e i giudici tutelari del Veneto. “Abbiamo istituito dei tavoli di lavoro per condividere il progetto di massima e tessuto una rete territoriale con due referenti che, per ciascun ambito di competenza dell’Ulss, si interfacciano con l’ufficio del Pubblico tutore”. Grazie a questo sistema di formazione decentrata nel territorio, con 44 corsi di formazione realizzati in 10 anni, la banca dati della Regione Veneto è arrivata a contare 1.150 volontari disponibili a essere nominati tutori legali, a fronte di 2.790 (274 nel 2013) richieste in questo decennio.

Con Vania ed Eleonora, la primavera scorsa altre 50 persone hanno frequentato il corso promosso gratuitamente dal Pubblico tutore dei minori del Veneto: “La maggioranza svolgeva un lavoro affine alla scelta del tutoraggio -ricordano-, come insegnanti, educatori e avvocati”. Alla fine del corso, ciascun partecipante viene sottoposto a una verifica sui contenuti insieme ai referenti territoriali del Comune e dell’Ulss per la tutela legale. Poi, dopo un periodo di riflessione, può confermare (o meno) la disponibilità a diventare tutore decidendo anche per quali categorie di minori. “Durante il corso ci hanno presentato delle esperienze, che sono state illuminanti per capire quali siano concretamente le buone prassi in questo campo. Ma, di fatto, il ruolo del tutore lo costruisci in autonomia, perché non c’è una definizione precisa di quali siano i ruoli da svolgere”, dice Eleonora. Ce ne sono di imprescindibili -principalmente burocratici, come la firma della documentazione scolastica o medica-, ma altri che stanno al buon senso di ciascuno: “In qualità di tutori dobbiamo monitorare il rispetto dei diritti del minore e intervenire nel suo interesse, con uno sguardo meno coinvolto dalla relazione diretta e familiare”, spiega. “È un ruolo ancora in divenire” e, a oggi, volontario. Se i corsi di formazione sono gratuiti, ciascun tutore deve comunque sostenere altre spese vive: dai trasporti per muoversi tra i vari nodi della rete territoriale che attraversa (ad esempio i tribunali di competenza e gli uffici dei servizi sociali) alle marche da bollo necessarie per la presentazione di documentazione. Una volta confermata la disponibilità ad assumersi questo impegno, si può essere nominati tutori, funzione che si assume solo dopo aver giurato “fedeltà e diligenza” davanti al Giudice tutelare.

L’abbinamento tra tutore e minore, richiesto dal Tribunale dei minori o dal Giudice tutelare, viene fatto in sinergia con i servizi sociali che conoscono direttamente i casi coinvolti, attingendo dal database con i nominativi dei tutori volontari disponibili. “A seconda della diponibilità che si è data si può diventare tutore di un neonato, un bambino o un adolescente, di un italiano o uno straniero”, spiega Eleonora, che da settembre è tutrice di un minore straniero non accompagnato di 9 anni. Il rapporto che si instaura con il minore è dettato “dal buon senso”, come sottolinea ancora Eleonora, in base al principio di perseguire sempre il bene del minore. “Non è sempre detto che il volontario abbia una relazione diretta con il minore. Nel caso di un neonato spesso non ci si conosce nemmeno e con i bambini talvolta si finge, per non generare confusione. Con un adolescente, invece, è più facile avere un rapporto diretto, svolgendo un ruolo di guida che resta importante anche dopo la maggiore età”. Paradossalmente, dice Eleonora, “la maggior parte del tempo viene spesa nelle relazioni con gli adulti che seguono il minore”. Eleonora tiene la sua nomina in tasca quando, ad esempio, incontra il mondo della scuola: è lei che deve chiedere le autorizzazioni del dirigente scolastico, firmare le pagelle, scegliere la formazione futura. In ambito medico, invece, la nomina serve quando deve prendere decisioni sulla cura e la salute del bambino. O ancora, quando si reca in tribunale, “un luogo poco ospitale, dove normalmente i privati cittadini non entrano, se non accompagnati dagli avvocati”. L’accesso dei volontari al tribunale non è sempre semplice, dice Vania: “Il giudice non parla con i privati, è una relazione inaspettata e non semplice”. Non è un caso, infatti, se molti dei tutori legali sono degli avvocati. “Il tutore deve andare spesso in tribunale per sbrigare delle pratiche per il minore; per questo è naturale che sia un compito svolto più facilmente da chi si trova già lì per lavoro”, spiega Daniela, avvocato di Vicenza e tutrice dal 2006. Sono in molti ad avere un accesso facilitato alla formazione attraverso l’Ordine degli avvocati: Daniela, ad esempio, dopo un periodo dedicato al diritto tributario ha deciso di specializzarsi nel diritto di famiglia, frequentando il corso organizzato dal Pubblico tutore dei minori.

