Diritti

La tortura fra noi

La Cia ieri ha ammesso ieri che nel campo di prigionia di Guantanamo alcuni detenuti sono stati sottoposti alla pratica del finto annegamento, al fine di estorcere loro delle informazioni (si dice sempre così, pur sapendo che le informazioni ottenute con…

La Cia ieri ha ammesso ieri che nel campo di prigionia di Guantanamo alcuni detenuti sono stati sottoposti alla pratica del finto annegamento, al fine di estorcere loro delle informazioni (si dice sempre così, pur sapendo che le informazioni ottenute con la tortura sono le meno affidabili). Finora il governo degli Stati Uniti, paladini nel mondo – secondo gli ormai patetici proclami ufficiali – dei diritti umani, aveva blandamente negato l’utilizzo della tecnica del finto annegamento, resa famosa da numerosi film sulle dittature sudamericane e il gangsterismo mafioso e no: si prende la testa del malcapitato, la si mette sott’acqua e la si tira su appena prima che la vittima muoia soffocata.
Il direttore della Cia ha riferito che il finto annegamento rientra nelle tecniche di “interrogatorio duro” ammesse dalla linea ufficiale indicata dall’amministrazione Bush. Insomma, anche l’ultimo velo è caduto: la tortura viene praticata senza nemmeno nasconderla. Dobbiamo domandarci quale sia il prezzo da pagare in termini di credibilità democratica: e questo vale sia per gli Stati Uniti, che sembrano ormai insensibili alle violazioni dei diritti umani commesse nel proprio paese e dalle proprie forze armate, ma anche per tutti i paesi che fanno parte del “campo occidentale”.

La notizia in questione, tanto per dire, è comparsa sui nostri giornali in box e piccoli articoli e non è assolutamente entrata nel dibattito politico. La tortura – diciamolo chiaramente – è fra noi

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