Diritti

La Svizzera vorrà un buco al posto dell’export di armi?

Ci siamo. Finalmente i nostri "vicini" svizzeri sono chiamati ad esprimersi su un referendum che potrebbe davvero essere storico e fondamentale per il percorso del disarmo: decidere se imporsi per legge un divieto assoluto all’export di materiale bellico. Un quesito…

Ci siamo. Finalmente i nostri "vicini" svizzeri sono chiamati ad esprimersi su un referendum che potrebbe davvero essere storico e fondamentale per il percorso del disarmo: decidere se imporsi per legge un divieto assoluto all’export di materiale bellico. Un quesito referendario che, non solo per la struttura diversa di tale istituto molto utilizzato nella Confederazione rosso-crociata, sarebbe assolutamente fuori da qualsiasi pensiero possibile in Italia.
Certamente però un successo potrebbe rilanciare anche nel nostro paese, oltre che in tutti gli Stati d’Europa, le istanze vere di disarmo ed una riflessione comune sul senso di produrre e vendere armi in tutto il mondo nella situazione di conflitti permanenti (e di crisi grave, economica ed anche sociale) che stiamo vivendo.
Si potrebbe controbattere che la Svizzera, almeno nel campo degli armamenti, non è certo un colosso e che quindi il test non potrà essere molto probante: è facile infatti rinunciare ad un export controverso quando non è di grande rilevanza. Va però detto che secondo i dati del GSOA (la coalizione che ha dato vita al percorso referendario raccogliendo le firme di oltre 100.000 cittadini) il 2008 è stato l’anno di picco dell’esportazione di armi svizzere, con un livello più che doppio rispetto alla media degli anni precedenti. Se rapportiamo la vendita estera di armi in rapporto alla popolazione la Svizzera passa però dal 13 posto assoluto calcolato dal SIPRI (l’Istituto Svedese di ricerche sulla pace) ad un non banale secondo posto. Il che dimostra che non siamo comunque parlando di una situazione altamente residuale, nonostante il gruppo GSOA stimi che l’export armiero sia solo lo 0.4% di quello complessivo della Confederazione Elvetica. Inoltre in alcune nicchie anche le industrie svizzere delle armi riescono  a ritagliarsi ruoli di primo piano come per esempio Oerlikon Contraves nell’artiglieria anti-aerea, Pilatus negli aerei da addestramento, RUAG nelle munizioni per armi leggere e SIG per i fucili in dotazione ai reparti speciali.
Speriamo davvero che il popolo svizzero sia in grado di lanciare un segnale forte per altre iniziative di questo genere in Europa e nel mondo.
 

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