La virtuosità del “modello veneto” sta nella capacità di fare rete sul territorio. L’intervento sul minore, infatti, viene pensato e discusso con i diversi soggetti che interagiscono con lui, dai servizi sociali alla famiglia affidataria o la comunità di riferimento. “Si opera insieme sul territorio. Così, negli anni, si è riusciti a strutturare delle collaborazioni fondamentali capaci di garantire la tutela dei diritti del minore, e la sua cura”, spiega Claudio Vencato, dell’Unità operativa Infanzia, adolescenza e famiglia dell’Ulss 6 Vicenza. L’aspetto della cura sta assumendo sempre più importanza, al di là del ruolo legale del tutore. “Fino a 15 anni fa, la legge prevedeva che il tutore fosse nominato all’interno dell’ambito familiare, quando possibile, oppure nella comunità dove il minore era accolto, tra gli operatori dei servizi sociali, tra gli assessori o il sindaco del Comune di residenza -continua Vencato-. Si trattava quindi di una tutela formale, per la quale non c’era una specifica formazione, ma che era rappresentativa sul piano legale”. Il salto di qualità è stato fatto quando la Regione Veneto ha deciso di investire nella formazione dei tutori legali e nella connessione tra i diversi soggetti. “Così, da un lato abbiamo delle persone costantemente formate, dall’altro dei referenti territoriali specifici che conoscono il contesto. È un sistema che ha un occhio vigile sul territorio e risulta vincente: il 90% delle situazioni di tutela è armonico”, conclude Vencato.

Anche la Regione Marche ha un sistema di rete simile a quello veneto: qui, dal 2008 l’ufficio del Garante per l’infanzia e l’adolescenza (istituito nel 2002) è stato sostituito dall’Ombudsman (il difensore civico, nella tradizione svedese) regionale per i diritti degli adulti e dei bambini. Si tratta di una figura complessa che riunisce in una diverse funzioni: Italo Tanoni, Ombudsman delle Marche, svolge tutti e tre i ruoli di difensore civico, Garante per l’infanzia e l’adolescenza e Garante dei diritti dei detenuti. Un’unione di competenze che con la prossima legislatura arriverà anche in Veneto: la legge regionale 37 del 2013 stabilisce l’accorpamento di tutte le funzioni di garanzia in una sola figura, il Garante regionale dei diritti della persona, che si occupa di infanzia, detenuti e difesa civica.
Lo stesso avviene in Friuli-Venezia Giulia, seconda regione -dopo il Veneto- ad istituire l’organismo di garanzia, nel 1993. “Il tutore dei minori è stato operativo fino al 2008 quando ci fu un passaggio delle funzioni del Pubblico tutore al Presidente del consiglio regionale”. A spiegarlo è Fabia Mellina Bares, attuale Garante regionale dei diritti della persona. Il suo ruolo è stato definito recentemente: nel 2014 viene istituito presso il Consiglio regionale un organo collegiale composto dal presidente e da altri due componenti, uno a garanzia di bambini e adolescenti, l’altro per le persone private della libertà personale e a rischio discriminazione. “Si tratta di un’articolazione nuova e per ora unica nel panorama nazionale”, spiega la presidente. L’investimento che l’ufficio del Garante del Friuli-Venezia Giulia dovrà fare ora è proprio la formazione, come dice Bares. “Questa attività ha caratterizzato i primi tre Tutori regionali: Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Marche. Ed è un aspetto di fondamentale importanza per affiancare il minore nel suo percorso e per svolgere un’azione di sensibilizzazione della comunità riguardo i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

Un’altra regione dove la formazione è attiva e costante sono le Marche, questa volta in collaborazione con l’università; ogni anno il garante organizza un corso di formazione in “Volontari tutori e curatori dei minori di età” a livello universitario. L’ultimo corso, gratuito, si è svolto presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Macerata: 40 ore a frequenza obbligatoria, suddivise tra una parte giuridica, una psicologica e una socio-sanitaria, e alcuni casi studio. “Ricerchiamo sempre un approccio multidisciplinare, per avvicinare a questa esperienza figure professionali diverse: il nostro obiettivo è arrivare a una cura del minore ad ampio spettro, che vada oltre l’aspetto legale”, spiega Albarosa Talevi, consulente dell’Ombudsman delle Marche. In questo modo, la Regione Marche dispone di una banca dati che, a oggi, conta 189 tutori disponibili sulle 5 Province.
Talevi è anche responsabile dello sportello di consulenza e accompagnamento all’esercizio delle tutele, attivo dal 2012. “La consulenza ai tutori durante il loro percorso con il minore è un altro tassello fondamentale per garantire il funzionamento di questo sistema territoriale”, sottolinea anche Aurea Dissegna, Garante in Veneto. Dove solo nel 2014 ci sono state 40 richieste di consulenza su 224 nomine di tutori. In altri casi, i tutori si autorganizzano costituendo dei gruppi di auto aiuto: Vania ed Eleonora raccontano che a Vicenza dovrebbe partire questa sperimentazione, nata dall’esigenza di avviare uno scambio di esperienze e competenze tra chi riveste questo ruolo di cittadinanza attiva e responsabile. —

I minori stranieri non accompagnati sono 14.243
Tra i casi che portano alla necessità di una tutela c’è quello particolare dei minori stranieri non accompagnati, ovvero, i minori stranieri che si trovano in Italia senza alcuna rappresentanza da parte dei genitori o altri adulti del nucleo familiare. Erano 14.243 i minori stranieri non accompagnati segnalati in Italia al 31 dicembre 2014, il doppio rispetto all’anno precedente (8.461, dati del ministero del Lavoro e delle politiche sociali). Di questi, il 23% è originario dell’Egitto e il 12% dell’Eritrea; solo il 5% è donna e oltre la metà ha 17 anni. La gestione dei minori stranieri non accompagnati è stata inserita nel sistema Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) con un fondo di 60 milioni di euro (sui 370 complessivi) gestito dal ministero del Welfare (prima era a capo di quello dell’Interno). In Veneto, le richieste di tutore per minori stranieri non accompagnati rappresentano il 47% di quelle totali.

Regioni in rete
Valle d’Aosta e Abruzzo: sono due le Regioni italiane a non aver ancora approvato una legge che preveda l’istituzione della figura del Garante per i diritti dell’infanzia (anche se l’Abruzzo ha affidato nel 1998 la funzione di “Difensore dell’infanzia” al Comitato italiano per l’Unicef). I dati riportati nel 7° Rapporto per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (2013-2014) ci dicono che sono oggi attivi 12 Garanti regionali e solo in 6 Regioni (Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Molise) è stato istituito un “Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza”. Dal 2012 esiste un’autorità garante a livello nazionale: la coordina Aurea Dissegna, Pubblico tutore dei minori del Veneto.

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